Colline del Montalbano: il vino
Vino, olio e miele

Il vino del Montalbano

Una tradizione lunga più di due millenni: dal vino degli Etruschi al Chianti dei giorni nostri

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Vino, olio e miele
Assieme all'olio, il vino è da sempre il prodotto più importante e più diffuso del territorio di questa zona. L'ottima qualità di questi due prodotti è dovuta non soltanto alle caratteristiche favorevoli del terreno, ma anche all'accurata lavorazione che mantiene i tradizionali processi produttivi.
Il ritrovamento di vasi di vino all'interno di alcune tombe etrusche e l'assegnazione da parte di Cesare ai suoi veterani, tra il 50 e il 60 a.C., di talune terre tra l’Arno e l’Ombrone coltivate fin da allora a vite, ci riporta un bel po' indietro nel tempo. Uno dei primi documenti sulla produzione vinicola ed olearia di queste colline giunge invece qualche secolo più tardi, sotto il dominio, dei Franchi, nell’804 d.C..
L'uvaggio dei vigneti è quello tipico del Chianti: sangiovese, canaiolo, malvasia bianca e trebbiano; vengono prodotti in queste zone il Chianti Montalbano D.O.C.G., il Bianco della Valdinievole D.O.C., il Vin santo della Valdinievole, il Bianco Empolese D.O.C.. Si discostano da tale uvaggio invece i vini prodotti a Carmignano: il Carmignano D.O.C.G., il Vin Ruspo D.O.C., il Barco Reale D.O.C., il Vin Santo di Carmignano D.O.C..
Il Chianti Montalbano appartiene alla grande famiglia dei vini Chianti, sui quali probabilmente non servono molte parole; pur avendo la propria personalità, mantiene le caratteristiche comuni di tutti i Chianti, che li contraddistinguono da tutti gli altri vini: il bel colore rubino ed il caratteristico profumo vinoso con sentori di mammola.
Il vino di Carmignano, grande vino da arrosto e da cacciagione, a lungo invecchiamento, si era fatto davvero un buon nome, tanto che nel 1716 il granduca Cosimo III de' Medici emise prima un decreto e poi un bando con cui stabiliva precise e severe norme per la vendemmia e delimitava la zona di produzione. Fu questo il primo esempio nel mondo per la denominazione di origine controllata (anticipò di circa un secolo la AOC francese ) e costituì al contempo la prima patente di nobiltà del Carmignano: infatti soli altri tre vini toscani in quegli anni (il Chianti, Pomino e Valdarno Superiore ) si potevano fregiare di un tale riconoscimento. Purtroppo però nel 1932 l' intero comprensorio del Carmignano fu così inglobato nella denominazione Chianti DOC, dimenticando ingiustamente tutta la tradizione viticola di queste colline.
La presenza di alcuni vitigni, come il Cabernet, che nel resto della Toscana non sono molto frequenti o addirittura sconosciuti, rendono questo vino ben diverso dal Chianti per precise qualità organolettiche. Nell' aprile del 1975 al vino color rubino di Carmignano, tendente con gli anni ad acquistare una colorazione ambrata dai riflessi tra l'arancio e il cotto, venne pertanto concessa la DOC, con la facoltà di includervi le annate in invecchiamento fino al 1969. Nel 1990, infine, a riconoscere la sua spiccata personalità e ad inglobare il rosso Carmignano nella mappa dei nove vini italiani in quel momento di maggior prestigio ( nel '96 già dodici ), è arrivata pure la Garantita, applicabile per i vini in invecchiamento fino al 1988.
Il Carmignano non è però solo rosso, anche se è soprattutto per questo vino che tali colline sono diventate famose. Dai vitigni della zona, accanto al Chianti Montalbano DOCG che è prodotto senza l’aggiunta di Cabernet, nascono pure alcuni considerevoli vini bianchi. Purtroppo sono prodotti in scarsa quantità, anche se la loro tecnica di vinificazione si è affinata moltissimo negli ultimi anni. Ma soprattutto vi sono il Vin Ruspo e l'ottimo Vin Santo. Si tratta di due vini pregiati al pari del Carmignano e dal 1982 si possono fregiare della denominazione di origine controllata.
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