Chiesa di Santa Croce all'Osmannoro
Luoghi di culto

Santa Croce all'Osmannoro, una chiesa in un "deserto di paludi"

Una storia di un oratorio e di un convento, punto di riferimento per i viandanti in marcia sulla Pratese

Campi Bisenzio
La chiesa di Santa Croce all’Osmannoro, oggi trasformata in civile abitazione era uno dei pochi insediamenti, che si trovavano lungo la via dell’Osmannoro che congiungeva Brozzi con Campi. Avvolta nelle brume della palude che circondava tutta l’area prima delle bonifiche cinquecentesche, era il punto di riferimento dei viandanti, che si trovavano di passaggio.

Italo Tempestini, autore ottocentesco che nel 1890 pubblicò un opuscolo intitolato Campi – Bisenzio, Documenti, Note, Ricordi e Appunti storici, scrive: “Nel 1250 circa nella pianura dello Ormannoro o Smannoro così detta perché in antico appartenente alla famiglia degli Ormanni, Cenni di Naddo Rucellai fondava un ospedaletto per accogliervi i pellegrini. In appresso fu abitato da pochi frati Agostiniani che vi eressero una annessa chiesetta e che intitolarono a Santa Croce. La famiglia Spini aveva il patronato del monastero che fu soppresso varii secoli sono”.

Maggiori informazioni riguardo a Santa Croce all’Osmannoro vengono fornite in un altra opera del Tempestini La storia di Campi Bisenzio, manoscritto recuperato fortunatamente presso un suo discendente in Sicilia e rimasto inedito fino alla pubblicazione del 2004: “(...) Cenni, figlio di Naddo Rucellai fondava e dotava nella squallida pianura dello Osmannoro, un piccolo spedale a cui dava il nome di S. Bernardo. L’amico lettore non dovrà fare le meraviglie se tale spedale venne edificato in una località sì deserta, poiché allora 'non pur nella città, ma anche nelle terre di poco popolo si aprivano ospizi pe’ poveri, pe’ pellegrini, per gli orfani, per gli infermi, e sovente per tutte queste cose promiscuamente'. Il nuovo edificio sorse quasi nel centro di questa pianura e precisamente sulla riva del fosso Smannoro. Qualche tempo dopo la sua fondazione fu posseduto dai monaci Agostiniani del convento di S. Iacopo tra i Fossi di Firenze; ed in mezzo a quel diserto [poiché allora lo Smannoro era un vero deserto] come isolato eremitaggio vi si rifugiarono alcuni di loro. Per tal modo lo spedale fu convertito in un piccolo monastero ove però quei monaci continuarono ad accogliervi i malati e i pellegrini; indi costrussero annessa chiesetta che si chiamò, come chiamasi tuttora S. Croce allo Smannoro. Papa Alessandro IV poco tempo dopo che essi ne avevano preso possesso, per mezzo di una bolla poneva il monastero sotto la protezione della sede apostolica, statuiva che vi si osservasse la regola di S. Agostino, li confermava il possesso di tutti i beni e particolarmente quelli della chiesa di S. Maria al Claustronella diocesi di Pisa e la chiesa di Santa Maria di Camporena nella diocesi di Volterra e li concedeva molti altri privilegi e grazie.”

Come la chiesa, anche il convento a cui accenna Tempestini, è stato trasformato in civile abitazione nel corso del Cinquecento. Oggi il complesso è occupato da un’officina e da una rivendita di automobili di lusso. Per molti anni sul portone del convento campeggiava la riproduzione di un missile puntato verso l’occhio di Dio, particolare che tutti coloro che si trovavano a passare all’Osmannoro tra gli anni Settanta e Ottanta ricordano perfettamente.

Ma quale era l’aspetto originario del complesso? Sempre Italo Tempestini spiega che l’edificio era “assai modesto” e conservava in gran parte la sua primitiva forma: “E’ chiuso da ogni lato e da quello della strada ha un ampio portone che dà l’accesso ad un cortile lastricato sul quale corrispondeva lo spedaletto. L’oratorio è posto all’esterno accanto al portone d’accesso e conserva in gran parte la sua primitiva struttura, le finestre piccole e bislunghe, il minuscolo campanile coll’unica campana, la piccola croce di ferro sul frontone etc. Sull’oratorio e sulla porta del cortile si vede lo stemma degli Spini”.
Campi Bisenzio
Citata da Dante nel canto XXXII dell'Inferno
Campi è indissolubilmente legata al suo fiume, il Bisenzio, che attraversa tutto il territorio e sulle cui rive ancor oggi è possibile "leggere" la storia. E' vicino al fiume che intorno all'anno Mille nacque e si sviluppò, protetto dalla Rocca, il primo nucleo urbano intorno alla Pieve di Santo Stefano ed è lungo il fiume che si formarono, all'ombra di un campanile, i tanti "popoli" ...
Approfondiscikeyboard_backspace