Castel Litiano
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Castel Litiano

I ruderi di un Castello in località Poggio Castello

Colline Metallifere
I ruderi del castello di Litiano si trovano in località Poggio Castello, tra il fosso Castello e la strada provinciale, a breve distanza dal castello di Fornoli, suggestivamente nascosti in un piccolo bosco di lecci che ricopre il poggio, a 251 m s.l.m..

 

La prima attestazione documentaria del toponimo risale al 1140 ed è associata alla qualifica di “villa”, posseduta in parte dal monastero di San Salvatore di Giugnano. Un documento risalente al 1194 attesta un controllo su una chiesa situata a Litiano da parte del monastero di San Lorenzo al Lanzo.

Nel 1271 è attestato un castrum a Litiano, in occasione dell’ospitalità concessa alla popolazione di Fornoli esule dal distrutto castello.

Agli inizi del XIV secolo la proprietà delle aree relative ai castelli di Fornoli e Litiano era passata dagli Ardengheschi alla famiglia degli Incontri, loro discendenti, i quali in seguito la vendettero al comune di Siena. Il territorio andò trasformandosi in pascolo fino a quando, nel 1438, non fu ufficialmente ‘messo a contado’ dal comune di Siena, con l’intenzione di annullare le ultime prerogative giurisdizionali connesse a queste fortificazioni quasi del tutto abbandonate.

Nonostante la comparsa relativamente tarda nella documentazione scritta, al pari di altri insediamenti posti nelle immediate vicinanze, la ricognizione archeologica effettuata ha evidenziato all’interno del castello resti ceramici relativi a fasi di occupazione altomedievali, ed inoltre la vicinanza di insediamenti tardo-romani che cessano di esistere tra VI e VII secolo, lascerebbe ipotizzare un più antico accentramento abitativo.

Per quanto occultata dalla fitta vegetazione, la planimetria dell’insediamento sembra caratterizzata da una forma rettangolare, o ellittica, orientata in senso est-ovest, con dimensioni difficili da stabilire con certezza ma che potrebbero avvicinarsi agli 80 metri di lunghezza per 50 metri di larghezza. L’organizzazione planimetrica dell’insediamento, armonicamente strutturata secondo le curve di livello del poggio, contempla una imponente cortina muraria, che molto probabilmente costituisce i resti della cinta difensiva e che segue da vicino i limiti naturali del pianoro di trachite. Le scoscese pareti di roccia, in particolar modo nel versante sud-ovest della collina, furono rese ancor più ripide dall’estrazione di blocchi da destinare all’edificazione delle costruzioni del castello. L’assenza di evidenze materiali relative ad un paramento murario nei punti in cui il salto di quota arriva a cinque o sei metri potrebbe essere spiegata con la presenza di barriere naturali. All’interno di questa prima cortina muraria, e ad essa poggiati, si sviluppano numerosi ambienti, probabilmente da riferire a strutture abitative per gli abitanti del borgo, poste in maniera concentrica lungo il pendio fino a giungere ad un pianoro sommitale, delimitato sia a nord che a sud da lunghi lacerti murari.

Un primo setto murario si individua in corrispondenza del versante sud del poggio, e si tratta di un muro allineato in direzione est-ovest, conservatosi per 10 m di lunghezza e 2.40 metri di altezza.

L’apparecchiatura muraria è composta da filari orizzontali e paralleli di blocchi accuratamente sbozzati ma privi di spigoli e angoli di 90°. Le facce orizzontali dei conci tendono a raggiungere una maggiore regolarità ottenuta in fase di estrazione grazie alla coincidenza con il piano geologico di deposizione della roccia. I profili verticali dei conci, sbozzati manualmente non raggiungono sempre un medesimo grado di regolarità. In tal caso, i vuoti determinati dalle irregolarità dei conci vengono colmati tramite l’inserimento di piccole zeppe in pietra. Per lo stesso motivo i letti di malta sono abbastanza regolari e sottili mentre i giunti verticali sono più abbondanti ed irregolari. Nel senso dello spessore del muro i conci sono lavorati con estremità a cuneo per una migliore adesione al nucleo della muratura a sacco, composto da pietrame irregolare e scarti di lavorazione affogati in abbondanti gettate di una malta tenace. Le altezze medie degli elementi che compongono questo paramento murario sono comprese tra i 18 ed i 23 cm.

Le scarse tracce di lavorazione conservate dai blocchi rimandano ad uno strumento a punta adoperato in maniera abbastanza grossolana al solo fine di regolarizzare il blocco senza raggiungere mai il livello della squadratura. La collocazione topografica di questo muro, posto sul limite del pianoro, ne lascerebbe ipotizzare l’appartenenza alla cinta difensiva inferiore dell’insediamento e le caratteristiche tecniche dell’apparecchiatura muraria orienterebbero un plausibile inserimento in un contesto cronologico di XII secolo.

Risalendo il pendio, venti metri circa a monte dell’evidenza materiale appena descritta, si trovano i resti di una massiccia struttura muraria della quale si conservano due pareti, tra loro stratigraficamente legate secondo un angolo molto ampio. La prima parete, conservata per una larghezza di 2.30 metri ed un’altezza di 1.80 metri, si adatta tramite una risega decrescente alla roccia affiorante sulla quale si imposta, ed è orientata in direzione nord-est/sud-ovest, mentre il secondo lacerto conservato, mantiene la stessa altezza per una larghezza par a 1.30 metri, e piega verso nord.

L’apparecchiatura muraria è composta da conci sommariamente squadrati posti in opera per filari orizzontali e paralleli con, a volte, l’aiuto di zeppe nei giunti verticali. I letti ed i giunti di malta sono regolari anche se di un certo spessore. I conci dell’angolata, che assolvono la funzione di cerniera tra i due muri, denotano una notevole perizia nell’esecuzione dell’angolo ottuso.

La sezione a vista della struttura denota un sacco interno apparentemente non organizzato, composto da gettate successive di pietre non lavorate affogate in abbondanti gettate di malta. Lo spessore raggiunge 1.70 metri.

Le caratteristiche della tecnica costruttiva orienterebbero un inserimento della struttura in un arco cronologico racchiuso tra la fine del XII secolo e la prima metà del successivo. Più complessa si presenta una ricostruzione dell’articolazione originaria della struttura, non semplificata dal parziale stato di conservazione e dagli ingenti strati di crollo accumulati nel versante settentrionale. Il fatto che in corrispondenza dell’angolata ovest la struttura sia poggiata ad un muro escluderebbe la presenza del lato perimetrale occidentale e dunque che potesse trattarsi di un edificio chiuso. A questo punto si potrebbe immaginare una struttura turriforme edificata ad integrazione delle strutture difensive della cinta muraria più antica dell’insediamento.

Questa struttura si poggia, nel lato ovest, ad un muro che prosegue per 60 metri circa secondo un allineamento nord-ovest/sud-est. L’apparecchiatura muraria si caratterizza per l’impiego blocchi di dimensioni medio-grandi non lavorati o soltanto spaccati in maniera sommaria, posti in opera su filari estremamente irregolari e frequentemente sdoppiati che necessitano di una continua opera di regolarizzazione tramite l’inserimento di numerose zeppe a colmare i vuoti generati da una lavorazione quasi assente. Se in qualche punto è possibile seguire meglio la presenza di filari pseudo orizzontali questi sono legati alla posa in opera di blocchi selezionati, con facce orizzontali più regolari provenienti dal distaccamento secondo le linee di deposizione geologica. Gradatamente il muro cambia orientamento piegando infine in direzione nord. Nel fronte nord del pianoro un lacerto di muro, lungo 10 metri ed alto 1.5 metri, con caratteristiche tecniche del tutto analoghe a quelle appena descritte, è orientato in direzione est-ovest, e potrebbe essere interpretato come il muro di chiusura del versante settentrionale dell’insediamento.

L’unica differenza è verosimilmente rappresentata da una maggiore selezione dei blocchi, che in tal modo riescono ad essere posti in opera per filari più regolari, che necessitano comunque di abbondanti letti di malta e numerose zeppe funzionali a ritrovare l’orizzontalità. La lavorazione dei blocchi è al limite tra il semplice spacco ed una sommaria sbozzatura per le facce verticali e l’orizzonte cronologico di riferimento potrebbe essere quello del X secolo. É probabile che una prima organizzazione del sito, risalente appunto al X secolo circa, occupasse un’area più ridotta, ampliata soltanto in occasione della riorganizzazione dell’insediamento avvenuta nel XII secolo.

I ruderi del castello di Litiano si trovano in località Poggio Castello, tra il fosso Castello e la strada provinciale, a breve distanza dal castello di Fornoli, suggestivamente nascosti in un piccolo bosco di lecci che ricopre il poggio, a 251 m s.l.m..

La prima attestazione documentaria del toponimo risale al 1140 ed è associata alla qualifica di “villa”, posseduta in parte dal monastero di San Salvatore di Giugnano. Un documento risalente al 1194 attesta un controllo su una chiesa situata a Litiano da parte del monastero di San Lorenzo al Lanzo.

Nel 1271 è attestato un castrum a Litiano, in occasione dell’ospitalità concessa alla popolazione di Fornoli esule dal distrutto castello.

Agli inizi del XIV secolo la proprietà delle aree relative ai castelli di Fornoli e Litiano era passata dagli Ardengheschi alla famiglia degli Incontri, loro discendenti, i quali in seguito la vendettero al comune di Siena. Il territorio andò trasformandosi in pascolo fino a quando, nel 1438, non fu ufficialmente ‘messo a contado’ dal comune di Siena, con l’intenzione di annullare le ultime prerogative giurisdizionali connesse a queste fortificazioni quasi del tutto abbandonate.

Nonostante la comparsa relativamente tarda nella documentazione scritta, al pari di altri insediamenti posti nelle immediate vicinanze, la ricognizione archeologica effettuata ha evidenziato all’interno del castello resti ceramici relativi a fasi di occupazione altomedievali, ed inoltre la vicinanza di insediamenti tardo-romani che cessano di esistere tra VI e VII secolo, lascerebbe ipotizzare un più antico accentramento abitativo.

Per quanto occultata dalla fitta vegetazione, la planimetria dell’insediamento sembra caratterizzata da una forma rettangolare, o ellittica, orientata in senso est-ovest, con dimensioni difficili da stabilire con certezza ma che potrebbero avvicinarsi agli 80 metri di lunghezza per 50 metri di larghezza. L’organizzazione planimetrica dell’insediamento, armonicamente strutturata secondo le curve di livello del poggio, contempla una imponente cortina muraria, che molto probabilmente costituisce i resti della cinta difensiva e che segue da vicino i limiti naturali del pianoro di trachite. Le scoscese pareti di roccia, in particolar modo nel versante sud-ovest della collina, furono rese ancor più ripide dall’estrazione di blocchi da destinare all’edificazione delle costruzioni del castello. L’assenza di evidenze materiali relative ad un paramento murario nei punti in cui il salto di quota arriva a cinque o sei metri potrebbe essere spiegata con la presenza di barriere naturali. All’interno di questa prima cortina muraria, e ad essa poggiati, si sviluppano numerosi ambienti, probabilmente da riferire a strutture abitative per gli abitanti del borgo, poste in maniera concentrica lungo il pendio fino a giungere ad un pianoro sommitale, delimitato sia a nord che a sud da lunghi lacerti murari.

Un primo setto murario si individua in corrispondenza del versante sud del poggio, e si tratta di un muro allineato in direzione est-ovest, conservatosi per 10 m di lunghezza e 2.40 metri di altezza.

L’apparecchiatura muraria è composta da filari orizzontali e paralleli di blocchi accuratamente sbozzati ma privi di spigoli e angoli di 90°. Le facce orizzontali dei conci tendono a raggiungere una maggiore regolarità ottenuta in fase di estrazione grazie alla coincidenza con il piano geologico di deposizione della roccia. I profili verticali dei conci, sbozzati manualmente non raggiungono sempre un medesimo grado di regolarità. In tal caso, i vuoti determinati dalle irregolarità dei conci vengono colmati tramite l’inserimento di piccole zeppe in pietra. Per lo stesso motivo i letti di malta sono abbastanza regolari e sottili mentre i giunti verticali sono più abbondanti ed irregolari. Nel senso dello spessore del muro i conci sono lavorati con estremità a cuneo per una migliore adesione al nucleo della muratura a sacco, composto da pietrame irregolare e scarti di lavorazione affogati in abbondanti gettate di una malta tenace. Le altezze medie degli elementi che compongono questo paramento murario sono comprese tra i 18 ed i 23 cm.

Le scarse tracce di lavorazione conservate dai blocchi rimandano ad uno strumento a punta adoperato in maniera abbastanza grossolana al solo fine di regolarizzare il blocco senza raggiungere mai il livello della squadratura. La collocazione topografica di questo muro, posto sul limite del pianoro, ne lascerebbe ipotizzare l’appartenenza alla cinta difensiva inferiore dell’insediamento e le caratteristiche tecniche dell’apparecchiatura muraria orienterebbero un plausibile inserimento in un contesto cronologico di XII secolo.

Risalendo il pendio, venti metri circa a monte dell’evidenza materiale appena descritta, si trovano i resti di una massiccia struttura muraria della quale si conservano due pareti, tra loro stratigraficamente legate secondo un angolo molto ampio. La prima parete, conservata per una larghezza di 2.30 metri ed un’altezza di 1.80 metri, si adatta tramite una risega decrescente alla roccia affiorante sulla quale si imposta, ed è orientata in direzione nord-est/sud-ovest, mentre il secondo lacerto conservato, mantiene la stessa altezza per una larghezza par a 1.30 metri, e piega verso nord.

L’apparecchiatura muraria è composta da conci sommariamente squadrati posti in opera per filari orizzontali e paralleli con, a volte, l’aiuto di zeppe nei giunti verticali. I letti ed i giunti di malta sono regolari anche se di un certo spessore. I conci dell’angolata, che assolvono la funzione di cerniera tra i due muri, denotano una notevole perizia nell’esecuzione dell’angolo ottuso.

La sezione a vista della struttura denota un sacco interno apparentemente non organizzato, composto da gettate successive di pietre non lavorate affogate in abbondanti gettate di malta. Lo spessore raggiunge 1.70 metri.

Le caratteristiche della tecnica costruttiva orienterebbero un inserimento della struttura in un arco cronologico racchiuso tra la fine del XII secolo e la prima metà del successivo. Più complessa si presenta una ricostruzione dell’articolazione originaria della struttura, non semplificata dal parziale stato di conservazione e dagli ingenti strati di crollo accumulati nel versante settentrionale. Il fatto che in corrispondenza dell’angolata ovest la struttura sia poggiata ad un muro escluderebbe la presenza del lato perimetrale occidentale e dunque che potesse trattarsi di un edificio chiuso. A questo punto si potrebbe immaginare una struttura turriforme edificata ad integrazione delle strutture difensive della cinta muraria più antica dell’insediamento.

Questa struttura si poggia, nel lato ovest, ad un muro che prosegue per 60 metri circa secondo un allineamento nord-ovest/sud-est. L’apparecchiatura muraria si caratterizza per l’impiego blocchi di dimensioni medio-grandi non lavorati o soltanto spaccati in maniera sommaria, posti in opera su filari estremamente irregolari e frequentemente sdoppiati che necessitano di una continua opera di regolarizzazione tramite l’inserimento di numerose zeppe a colmare i vuoti generati da una lavorazione quasi assente. Se in qualche punto è possibile seguire meglio la presenza di filari pseudo orizzontali questi sono legati alla posa in opera di blocchi selezionati, con facce orizzontali più regolari provenienti dal distaccamento secondo le linee di deposizione geologica. Gradatamente il muro cambia orientamento piegando infine in direzione nord. Nel fronte nord del pianoro un lacerto di muro, lungo 10 metri ed alto 1.5 metri, con caratteristiche tecniche del tutto analoghe a quelle appena descritte, è orientato in direzione est-ovest, e potrebbe essere interpretato come il muro di chiusura del versante settentrionale dell’insediamento.

L’unica differenza è verosimilmente rappresentata da una maggiore selezione dei blocchi, che in tal modo riescono ad essere posti in opera per filari più regolari, che necessitano comunque di abbondanti letti di malta e numerose zeppe funzionali a ritrovare l’orizzontalità. La lavorazione dei blocchi è al limite tra il semplice spacco ed una sommaria sbozzatura per le facce verticali e l’orizzonte cronologico di riferimento potrebbe essere quello del X secolo. É probabile che una prima organizzazione del sito, risalente appunto al X secolo circa, occupasse un’area più ridotta, ampliata soltanto in occasione della riorganizzazione dell’insediamento avvenuta nel XII secolo.

Più a valle, ad una distanza di trenta metri circa, un ulteriore allineamento murario si sviluppa sul bordo del pianoro, in direzione est-ovest, per 15 metri circa di lunghezza ed un’altezza conservata di circa 1.5 metri, pari a 5 filari, ai quali se ne aggiunge uno di fondazione aggettante dalla superficie muraria.

L’apparecchiatura muraria si caratterizza per una posa in opera estremamente regolare di conci accuratamente sbozzati, con angoli maggiormente evidenziati in alcuni casi. I letti ed i giunti di malta tendono a raggiungere spessori elevati ed irregolari soprattutto in corrispondenza delle facce verticali delle bozze. La finitura superficiale consiste in una approssimativa regolarizzazione delle superfici a vista tramite uno strumento a punta adoperato secondo un’angolazione quasi perpendicolare.

L’estremità est del muro sembra costituita da un’angolata composta da conci lavorati con maggior cura e più vicini alla squadratura, forse proprio in virtù della funzione statica ricoperta. La superficie è rifinita con uno strumento a punta che lascia tracce orizzontali poco profonde larghe 0.5 cm circa e lunghe fino a 10 cm. Le abitazioni del borgo, come il muro edificato nel margine meridionale del pianoro, sono edificate con una tecnica costruttiva analoga e l’insieme potrebbe essere attribuito ad una ridefinizione degli spazi del castello, con la ricostruzione di una cinta muraria più ampia e la pianificazione di una serie di strutture disposte regolarmente ad occupare l’intera superficie del poggio. Le caratteristiche tecniche orientano verso una datazione racchiusa entro la metà del XII secolo.

In alcuni dei conci sparsi negli ingenti crolli sono state registrate tracce di finitura superficiale relative ad un nastrino che evidenzia i bordi di un concio di forma quadrata con uno spessore di 0.5 cm. La superficie invece reca tracce di uno strumento a punta e percussioni inclinate.

All’interno di uno degli ambienti del pianoro sommitale si conserva una macina scolpita in un grande blocco di roccia vulcanica. Si tratta della sezione fissa di un impianto molitorio per granaglie, anche se in posizione non originaria, accanto alla quale si conserva anche un frammento della parte rotante. La prima ruota si presenta in ottimo stato di conservazione con un diametro pari a 1.08 m e con un foro quadrangolare al centro di 23 per 21 cm. La superficie è perfettamente spianata anche per effetto dell’usura determinata dallo sfregamento della ruota soprastante, mentre le pareti laterali, alte 36 cm circa, sono rifinite con uno strumento a punta che lascia tracce larghe 0.5 cm, oblique e parallele tra loro ma non lunghe. In altri punti le tracce rimandano a percussioni non oblique ma quasi perpendicolari con segni ravvicinati e puntinati. Il frammento della macinella ha un raggio pari a 35 cm circa ed un’altezza di 20 cm, e le tracce di lavorazione rimandano agli stessi strumenti registrati nella porzione fissa.

In altri punti del pianoro sommitale si individuano vasche di piccole dimensioni scavate in affioramenti rocciosi: La relativa semplicità con la quale era possibile scolpire la trachite permetteva di creare strutture funzionali agli usi domestici degli abitanti del borgo. Una di queste vasche è di forma pseudo-circolare, 40 cm di diametro, ed una profondità che non supera i 15 cm, con un foro di uscita per i liquidi sul fondo. Verosimilmente associata alla vasca e ricavata nello stesso blocco di pietra è una buca di forma quadrangolare e dimensioni di 20 per 15 cm, e scarsa profondità, che potrebbe essere interpretata come l’alloggio per un palo ligneo, del quale tuttavia non è chiara la funzione.