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Roccalbegna, veduta
Photo ©Sailko

3 motivi per visitare Roccalbegna

Un suggestivo angolo dell'Amiata

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Nell'alta valle del fiume Albegna sorge un piccolo e grazioso borgo, Roccalbegna. Il paese, di origini medievali, era un antico possedimento della famiglia Aldobrandeschi finchè non passò ad essere di dominio senese. Successivamente, diventò la roccaforte del Monte Amiata della famiglia Medici; qunidi, della contea di Santa Fiora. Solo nel Settencento, Roccalbegna diventò un libero comune del Granducato di Toscana. 

Arte, storia ed enogastronomia: ecco cosa racchiude questo centro incantato. Per scoprirlo e apprezzarlo, vi segnaliamo 3 sue caratteristiche uniche:

Il borgo e le opere
Il borgo di Roccalbegna
Il borgo di Roccalbegna - Credit: Michele Corazzi

Il borgo di Roccalbegna merita una bella passeggiata. Tra un vicolo e l'altro, si possono ammirare anche le testimonianze storiche che i grandi artisti hanno lasciato qui nel corso del tempo. Gli interni della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, la Chiesetta della Madonna del Soccorso, l'Oratorio del crocifisso sono ricchi di dipinti e affreschi che vi lasceranno a bocca aperta. Questi i nomi e le opere: Salimbeni "Deposizione", Domenico Beccafumi, detto il "Mecherino", “Madonna del Rosario", Luca di Tommé "Crocifisso" dipinto su tavola sagomata, Ambrogio Lorenzetti "Trittico" costituito da una Maestà e da due tavole riproducenti S. Pietro e Paolo.

Anche i dintorni di Roccalbegna stupiscono i visitatori. La frazione di Cana, ad esempio, è un piccolo paesino medioevale che conserva una cisterna dell'età medicea; Triana, invece, è un castello che passò dalle mani degli Aldobrandesci a quelle dei Piccolomini di Siena.

Il biscotto salato di Roccalbegna
Il biscotto salato di Roccalbegna
Il biscotto salato di Roccalbegna

Roccalbegna è una perla dell'Amiata ricca anche di sapori tipici. Il territorio è sede di aziende di produzione di formaggi conosciuti a livello internazionale e rinomati per la propria qualità; ottimi anche i suoi vini (tra cui il Montecucco) e le olive da cui nasce un olio prelibato.

Ma il vero protagonista della cucina locale è il biscotto salato di Roccalbegna, dalla forma simile a un otto, che deriva da un'antica tradizione medievale. La ricetta è legata a poche materie prime (farina, olio extravergine di oliva, semi di anice, vino bianco, sale) ed era legata alle occasioni speciali. La preparazione prevede di impastare farina, olio extravergine e sale e aggiungere l’anice messo a bagno nel vino bianco la sera precedente. L’impasto, leggermente lievitato, si spezza in porzioni di circa trecento grammi e poi si lavora e si intreccia a mano. Segue una bollitura leggera e la cottura nel forno

Il rito della Focarazza
Focarazza, antico rito di Roccalbegna
Focarazza, antico rito di Roccalbegna - Credit: Proloco Roccalbegna

Di notevole interesse è l'antico rito del fuoco, la Focarazza, che si tiene a Santa Caterina la sera del 24 novembre, cioè la vigilia del "compleanno" di Santa Caterina d'Alessandria: il parroco del piccolo centro s’inerpica in processione sul poggio che lo sovrasta e benedice una normale catasta di fascine e legna in mezzo alla quale è conficcato un lungo palo di cerro, il cosiddetto "stollo".

Al termine della cerimonia religiosa si appicca il fuoco alla catasta e, sotto gli occhi attenti dei borghigiani, si lascia che le fiamme si alzino al cielo, ad illuminare una campagna ormai avvolta nell'oscurità della sera. Quando il fuoco diminuisce d'intensità entrano in azione gli uomini di Santa Caterina, divisi in gruppi a seconda della contrada d’appartenenza. Rischiarato dai bagliori intermittenti delle ultime lingue di fuoco, ogni partecipante s'impegna, in una sorta di ancestrale rito purificatore, a sfidare il calore e il fumo per tentare di impadronirsi dello "stollo" e portarlo nel proprio rione. In questa singolare lotta, gli spettatori ammessi sono testimoni di uno spettrale girovagare per le stradine del paese di uomini, anneriti e accecati dal fumo e dal fuoco, che si aggrappano a quel tronco di legno in un procedere a balzelli, ora in una direzione ora in un'altra, fino a quando il gruppo più robusto riesce a fiaccare la resistenza degli altri e può alzare il pesante legno in un vicolo della proprio rione.

Ma la cerimonia - o il gioco o la battaglia, a seconda dell'ottica con cui si guarda - non finisce qui: il tronco viene tagliato in tanti pezzi quanti sono stati i partecipanti, così ognuno può portare a casa una porzione di quell'oggetto-feticcio che ha costituito materia del contendere per una serata. In seguito ogni pezzo verrà messo a bruciare nel caminetto di casa e quando le fiamme lo avranno del tutto consumato si prenderanno le ceneri che poi, in religioso raccoglimento, saranno disperse nei campi e negli orti quale auspicio per una fertile stagione agricola.

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Arte e Cultura