Fabbro
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Il fabbro

Fabio Gonnella: scrupoloso e attento nel lavorare il ferro come da antica tradizione senza dar spazio alla tecnologia

Monte Amiata

Sin dal Quattrocento, esiste sull'Amiata una località in cui scorre una sorgente d'acqua. Lì vicino fu costruito all'epoca un mulino, che - più o meno in rovina - esiste ancora oggi. La memoria storica fa risalire a quel secolo la presenza di un fabbro, nei pressi del mulino, che sfruttava l'acqua per lavorare col maglio.
Siamo nella zona di Abbadia San Salvatore, in quella che oggi, dal nome della chiesetta che sorge lì a fianco, si chiama via Remedi, la strada che conduce a Piancastagnaio, subito fuori delle mura cittadine, a due passi dalla porta di Borgo. Nel Quattrocento, non c'era nemmeno la chiesetta (affrescata deliziosamente due secoli più tardi da uno dei Nasini, rinomati pittori dell'Amiata). Ma c'era il fabbro. E forse quel fabbro lì era già il figlio di altri fabbri della stessa famiglia, però questo non si sa con certezza. E' sicuro invece che i Coppi hanno lavorato il ferro in quella fonderia per molte generazioni e che l'ultimo di loro è ancora vivo e vegeto e, qualche volta, batte ancora il maglio. Ha portato avanti la fonderia nonostante che il fratello volesse vendere tutto: lui infatti aveva abbandonato l'azienda di famiglia per andare nella vicina miniera di mercurio a svolgere la sua arte. E pare che non si fosse trovato tanto bene.
Ora, la storia (o la leggenda?) vuole che, come nelle migliori favole, l'ultimo fabbro della stirpe avesse solo una figlia femmina. Considerate che era rimasto l'unico non solo in paese, ma nella zona intera, a lavorare il ferro come nel Quattrocento. Il suo maglio funzionava ancora, anche se lui vi aveva messo un motore, perché il mulino era caduto in rovina. Ma non c'erano figli maschi a cui insegnare l'arte. Fino al giorno in cui il fidanzato della figlia scoprì in sé la vocazione del fabbro. Si fece insegnare tutto dal suocero e così il vecchio fabbro poté dedicarsi al riposo meritato. Adesso, al suo posto, è Fabio Gonnella che porta avanti l'antica tradizione di famiglia e batte il maglio.
Fabio è rigoroso nel lavorare il ferro come i suoi predecessori. Non concede niente, dico niente, alla moderna tecnologia e ci tiene a percorrere un tragitto filologico che recuperi l'arte di battere il ferro come nel Medioevo. Fa spadoni e coltelli e armature, ma anche gli attrezzi di tutti i giorni (falci, pennati) e non ferra i cavalli solo perché cavalli non ci sono più. Ha scoperto che nell'anno mille arrivava in qualche modo sull'Amiata del ferro dall'isola d'Elba e che questo ferro veniva già lavorato. Tra le varie tecnciche che usa, ha un segreto millenario: con la polvere di una trachite amiatina (che si trova solo in zona) riesce a fare delle saldature perfette. Era il modo di saldare dei suoi antichi predecessori, la polvere magica - come la chiama lui.
Oltre a curare la sua officina, Fabio fa dei veri e propri stage: insegna ai bambini delle elementari, partecipa alle fiere e ai mercati medievali, viene spesso chiamato per mettere in mostra la sua merce. Insomma, cerca di diffondere la sua arte il più possibile, perché questa tradizione non venga perduta. Ha iniziato una collaborazione con i suoi amici artigiani e ha un sogno che spera di realizzare nel giugno 2001: la creazione di un villaggio delle arti e dei mestieri, che sia al tempo stesso laboratorio per gli artisti e museo vivente per i visitatori.