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Panorama di Volterra in bicicletta
Photo ©Enrico Caracciolo

Da Volterra a Populonia, in bici tra panorami unici e storia etrusca

Un percorso che segue le tracce degli antenati Etruschi attraverso i sentieri della Val di Cornia

Prima tappa
Volterra e l'alabastro
Tramonto a Volterra
Tramonto a Volterra - Credit: Riccardo

Si parte da Volterra, città affacciata sulla Val di Cecina e sulla Valdera. L'arte di Volterra è nella pietra, forte e resistente come le sue mura etrusche e medievali, fragile come i terreni franosi che scolpiscono le balze, precipizi che sembrano ricordare, in ogni momento, l'impermanenza delle cose, delle certezze, delle sicurezze. La pietra di Volterra è l'alabastro, pietra morbida scavata, lavorata, modellata, lucidata dalle mani di intere famiglie volterrane. Dalle urne cinerarie etrusche alle sculture di artigiani e artisti di oggi, l'alabastro costituisce l'alfabeto di pietra attraverso il quale comunicano e si esprimono idee, mani, sensibilità volterrane.

Seconda tappa
Verso la Valle del Diavolo
Geotermia a Larderello
Geotermia a Larderello - Credit: Musei Val di Cecina

Si lascia Volterra evitando la trafficata SR68 per imboccare la panoramica SP "del Monte Volterrano" in costante discesa fino a Saline di Volterra. Nel fondovalle si risale il fiume Cecina sulla Strada Comunale di Lanciaia. Oltrepassato il bivio con la Strada Comunale delle Macie, si piega a destra sulla Strada Comunale che in salita, attraversando uliveti e vigneti, raggiunge il colle di Pomarance. Breve deviazione verso il borgo e proseguimento sulla SR439 verso Montecerboli e Larderello, nel cuore della Toscana geotermica. Il paesaggio antico, immutabile, integro della Val di Cecina diventa improvvisamente futuristico nelle Colline Metallifere dove l'energia calda di madreterra viene intubata in condotte metalliche che corrono, saltano e sovrastano la strada, ondeggiano e avvolgono intere colline; qua e là soffioni boraciferi imbiancano il cielo di Larderello e della Valle del Diavolo.

Terza tappa
Nei boschi della Val di Cecina
Sassetta
Sassetta - Credit: APT

La salita verso Castelnuovo Val di Cecina richiede buone gambe: un paio di chilometri impegnativi. Attraversato il borgo si pedala alla volta di Sasso Pisano, borgo di acque calde. Con una piccola deviazione, si può visitare anche Monterotondo Marittimo con le sue bellezze autentiche, come il Parco delle Biancane, tra i Geoparchi Unesco. Questa zona è abitata fin dall'epoca etrusca, basti pensare ai siti di interesse di Campagnelli, Frassine, Serraiola.
Si perde quota costantemente verso il fondo della Val di Cornia fino al bivio a destra per Sassetta, borgo immerso nei boschi che si raggiunge risalendo leggermente il Pian delle Vigne e poi con vari tornanti in pendenza più decisa. L'ultimo borgo che ignora gli orizzonti mediterranei per immergersi nell'ombra di querce e castagni è Sassetta, microcosmo legato alle vicende del bosco, patria di carbonai e taglialegna, poeti e sognatori.

Quarta tappa
Campiglia Marittima, uno sguardo verso il mare
Campiglia Marittima
Campiglia Marittima - Credit: Mirella

Da Sassetta si risale con uno strappo importante la Val Canina (in alternativa si può continuare verso Suvereto) dove si va a scollinare per scendere rapidamente sulla strada "dei Cancellini" verso la pianura di Suvereto, dove si imbocca sulla destra la via delle Volpaiole che anticipa la salita al borgo di Campiglia Marittima. L'orizzonte si tinge d'azzurro a Campiglia Marittima, affacciata sui profili eterei dell'Isola d'Elba. Brezze mediterranee e sberle di libeccio si smorzano sulla ispida macchia, grandi pini, uliveti extravergini e nobili vigneti. La Val di Cornia profuma di mare e di storia. Strade e sentieri sintetizzano la vocazione di un territorio legato all'estrazione e alla lavorazione dei minerali, dagli Etruschi ai tempi nostri.

Quinta tappa
Verso la costa, l'acropoli di Populonia
Rocca di Populonia
Rocca di Populonia - Credit: Enrico Caracciolo

Inizia qui la parte finale dell'itinerario con la discesa verso la costa. Si passa per la strada di Botro ai Marmi e dopo un breve tratto sulla SR39 "Vecchia Aurelia", poco prima di Venturina, si gira a destra sulla via di Caldanelle che raggiunge il Golfo d Baratti e, infine, con l'ultima salita, la rocca di Populonia. Nel segno di una varietà ambientale in cui convivono le diversità di un paesaggio dove è bello vivere e ancor più bello viaggiare. Il promontorio di Piombino è la meta per chi ama i grandi orizzonti. Nelle giornate limpide sembra di poter toccare l'Elba e fare un salto sui profili taglienti della Corsica: è una porta spalancata sul Mediterraneo. Da Cala Moresca all'acropoli di Populonia, passando per Buche delle Fate, i 2500 anni che ci separano dalla civiltà etrusca si trasformano in centimetri. Si cammina infatti a due passi dalle tombe ipogee etrusche che accompagnano il sentiero verso la costa. Il nome un po' magico fu dato a queste "buche" misteriose da boscaioli e taglialegna che vivevano e lavoravano nella macchia del promontorio di Piombino. Pensavano che le cavità fossero dimora notturna di esseri soprannaturali, evidentemente benigni. Bastano venti minuti di cammino "tra le fate" per raggiungere la Finis Terrae toscana.

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Etruschi