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Paesaggio da Badia Tedalda
Photo © David Butali
Photo © David Butali

I film girati nell’Appennino Tosco-Emiliano

Tra cielo e terra, sulle cime che guardano verso l’Emilia

La bellezza del paesaggio toscano non è data solo dalle sue dolci colline, ma si compone anche di paesaggi montani. L’Appennino Tosco-Emiliano, con le sue estese aree boschive, i borghi storici e gli scenari di grande suggestione, è stato più volte rappresentato sul grande schermo.

Tra i film più celebri c’è Padroni di casa, di Edoardo Gabbriellini e nel cast Gianni Morandi, Elio Germano, Valerio Mastandrea e Valeria Bruni Tedeschi. Il film, girato a Montepiano una frazione del comune di Vernio, esplora le atmosfere rurali e isolate della zona appenninica, descritta come un luogo distante dalla frenesia urbana, e racconta le vicende di Cosimo ed Elia (Valerio Mastandrea ed Elio Germano), due muratori in viaggio da Roma, che arrivati in una piccola cittadina allo scopo di lavorare per Fausto Mieli (Gianni Morandi), un famoso cantante, si rendono conto di non essere ben accetti e che la comunità locale non apprezza affatto la presenza di stranieri.

Una scena del film La proprietà dei metalli
Una scena del film La proprietà dei metalli

Nelle terre di confine tra Toscana e Emilia-Romagna, molto poco frequentate, conosciute e abitate, quasi terre di nessuno, dove si alternano a zone brulle e lunari alle zone boschive di Badia Tedalda, hanno accolto il set di Antonio Bigini de La proprietà dei metalli. Siamo negli anni Settanta, in un piccolo borgo vive Pietro, un bambino cresciuto da padre duro e problematico, a causa di dissesti finanziari. Il piccolo Pietro manifesta doti misteriose: piega i metalli al solo tocco, per questo, uno scienziato americano comincia studiare il suo caso. Gli esperimenti porteranno Pietro a contatto con il mondo dell’invisibile, dove le leggi della fisica lasciano il passo a pulsioni profonde.

Una scena del film La Regina di Casetta
Una scena del film La Regina di Casetta

La Regina di Casetta, poetico documentario di Francesco Fei, racconta la storia di Gregoria, l’unica ragazzina che vive a Casetta di Tiara, un paesino sperduto sull’Appennino Tosco-Emiliano, nel territorio di Palazzuolo sul Senio, con conta solo dieci abitanti. Questo è l’ultimo anno che vive lì: a settembre dovrà trasferirsi in valle per andare al liceo e quello sarà anche il giorno in cui il film si concluderà. La storia racconta un anno passato con lei in questa sperduta località montana, dove echeggiano i versi di Dino Campana, che proprio lì soggiornò frequentemente. Il passaggio delle stagioni, i riti naturali, la raccolta delle castagne, la caccia al cinghiale, la neve d’inverno, accompagnano le giornate di Gregoria, quelle dei suoi genitori e dei compaesani.

Tra le produzioni più recenti, il documentarista toscano Samuele Rossi ha scelto, oltre alle location nel comune di Prato, i comuni montani di Cantagallo, Abetone Cutigliano, incluse le nascoste vallate ed abetaie della Riserva dell’Acquerino, come set del suo nuovo film Se venisse anche l’inferno. Realizzato con uno stile tra cinema documentario e reportage di guerra, il film racconta le vicende del Partigiano Gio (nome di battaglia) deciso a resistere in solitaria, dopo essere rimasto l’unico a presidiare un rifugio di montagna sulle Alpi (le cui location sono state ricostruite sull’Appennino Tosco-Emiliano) a seguito di un feroce rastrellamento nazi-fascista. Sa di dover affrontare il duro inverno del 1944, nel tragico scenario della Seconda Guerra mondiale.