Andersen a Vallombrosa
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H.C. Andersen a Vallombrosa, arte e tormenti alla dolce ombra dei boschi

I colori e la natura di Saltino ispirarono alcune opere minori del grande artista di origine norvegese

Vallombrosa
Lo scultore norvegese naturalizzato americano Hendrik Christian Andersen (1872-1940), conobbe i boschi di Vallombrosa nel 1908, a coronamento dei suoi lunghi soggiorni in Toscana e dopo le importanti esperienze maturate in seno alla comunità artistica di Roma.

Andersen proponeva un’arte ispirata ai monumenti classici, soggetti che dovevano educare gli uomini alla pace e all’armonia, un’idea che trovava la sua forma compiuta nella cosiddetta “città mondiale”, una sorta di Utopia dominata dalla bellezza e dal sapere, che lo stesso scultore aveva progettato in dettaglio nel suo saggio "Creation of a World Center of Communication".

Andersen fu in stretti rapporti con lo scrittore Henry James, più vecchio di lui di circa trent'anni, il quale apprezzò soprattutto le sue opere iniziali costituite da bellissimi busti-ritratto e lo criticò invece per i suoi progetti megalomani legati al World Center.

A Vallombrosa Andersen fece essenzialmente vita da villeggiante, non mancando però in alcune occasioni di dar sfogo ai suoi stimoli artistici. Nel 1921 lo scultore realizzò una medaglia in cemento armato, dedicata a Dante e Beatrice, collocata nel chiostro della chiesa dell’Abbazia di Vallombrosa. Nel 1924 Andersen preparò le decorazioni e i mascheroni della fontana della piazza di Saltino e l’anno successivo una lapide, con la quale intendeva celebrare il soggiorno di Milton nella località del Pratomagno.

Alla sua morte Andersen donò gran parte del suo patrimonio artistico alla stato italiano. La collezione delle opere, gessi, bronzi, dipinti e disegni è oggi raccolta nel Museo di Roma che porta il suo nome e che costituisce una tappa obbligata nei percorsi sull’arte moderna presenti nella capitale.