fb track
Giotto a Firenze

4 opere di Giotto da ammirare a Firenze

Alla scoperta del celebre pittore che dipinse gli affreschi nella Basilica di Assisi

Map for 43.774635,11.249386

Giotto di Bondone, conosciuto come Giotto, nacque nel 1267 a Vespigliano, una frazione del comune di Vicchio e morì nel 1337 a Firenze. Proveniente da una famiglia di contadini, guidato da una passione molto forte per la pittura, iniziò a frequerntare la bottega di un pittore, Cenni di Pepi, detto Cimabue

L'opera e la tecnica di Giotto fu molto importante per tutta l'arte italiana. I suoi soggetti sacri sono sempre caratterizzati da una grande espressività e da una profonda umanità che spicca in tutte le sue storie. Le sue scene, rappresentate quasi tutte in ambienti naturali, sono connotate da plasticità ottenuta con forti variazioni cromatiche. Il suo stile, ripreso da altri pittori ha influenzato tutta la tradizione pittorica italiana.

Tra le testimonianze più famose che Giotto ci ha lasciato, ci sono sicuramente "Le Storie di Isacco", "Storie dell'Antico e del Nuovo Testamento" e Storie di San Francesco". Dopo aver lavorato a Roma e Assisi, si recò anche a Padova e a Firenze, dove affrescò molti monumenti come la Chiesa di Santa Croce, la Cappella Peruzzi e la Cappella Bardi

Ecco 4 opere dell'artista da ammirare in città:

Il Polittico di Badia di Giotto
Giotto, Polittico di Badia
Giotto, Polittico di Badia - Credit: scan / Wikipedia

Il Polittico di Badia di Giotto è composto di cinque scomparti a cuspide triangolare: in quello centrale è raffigurata la Madonna col Bambino, a mezza figura; nei laterali, da sinistra, i santi Nicola di Bari, Giovanni evangelista, Pietro e Benedetto, anch’essi a mezza figura (identificabili, oltre che per la tipologia e gli attributi, per le iscrizioni sul fondo); nelle cuspidi sono dei tondi con busti di angeli e, al centro, di Cristo benedicente.

Il polittico è stato conservato a lungo nel convento e poi nel Museo dell’Opera di Santa Croce, dove Ugo Procacci riuscì a identificarne l’effettiva provenienza dalla chiesa di Badia, da cui era stato rimosso con la soppressione napoleonica dei conventi (1810). In questo modo è stata definitivamente confermata l’attribuzione a Giotto che, proposta per la prima volta da Henry Thode alla fine dell’Ottocento, aveva destato qualche incertezza nella critica: infatti nei Commentari di Lorenzo Ghiberti si fa riferimento alla tavola dell’altar maggiore di Badia come a un’opera del maestro.

L’opera, salvata fortunosamente dall’alluvione del novembre 1966, è stata in seguito esposta agli Uffizi. Nell’anno 2000 ha subito un intervento di manutenzione da parte di Mario Celesia.

Madonna di San Giorgio alla Costa, Giotto
Madonna di San Giorgio Alla Costa, Giotto
Madonna di San Giorgio Alla Costa, Giotto - Credit: Wikipedia

Il dipinto prende nome dalla chiesa dove è stato conservato fino a pochi decenni fa; oggi è conservato nel Museo diocesano di Santo Stefano al Ponte a Firenze ma ha avuto un passato molto travagliato. Venne danneggiato il 27 maggio 1993 da un attentato mafioso che costò la vita a cinque persone. Questa tavola è stata riferita al maestro soltanto nel 1937 dal critico tedesco Robert Oertel, in una ricca e importante recensione alla mostra giottesca che era stata allestita a Firenze in quell’anno. L’attribuzione, dopo numerose polemiche, è oggi generalmente condivisa.

Il dipinto presenta i caratteri tipici della produzione giovanile di Giotto, con punti di contatto con i più antichi affreschi di Assisi (le Storie di Isacco, la Volta dei Dottori e alcune Storie dell’Antico e del Nuovo Testamento nei registri superiori della navata), con il Crocifisso di Santa Maria Novella e il frammento di Borgo San Lorenzo. 

Il Crocifisso di Santa Maria Novella, Giotto
Crocifisso di Santa Maria Novella, Giotto
Crocifisso di Santa Maria Novella, Giotto - Credit: Rufus46 / Wikipedia

Dopo un lungo restauro, eseguito nei laboratori dell’Opificio delle Pietre dure, il Crocifisso è stato collocato nella navata centrale di Santa Maria Novella
L’opera presenta i caratteri tipici di Giotto nella concretezza delle figure, in particolare del corpo di Cristo, reso pesante dalla morte. Una serie di confronti con altre opere del pittore, e in particolare con gli altri Crocifissi conservati, suggerisce una datazione alla fase giovanile. Questa è provata anche dal fatto che una croce dipinta dal pittore lucchese Deodato Orlandi nel 1301 ne riprende la composizione.

Gli affreschi di Santa Croce, Giotto
Giotto, Esequie di san Francesco, Santa Croce, Firenze
Giotto, Esequie di san Francesco, Santa Croce, Firenze - Credit: Wikipedia

Nell’ultimo periodo della sua attività artistica, Giotto realizza alcuni cicli di affreschi nella chiesa di Santa Croce a Firenze. Gli affreschi sono contenuti nella Cappella dei Peruzzi e nella cappella dei Bardi. Nella prima cappella realizza storie tratte dalle vite di san Giovanni Battista e di san Giovanni Evangelista, mentre nella seconda cappella dipinge storie tratte dalla vita di san Francesco. Sulla datazione di questi affreschi non vi è ancora una concordanza critica, ma di certo sono posteriori al 1320, quando Giotto ha intorno ai sessant’anni ed è giunto alla fase più matura della sua arte.

Lo stile, rispetto agli affreschi precedenti, appare più scarno e semplificato, ma il progresso della visione spaziale è decisamente migliore rispetto ad altre opere coeve. Giotto, in questi affreschi, giunge quasi alla piena comprensione delle leggi della prospettiva, ad un livello che, qualche decennio dopo, riescono a comprendere solo i fratelli Lorenzetti. Ma questi sono solo gli ultimi tentativi di una ricerca che, alla metà del Trecento, conosce una brusca interruzione, per riprendere solo agli inizi del Quattrocento con Brunelleschi, Masaccio e Donatello.

&
Arte e Cultura