Ponte all'indiano - Firenze
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Ponte all’Indiano, "l'America” tra Brozzi e Scandicci

La storia del grande viadotto che collega la Piana a Nord Ovest di Firenze

Firenze
Il viadotto all’Indiano, che si snoda tra Peretola e Ponte a Greve, passando per le Cascine è una delle opere più importanti realizzate a Firenze negli anni Settanta del Novecento. Per i tempi si trattò un’opera di alto contenuto ingegneristico, sicuramente lontana dai canoni dell’architettura fiorentina anche più recente, uno dei pochi esempi in Europa di ponte “strallato”: i 3 chilometri di lunghezza e 35.000 metri cubi di strutture in calcestruzzo inaugurati nel marzo del 1978, erano infatti retti da una serie di cavi detti stralli, ancorati ai piloni di sostegno, che collegavano direttamente il piano dell'impalcato alle antenne.

Come tutte le grandi opere di quel periodo il progetto ebbe tempi di realizzazioni molto lunghi – i costi lievitarono dagli iniziali cinque miliardi a quasi quindici – e vide non poche polemiche tra gli abitanti delle frazioni, gli urbanisti e gli amministratori. Si andava ad incidere sugli assetti di una vasta area, rivoluzionando di fatto non solo la viabilità della periferia nord occidentale di Firenze, ma anche il profilo paesaggistico prima dominato dai campi e del grande parco delle Cascine. Il progetto del ponte sull’Arno fu redatto dagli architetti Adriano Montemagni e Paolo Sica e dall’ingegnere Fabrizio De Miranda, le stesse persone che disegnarono anche il viadotto e le vie di accesso.

Negli anni Novanta l’Indiano è stato collegato a Via Baccio da Montelupo e alla superstrada Firenze Pisa Livorno da una serie di rampe. Il ponte e il viadotto prendono il nome dalla località l’Indiano. Niente a che vedere con i nativi americani. L’indiano in questo caso è lo sfortunato principe Rajaram Chuttraputti, morto a Firenze il 30 novembre 1870 a soli ventun’anni e ricordato da un grazioso monumento a baldacchino realizzato dallo scultore inglese Carlo Francesco Fuller in fondo alla Cascine. Il luogo, che si trova nel tratto in cui il Mugnone si getta nell’Arno, non fu scelto a caso: secondo la tradizione indù infatti i corpi dei defunti dovevano essere arsi alla confluenza di due fiumi e qui sparse le loro ceneri.

Tra le costruzioni di interesse storico-archiettonico che si segnalano lungo il percorso dell’Indiano ci piace ricordare la ex centrale elettrica Valdarno eretta nel periodo fascista, che si trova proprio vicino all’imbocco da via Pistoiese. Scrive Marco Conti in Firenze dal centro alla Periferia, Comune di Firenze, 1985: “Per l’assenza di tutti quegli elementi ridicoli e trionfalistici che caratterizzano l’architettura del periodo, risulta nel contesto cittadino una delle migliori opere di architettura moderna. L’edificio si compone di bei volumi di gusto razionalista incernierati da una grande vetrata circolare: l’interno libero da ogni struttura muraria ben si adatterebbe a vari tipi di utilizzo e particolarmente a quelle attività affini di spettacolo.”




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