Monsummano Terme

Monsummano Terme

Dalle terme alle calzature ecco una della perle di Toscana

Leggi la storia Monsummano Terme su logo toscana ovunque bella Monsummano Terme Monsummano terme: l’ottava meraviglia del mondo Alla scoperta di acque terapeutiche e di miracolosi eventi.Leggi la storia

Tra le ultime propaggini del Montalbano ed il confine settentrionale del Padule di Fucecchio, Monsummano Terme è oggi rinomata, oltre che come stazione termale, per la produzione calzaturiera esportata in tutto il mondo.

L'odierno abitato si è sviluppato intorno al Santuario della Madonna della Fontenuova fondato nel 1602 per volontà del granduca Ferdinando I de' Medici, a seguito di un evento miracoloso. Nella piazza principale si affaccia, sul lato settentrionale, l'Osteria dei Pellegrini costruita a più riprese a partire dal 1607 che ospita il Museo della Città e del Territorio articolato in varie sezioni: geologia e paleontologia, ambiente e storia, archeologia, il Padule e la bonifica, le fattorie granducali, arte sacra e religiosità popolare, il tesoro della Madonna della Fontenuova, la Valdinievole felix, il termalismo, attività produttive e industria.

I due insediamenti medievali si trovano sulle colline di Monsummano Alto e di Montevettolini. Monsummano è anche la patria di personaggi illustri: il poeta Giuseppe Giusti (1809-1850), la cui casa di famiglia è oggi "Museo Statale di Casa Giusti", e Ferdinando Martini (1841-1928), uomo di cultura e brillante politico, la cui maestosa villa Renatico-Martini, costruita intorno al 1887, è sede della collezione civica di arte del Novecento "Il Renatico".

Monsummano Alto - Il colle di Monsummano sorge alle falde settentrionali del Montalbano, elevandosi con la sua forma tronco conica per circa 340 metri sul livello del mare, dove il torrente Nievole si getta nella pianura. Dell'antico castello sul colle si conservano oggi i resti della cerchia ellittica delle mura, che lo cingevano per un perimetro di circa due chilometri, e due delle tre porte di accesso: la porta di "Nostra Donna", a nord-ovest, e quella detta "del Mercato" o "Porticciola", che si affaccia, pressochè intatta, verso il colle di Montevettolini. Delle numerose torri di cui era munito il castello resta, all'estremità occidentale della cinta muraria, una robusta torre pentagonale, diroccata, che è una tra le più imponenti di tutta la provincia. Nella sua forma attuale l'impianto della torre, restaurato in parte nel primo Novecento, è databile agli inizi del XIV secolo. L'edificio meglio conservato del borgo è la Chiesa di San Nicolao, prospiciente l'antica platea communis, fondata nell'XI secolo e compresa nel plebato di Neure (o de Montecatino), entro la diocesi medievale di Lucca. Di fianco alla chiesa è presente una terrazza panoramica naturale, ed in questo spazio si trova, a nord, l'antica chiesa di San Sebastiano, di fronte alla quale recenti scavi hanno portato alla luce le fondamenta di due edifici, dove sono stati rinvenuti frammenti di ceramica di varie epoche. Seminascosti dalla boscaglia che circonda il nucleo centrale castello si conservano ad ovest i resti di un convento e nella zona orientale, nei pressi della torre, i ruderi dell'antico Spedale di San Bartolomeo. Montevettolini - Alle falde nord occidentali del Montalbano, a poco più di quattro chilometri dal centro di Monsummano Terme, sorge il borgo di Montevettolini, arroccato sulla sommità del colle, a 187 metri sul livello del mare. Fondato intorno al XII secolo il castello ebbe subito una vita fervida e ricca, animata tra l'altro dall'attività delle dodici confraternite del paese, e divenuta ancora più prospera quando i primi granduchi medicei elessero Montevettolini a luogo di sosta per la caccia. Alla fine del XVI secolo Ferdinando I incaricò Gherardo Mechini e Domenico Marcacci di costruire la possente villa, oggi di proprietà dei principi Borghese, che domina il paese dall'estremità occidentale della cinta muraria.

Negli anni in cui fu frequentato dalla corte medicea, il borgo si arricchì di sontuose dimore patrizie, molte delle quali conservano pregevoli opere d'arte. Si ricordano le case Mimbelli, Tonini, Bardelli, Barbacci e Bargellini. Nel tessuto urbano del borgo si individuano ancora le tracce del suo primitivo impianto medievale, riconoscibile nell'"isola" quadrata sul lato occidentale della piazza della chiesa, proprio di fronte all'antico Palazzo Comunale. A difesa del castello si elevavano sei torri, cinque a pianta quadrata ed una ottagonale, detta "dello Sprone" o "delle Murina", ad ovest, subito sotto l'abitato. Davano accesso al paese tre porte: quella "del Montaletto", distrutta nel 1830, quella "del Vicino", a nord, detta anche "del Malvicino" e poi "dei Barbacci", l'unica che si conserva ancora integra, e la porta detta "del Cantone", che fu inglobata nella villa medicea. La stessa sorte subì anche la rocca che dominava dall'alto il paese. L'edificio dell'antico Palazzo Comunale, che dal XIII secolo rappresentò il potere politico ed amministrativo del castello, conserva intatta la suggestione del suo glorioso passato; sulla facciata sono affissi gli stemmi del podestà, in pietra e in ceramica invetriata, mentre al piano terreno sono state tamponate, a sinistra la loggia che si apriva sulla strada, e a destra la porta di accesso all'antica torre di guardia inglobata nell'edificio.

Torri medievali furono utilizzate anche per il campanile della chiesa. Quello più antico, abbattuto nel 1729, era incorporato all'interno dell'edificio ecclesiastico, mentre la torre campanaria attuale, realizzata nel XV secolo adattando un'altra torre di guardia, è addossata al presbiterio ed impostata su una galleria voltata a botte che dalla via detta del Portone immette nella piazza Bargellini. Sul luogo della chiesa del paese sorgeva fin dal XII secolo una cappella dedicata a San Michele, dipendente dalla pieve di San Giovanni Battista e San Lorenzo a Vaiano. L'aspetto attuale della chiesa si deve alla ristrutturazione operata da Vittorio Anastagi a partire dal 1733, quando l'edificio ecclesisastico fu sopraelevato e coperto a volta. All'interno fu allestito il prezioso altare maggiore in marmi policromi, opera di Bartolomeo Moisé da Seravezza. Cintolese - Nella seconda metà del settecento la zona dove sorge la frazione di Cintolese fu interessata dalle opere di bonifica volute dal Granduca Pietro Leopoldo, che permisero il prosciugamento di vari terreni paludosi. Nell'area di colmata della tenuta del Terzo si stabilirono ben presto alcuni insediamenti, che vedevano nelle terre risanate nuove possibilità di lavoro nello sviluppo delle attività agricole. Nel 1781 vi fu istituita una nuova parrocchia ed edificata una nuova chiesa, che fu intitolata a San Leopoldo Confessore in omaggio al granduca Leopoldo che lo annoverava tra i suoi antenati.

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