Fascisti a Livorno nel 1922
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Tamburini: ascesa e caduta di uno squadrista

Tullio Tamburini tra squadrismo e normalizzazione

Firenze

Il personaggio più caratteristico della prima fase del fascismo fiorentino  colui che incarna meglio l'impronta brutale dello squadrismo è sicuramente quella di Tullio Tamburini la cui storia è sotto molti aspetti emblematica. Tamburini era pratese, lavorava al Lanificio Forti de la Briglia, poi fece fortuna durante la guerra trafficando in materiali bel­ lici. Fu uno squadrista della prima ora e le sue attività era davvero ai limiti della legalità: Lyttelton ha scritto che Tamburini gestiva il racket della prostituzione e del gioco d'azzardo nella Firenze dei primi anni Venti per cui non aveva certo difficoltà a reclutare bassa manovalan za per le sue spedizioni squadristiche. Grazie anche alle capacità or ganizzative di personaggi come Tamburini lo squadrismo fiorentino assunse un ruolo guida in Toscana: con i camion le squadre di perso­ naggi come Tamburini e Banchelli potevano partire alla conquista delle roccaforti avversarie che erano comunque isolate tra loro, diffon­ dendo e consolidando il fascismo in tutta la regione. Salito al potere Mussolini ebbe l'esigenza di legalizzare il movimento e gli ex manovali della violenza vennero inquadrati nella milizia, con una parvenza di controllo centrale che fino ad allora era stato molto approssimativo. Certo il Dna dello squadrismo rimase lo stesso come avrebbe dimostrato nel 1 924 il caso Matteotti. A livello locale però l'ascesa di Mussolini ebbe un'altra importante conse­guenza: la classe dirigente lo­cale prese atto che il fascismo non era una semplice paren­tesi e quindi cominciò a cerca­re un compromesso per man­tenere i propri poteri nella fi­nanza e nella proprietà terrie­ra. Non è quindi un caso che personaggi come Tamburini caddero più o meno improvvi­samente in disgrazia e che sa­lirono alla ribalta personaggi come Giovanni Marchi e Luigi Ridolfi che divennero federali di Firenze. Marchi, originario del Valdarno, proveniva dal partito Liberale Nazionale mentre il marchese Ridolfi era uno dei grandi nomi dell'aristocrazia fiorentina. Anche Dino Perrone Compagni che volle fregiarsi del titolo di marchese mise da parte il manganello per mettersi il doppio petto: il fascismo fiorentino e toscano attraversarono insomma la loro fase di normalizzazione che poi altro non era che la legalizzazione delle violenze e dei so­prusi commessi.

Firenze
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