Storia territorio Colline Metallifere
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Storia della zona delle Colline Metallifere

Dal Medioevo ai tempi più recenti

Colline Metallifere

L’alto Medioevo
Per lunghi secoli, nel corso dell’alto Medioevo, i centri abitati si spopolarono, le campagne si trasformarono in boschi, gli uomini si ritrassero dalla costa verso il più sicuro entroterra, isolati in luoghi fortificati, chiusi tra mura, palizzate, terrapieni. Una vasta palude invadeva tutta la zona pianeggiante che dal mare si estendeva sino alla Val di Cornia. In questo scenario di boschi e paludi la popolazione riduceva sempre più la sua presenza.
Il basso Medioevo
Intorno all’anno 1000 Pisa assunse il ruolo di centro vitale che propagò la sua influenza politica e culturale sulla costa tirrenica e nel suo entroterra collinare. Cominciarono a delinearsi poi le dinastie aristocratiche che avrebbero rappresentato il ceto dominante per lungo tempo; nel comprensorio delle Colline Metallifere la principale famiglia egemone fu quella dei Conti Pannocchieschi.
L’influenza pisana, le scelte dei ceti aristocratici, gli interessi della Santa Sede produssero una significativa trasformazione nel panorama politico e sociale. Nacque la città di Massa Marittima, residenza dei rappresentanti delle istituzioni civili, militari e della giurisdizione ecclesiastica.
Questo fenomeno ebbe conseguenze anche per gli altri insediamenti: alcuni scomparvero, altri mantennero il ruolo di castello come organo amministrativo nel sistema feudale, altri subirono una rapida evoluzione che trasformò i castelli in centri dal carattere urbano. Esempi di questo terzo tipo furono gli abitati di Montieri, Monterotondo e Roccastrada che acquisirono un’ organizzazione urbanistica di tipo cittadino e una sorta di individualità territoriale.
Gradualmente prendeva forma un nuovo genere di vita civile tra i contadini e gli artigiani che si erano spostati a vivere nei borghi situati presso le cinte murarie dei castelli. Tra il XII e il XIII secolo, mentre già maturavano le esperienze comunali delle grandi città del Medioevo toscano (Firenze, Siena, Pisa), in queste terre, dove ancora le liti tra piccoli feudatari erano la norma, i popolani ebbero la forza di dare avvio a un momento splendente della storia del comprensorio. Con l'ausilio di una spinta, che traeva origine dagli interessi degli imprenditori senesi, i popolani crearono una nuova forma di vita associativa che trovava nel comune la sua piena espressione.
Il primo fenomeno documentato lo troviamo a Montieri verso la fine del XII secolo. I cosiddetti "brevi", cioè atti normativi, mostrano una "compagnia" di piccoli imprenditori, legati da un patto giurato, in virtù del quale pretendono di gestire indipendentemente i loro interessi commerciali, senza però giungere a una emancipazione dal potere feudale. Questi piccoli imprenditori redassero nel 1219 un vero e proprio Statuto con l’uso della lingua volgare. In questo Statuto compare documentata per la prima volta la costituzione di più società che gestivano le risorse minerarie del sottosuolo, puntando i loro interessi esclusivamente sui minerali argentiferi.
A Massa il Comune andò oltre l’esperienza montierina. Qui si era formata un’importante e variegata classe imprenditoriale, le cui attività toccavano tutte le potenzialità produttive del secolo XIII. Calzolai, spadari, mugnai, orafi, barilai, tavernieri reggevano un giro d’affari le cui rendite superavano quelle vescovili, legate al capitale fondiario. In un momento di crisi finanziaria del vescovo, il Comune intervenne per proporgli un trattato che prevedeva lo scioglimento dal giuramento feudale di fedeltà in cambio del pagamento dei debiti che gravavano sulla sede vescovile. Il nuovo assetto creò nuovi spazi per le attività politiche e commerciali del Comune. La piazza del Duomo si trasformò nel centro politico ospitando i palazzi pubblici.
Nella seconda metà del XIII secolo le attività produttive legate alle risorse del sottosuolo subirono un forte incremento tale da rendere necessaria una normativa per lo sfruttamento, per disciplinare i rapporti tra le società che vi operavano e per le tecniche da utilizzare. Fu così aggiunto agli Statuti massetani il corpo di leggi noto come Codice Minerario.
La crisi: l’espansione del potere di Siena
Se da un lato Massa estendeva la sua egemonia sulle terre vicine, dall’altro Siena si interessava alle vicende massetane sino ad acquisire una dimensione politica all’interno del Comune di Massa, attraverso la costituzione di un partito filo-senese. Tale partito, una volta salito al potere, pose Massa sotto il controllo senese con un trattato d subordinazione: malgrado la rivolta a questa situazione, il Comune di Siena riprese il controllo della città con un azione militare. Ebbe così inizio la decadenza di Massa e del suo territorio. Una decadenza non dovuta a eventi bellici, ma a scelte politiche ed economiche. L’aristocrazia e la classe imprenditoriale si trasferirono a Siena, attratte dalla promessa della cittadinanza senese e quindi dalla possibilità di essere partecipi alla vita di questa grande città. Massa rimase vuota di uomini che potessero agire per i suoi interessi. La medesima sorte colpì l’intero comprensorio. I traffici commerciali e l’estrazione dei minerali non erano più gestite nell’ambito di questi comuni ma dai Senesi. Di questa decadenza leggiamo i segni ancora oggi: Massa presenta un impianto medievale sia dal punto di vista urbanistico, sia da quello architettonico e artistico. Sembra che nel Medioevo la sua storia abbia avuto fine.
L’età medicea e lorenese
La storia di questo comprensorio si confuse con quella del contado senese, così come, più tardi, dopo la caduta della Repubblica di Siena nel 1555, con quella del Granducato di Toscana. Sono secoli in cui le fonti storiche testimoniano un interesse per queste terre solo per ricordare il loro mancato sviluppo e lo stato di abbandono dei centri abitati e delle campagne. La questione maremmana ha proprio origine in questo contesto granducale e per secoli sarà trascinata senza miglioramenti. Fu principalmente durante il governo del granduca Pietro Leopoldo di Lorena (1765-1790) che furono ideati i principali interventi per recuperare questo territorio dal degrado e dall’abbandono. Gli interventi riformatori mirarono alla bonifica delle aree paludose, non solo costiere, ma anche di quelle che occupavano i fondovalle dell’entroterra. Fu poi tentata la colonizzazione di nuove terre fondando poderi e chiese curate, nella speranza che intorno ad essi sorgessero villaggi di agricoltori. Tuttavia gli effetti di questa straordinaria opera di riforma non dettero un sensibile risultato. Una vera trasformazione di questo territorio ebbe inizio molto più tardi, verso la metà del XIX secolo: cominciò inizio in questi anni un nuovo interesse verso le risorse minerarie, un interesse che rappresentò per questo comprensorio l'’avvio della Rivoluzione Industriale. I mutamenti prodotti da questo evento storico furono straordinari e toccarono tutti gli aspetti della cultura e dell’economia del luogo; il più sensibile effetto si manifestò nell’incremento demografico.
Dopo l’unità d’Italia
L’avvento della monarchia sabauda coincise con il blocco delle politiche di rilancio territoriale messe in opera dai Lorena. Malgrado ciò, grazie a consistenti investimenti di capitali privati, si innestarono nuovi impulsi nello sfruttamento dei giacimenti minerari della zona. Nell’immediato dopoguerra l’economia mineraria ha fatto registrare i suoi livelli occupazionali maggiori. Intorno al 1950, nelle miniere della zona lavoravano circa 8.000 persone. Successivamente questo tipo di attività è progressivamente diminuita, le miniere sono stare gradulmente chiuse: quella di Fenice Capanne nel 1985, Niccioleta nel 1992, Campiano nel 1994.
(Articolo a cura della Comunità Montana Colline Metallifere)