6 cose da mangiare a Livorno

Un tour nei sapori della città labronica

Vi abbiamo spesso parlato di Livorno, la città Labronica che per tempo ha ospitato anche Amedeo Modigliani. Oggi però ve la raccontiamo suggerendovi alcuni prodotti e pietanze tipiche da assaggiare assolutamente in loco: una specie di “must eat” livornese. Essendo una località di mare, sulle tavole non manca mai il pesce fresco. Anche sui banchi del mercato ci si può sbizzarrire con il pescato del giorno! Ma oltre a un bel piatto fumante di fritto misto, a Livorno e dintorni si possono gustare tantissimi altri alimenti.

Ecco la nostra classifica:

Nettare di Capraia
Miele della Toscana - Credit: Toscana Promozione Turistica

Il nettare di Capraia è un miele millefiori di consistenza fluida, dal colore ambrato e dal profumo è aromatico; si tratta di un miele  dal gusto leggermente floreale e un sapore quasi amaro, dovuto alla presenza del cardo. Il miele viene da sempre prodotto a Capraia: un tempo era destinato a poche famiglie. Dall’Ottocento, con l’insediamento di una Colonia penale agricola, la produzione è aumentata, diventando un valido integratore alimentare per la popolazione locale.

Cecina
La cecina

Non si può dire di aver visitato Livorno senza aver mangiato la Cecina, una torta salata molto bassa (circa mezzo centimetro) che si ottiene impastando farina di ceci con acqua, sale ed olio di oliva. Ha forma rotonda e il colore giallo tipico dei ceci. È morbida all’interno e croccante all’esterno.

Schiaccia Briaca dell’Elba

Entriamo in un vortice di dolcezza e vi consigliamo la Schiaccia Briaca dell’isola d’Elba: un tipico dolce della tradizione pasticciera elbana, morbido e dalla forma rotonda. La superficie è bianca (per lo zucchero) con chiazze di colore rosso dovute alla presenza dell’alkermes. Ha un intenso profumo e sapore di moscato e di frutta secca. Questa ricetta è una chiara testimonianza del passaggio dei saraceni in Toscana, che portarono un po’ della loro cucina mediorientale come uvetta e pinoli. Il vino Aleatico, componente essenziale nella versione attuale, è un’aggiunta ottocentesca, così come le noci, non prodotte nell’isola e quindi molto costose.

La schiaccia briaca dell’Elba - Credit: F Ceragioli
Schiaccia Campigliese

Esiste anche un altro tipo di Schiaccia, quella Campigliese. Si tratta di un dolce croccante di colore giallo chiaro e forma rotonda, che si consuma come dessert con vino bianco o con vin santo. Per la realizzazione vengono impastati farina, uova, strutto, zucchero, pinoli e limone. Si racconta che nel Quattrocento, in occasione dell’assedio a Piombino da parte di Alfonso I Re di Napoli, anche Campiglia fu invasa in quanto roccaforte delle Repubblica Fiorentina. Venute a scarseggiare le provviste, alcune donne impastarono le poche uova rimaste con la farina e lo strutto. Per tradizione, la schiaccia è perfetta, come fattura e cottura, quando dato un colpo con la mano, questa si spezza in molte parti.

Palamita
La palamita
La palamita

La palamita è un  tipo di pesce dalla carne bianca presente nel Parco dell’Arcipelago Toscano.  In genere, viene conservato sottolio a filetti in un recipiente di vetro ricoperto con olio extravergine di oliva, grani di pepe, alloro e peperoncino. Dopo circa una settimana assume il suo aroma ed è pronto per la degustazione.

Pane dolce con zibibbo

Vi abbiamo voluto raccontare anche di un sesto prodotto, più curioso e sconosciuto rispetto agli altri. Volgarmente, quel pane che i livornesi chiamano “Topa”, altro non è che un impasto dolce di farina e un ripieno di zibibbo. Si tratta di una tradizione contadina molto simile al Buccellato di Lucca che, tutt’oggi, viene venduto dal panettiere.

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