Siena, Duomo

Il Rinascimento a Siena

Un percorso d'arte e storia nel cuore della città

La ricchezza di episodi figurativi che la vivace città di Siena seppe costruire negli ultimi decenni del Quattrocento e i primi del Cinquecento, ampia sia per quantità che per qualità, è testimoniata dalla fioritura di cicli pittorici, imprese scultoree di grande rilevanza, architettura e progettazione urbana, elaborazione di oggetti d’arredamento per le dimore patrizie che si accompagnarono alla tradizionale produzione dei dipinti su tavola per i luoghi di culto pubblici e le piccole cappelle per la devozione privata.

I due poli principali di Siena, rappresentati dal potere civile (il Palazzo Pubblico e lo Spedale di Santa Maria della Scala) e quello religioso (la Cattedrale) conservano gli episodi più rilevanti di quel fermento culturale.
All’interno del Palazzo Pubblico la fastosa Sala del Concistoro fu decorata da Domenico Beccafumi con Episodi delle Virtù civiche, impresa durata dal 1529 al 1535: enfasi manieristica, vivacità dei colori, ardite composizioni illusionistiche attraggono lo spettatore in uno dei più affascinanti cicli pittorici dell’epoca.
Poco lontano, nella via dei Pellegrini, che conduce al Battistero, lo stesso Beccafumi elaborava una complessa rievocazione di episodi con personaggi mitologici e della storia antica su commissione del proprietario Marcello Agostini, ciclo riconosciuto come uno delle più alte espressioni del Cinquecento italiano: uno dei luoghi “segreti”, in un palazzo ancora oggi di proprietà privata.
Quasi di fronte si trova il Palazzo del Magnifico, la residenza di Pandolfo Petrucci, signore di Siena, all’epoca sfarzosa dimora patrizia, arredata dai più importanti artisti presenti a Siena sullo scorcio del Quattrocento, di cui rimane oggi solo la struttura architettonica poiché arredi e decorazioni furono smembrati nel corso dell’Ottocento e sono oggi suddivisi tra musei cittadini ed esteri.

Ciò che rimane della figurazioni si può ancora vedere nelle due suggestive scene dipinte ad affresco da Girolamo Genga (Riscatto di prigionieri, Enea fugge da Troia) oggi alla Pinacoteca Nazionale di Siena.
Poco distante il Palazzo Piccolomini, fatto costruire dagli eredi di Pio II dopo la sua morte è un esempio purissimo di architettura rinascimentale, progettato su disegno forse di Bernardo Rossellino, l’architetto del pontefice. Nel Palazzo è oggi ospitato l’Archivio di Stato di Siena, con il Museo delle Biccherne, che presenta al pubblico la eccezionale collezione di tavolette dipinte, in origine copertine dei registri della magistratura finanziaria del Comune di Siena.

Pressoché tutti gli artisti del rinascimento senese si cimentarono con la pittura di quelle piccole tavole, preziose quasi come miniature, e pervase spesso da un animo “cronachistico” che alludeva ai principali avvenimenti accaduti in città. Sano di Pietro fu chiamato più volte a celebrare gli eventi e personaggi coevi (nel 1457, nel 1471, nel 1473); il Vecchietta immortalò l’Incoronazione di Papa Pio II Piccolomini nella biccherna del 1460; Francesco di Giorgio volle ricordare l’episodio del terremoto nella biccherna del 1467; a Neroccio fu affidato il compito di illustrare il tema dell’intercessione della Vergine per Siena a Gesù; e Guidoccio Cozzarelli interpretò il tema della Presentazione di Maria al tempio nell’esiguo spazio della tavoletta al pari di una più sontuosa pala d’altare.

Per il Duomo di Siena gli artisti più innovativi del Quattrocento concepirono i principali cicli pittorici e scultorei: Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, fu chiamato ad affrescare la Libreria Piccolomini, creata per conservare la biblioteca di papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini) e per celebrarne i fasti narrandone le gesta in una raffigurazione di rara eleganza, acuto spirito narrativo, eleganza formale ed esuberanza cromatica. Al disotto degli affreschi, le vetrine conservano un repertorio di antifonari decorati da miniature tra le più eccelse nel Quattrocento per mano di Girolamo da Cremona, Liberale da Verona, Sano di Pietro.
Ricchissima la decorazione scultorea che annovera i protagonisti dell’arte plastica rinascimentale: per ricordare solo i più significativi, dal Battista bronzeo di Donatello al Ciborio per l’altare maggiore del Vecchietta; dagli Angeli di Francesco di Giorgio e Giovanni di Stefano, agli Angeli reggicandelabro del Beccafumi, fino all’altare Piccolomini ornato di statue marmoree di Michelangelo. Di insuperata eleganza, le tarsie marmoree del pavimento furono realizzate dai più grandi artisti senesi del Quattro e Cinquecento: Matteo di Giovanni, Guidoccio Cozzarelli, Benvenuto di Giovanni, Antonio Federighi e, soprattutto, Domenico Beccafumi che ne disegnò ben tredici.

Lo Spedale di Santa Maria della Scala, di fronte al Duomo, potentissima istituzione economica, vide all’epoca, dopo la grande impresa degli affreschi del Pellegrinaio (in cui episodi di vita ospedaliera erano stati illustrati da Domenico di Bartolo) l’intervento del Vecchietta per la Sagrestia Grande che dipinse l’intero ambiente con Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento; e del Beccafumi, nella giovanile Visitazione.

Poco lontano la Pinacoteca Nazionale è una sorta di enciclopedia della cultura figurativa senese, dove tutti i protagonisti sono illustrati con ampiezza di opere di altissima qualità: due grandi saloni sala accolgono le opere di Francesco di Giorgio, Matteo di Giovanni, Neroccio di Bartolomeo; e le grandi pala d’altare del Vecchietta, di Benvenuto di Giovanni, di Girolamo di Benvenuto, di Francesco di Giorgio, del Beccafumi.
Alla figura del signore di Siena Pandolfo Petrucci è legato uno dei monumenti religiosi più significativi della città, la Basilica dell’Osservanza, fondata da San Bernardino e scelta da Pandolfo come luogo della sua sepoltura. Nella sagrestia, da lui progettata, furono allestiti l’elegante coro ligneo intagliato da Antonio Barili e il gruppo scultoreo in terracotta policromata plasmato da Giacomo Cozzarelli in un intenso linguaggio espressivo sostenuto da una raffinata policromia, capolavoro della statuaria senese tardorinascimentale.