Chiesa di San Leonardo a Belagaio
Luoghi di culto

Chiesa di San Leonardo a Belagaio

Possedimento dei conti Ardengheschi nel XII secolo

Roccastrada

L’analisi del Catasto Leopoldino induce a pensare che la conformazione planimetrica del Castello del Belagaio , attestato nei documenti scritti come un possedimento dei conti Ardengheschi nel XII secolo, possa essere considerata l’unica evidenza rispettata dal restauro ottocentesco che ha interessato l’intero complesso.
La piccola chiesa a navata unica dedicata a San Leonardo, presenta un’elegante facciata con portale coronato da un arco a sesto acuto poggiato sopra un architrave che si imposta su mensole aggettanti modanate a sezione convessa. La porzione sommitale del prospetto principale è caratterizzata dalla presenza di uno snello campanile a vela al cui interno si apre una piccola bifora con archetti a tutto sesto in pietra spartita da una colonnina centrale.
L’analisi stratigrafica rivela il complesso come risultato di un’operazione costruttiva unitaria, che non lascia trasparire soluzioni nella omogeneità dell’apparecchiatura muraria, al contrario delle notizie riguardanti le condizioni dell’edificio nel XVIII secolo che attestano una struttura in pessimo stato di conservazione. Le informazioni di un restauro relativo all’intero complesso, avvenuto attorno alla fine del XIX secolo, lascerebbero immaginare una ricostruzione integrale che ha utilizzato materiali da costruzione dell’edificio ecclesiastico precedente, come è possibile dedurre dall’analisi della tecnica muraria attuale.
La tessitura muraria si caratterizza per la posa in opera di conci ben squadrati e rifiniti in superficie, allineati su filari paralleli e orizzontali. Le uniche anomalie individuate potrebbero riguardare le tracce di lavorazione presenti su molti dei conci posti in opera, in quanto oltre ad una subbia sono attestati i segni di uno scalpello utilizzato per la riquadratura dei bordi degli elementi lapidei, ed una gradina per la finitura superficiale. La gradina è uno strumento composto da una lama simile a quella di uno scalpello, ma con l’estremità a taglio incisa da una serie di piccoli denti paralleli tra loro. Il suo impiego lascia sulla superficie della pietra segni costituiti da linee parallele che possono essere anche utilizzati come gradevole motivo decorativo. Si tratta però di uno strumento la cui presenza non è stata individuata in nessuno degli edifici analizzati nel territorio indagato, e che potrebbe tradire la presenza di interventi ottocenteschi.
(Articolo a cura della Comunità Montana Colline Metallifere)

Roccastrada
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