Piazza della Repubblica, Livorno

L'Età Granducale in Toscana

L'arte in Toscana sotto gli Asburgo-Lorena

La vicenda dei granduchi di Toscana del ramo Asburgo-Lorena abbraccia un arco temporale lungo poco più di un secolo, dal 1737 (anno della scomparsa di Gian Gastone, l'ultimo discendente dei Medici), al 1859, quando, con la cacciata di Leopoldo II, si aprirono di fatto le porte per l'annessione della Toscana alla monarchia sabauda.

Con l'avvento di Napoleone Bonaparte vi fu un'interruzione della sovranità dei granduchi, per circa un ventennio. In questo periodo la produzione artistica è improntata sul gusto neoclassico e su quello romantico che, spesso interagendo l'uno con l'altro, hanno lasciato tracce interessanti soprattutto sul piano urbanistico ed architettonico.

La restaurazione del 1814, verticisticamente imposta dall'assise delle potenze vittoriose su Napoleone riunite a Vienna, puntò sulla figura di Ferdinando III, che poté disporre di un regno accresciuto, in quanto a dimensioni territoriali, dall'annessione dello Stato già dei Presidi, del Principato di Piombino e dell'Isola d'Elba.

Tra le architetture del tempo, meritano una citazione la Parrocchiale di S. Leopoldo e la Fonderia di ghisa, a Follonica (già centro siderurgico del granducato), dove Carlo Reishammer sperimentò l'impiego delle ghisa e del ferro nell'architettura e nelle componenti ornamentali.

Nel campo della scultura, segnaliamo alcune statue di granduchi, evidentemente ispirate da intenti encomiastici. È il caso del Monumento al granduca Pietro Leopoldo, al centro della Piazza Martiri a Pisa, eseguita da Luigi Pampaloni, mentre l'apparato ornamentale dei bassorilievi è di Emilio Santarelli e Temistocle Guerrazzi.

A Livorno, sulla Piazza della Repubblica, dominano la Statua di Leopoldo II, realizzata da Emilio Santarelli, e quella di Ferdinando III, alla quale attese Francesco Pozzi. Tra gli scultori, Lorenzo Bartolini si pone diversamente rispetto ai suoi contemporanei, sintetizzando schemi rinascimentali e aspetti più propriamente naturalistici e romantici, mentre l'artista senese Giovanni Dupré, si distinse nell'esecuzione di monumenti e ritratti ispirati al classicismo ed al realismo.

La pittura a cavallo del XVIII e del XIX secolo è ispirata da concetti accademistici, rifacendosi spesso a sperimentazioni di provenienza extraregionale (Davidisti e Puristi). Tra i pittori romantici ricordiamo Giuseppe Bezzuoli e Stefano Ussi, la cui produzione prelude già alla scuola verista.