Pieve Santo Stefano, Museo diari

Pieve Santo Stefano

Il borgo amato da Lorenzo il Magnifico, oggi noto come "Città del Diario"

Leggi la storia Pieve Santo Stefano su logo toscana ovunque bella Pieve Santo Stefano Pieve Santo Stefano, un paese alla riscoperta della sua memoria Distrutto dalle mine tedesche nel 1944, Pieve Santo Stefano risorse come l’Araba Fenice dalle macerie grazie all'Archivio Diaristico NazionaleLeggi la storia

Ai confini orientali della provincia di Arezzo e di tutta la Toscana, ad animare la prima ansa disegnata dal Tevere, c’è Pieve Santo Stefano, la Città del Diario. Di antichissima fondazione - vi sono tracce di un insediamento che risalgono addirittua al Neolitico - questo fazzoletto di terra non ha mai smesso di essere abitato. L’epoca romana ha lasciato i ruderi dei ponti che attraversavano il Tevere, notevoli i resti a Sigliano, dove ce n’era uno a cinque arcate pensato per sostenere il traffico della Ariminensis, la via che univa Arezzo con Rimini, valicando l’Appennino al Passo di Viamaggio (Via Maior). Anticamente la zona di Pieve Santo Stefano era conosciuta come Suppetia, come prova un’iscrizione trovata nel tempietto della Madonna del Colledestro, in cui si riporta la commissione di Publio Sulpicio e di sua moglie Cellina, che avevano fatto erigere in quest’area un tempio al dio Tevere e alle Ninfe.

In epoca medievale il territorio di Pieve Santo Stefano ha visto susseguirsi varie dominazioni: prima i Fiorentini, poi i Tarlati, fino a divenire sede di un Vicariato nel 1545. Nel 1216 i Pievani offrono in dono a San Francesco il monastero di Cerbaiolo, che divenne così proprietà dei Frati Minori (citando un adagio pievano, “chi ha visto la Verna senza vedere Cerbaiolo, ha visto la mamma senza vedere il figliolo”). Sotto Lorenzo il Magnifico la piccola città godette del suo momento di massimo splendore, il Magnifico amava molto Pieve Santo Stefano, tanto da arricchirla con opere dei Della Robbia (una bella terracotta invetriata di Girolamo della Robbia, Gesù e la samaritana al pozzo, si può ammirare all’interno del Palazzo comunale), di Piero della Francesca e del Ghirlandaio - ma purtroppo gran parte di questo inestimabile patrimonio rimarrà sommerso nell’alluvione del 1855.

La storia più recente di Pieve Santo Stefano è infatti segnata da due tragici eventi, il primo è la già citata inondazione, in cui vennero distrutti molti dei documenti archivistici e delle testimonianze artistiche della città; il secondo è la devastazione provocata dalle truppe tedesche in ritirata, che minarono e distrussero il centro storico, in quell’occasione si salvarono solo il Palazzo del Comune e le chiese. Ricostruita rapidamente, Pieve Santo Stefano nei decenni successivi ha raggiunto una nuova notorietà in qualità di Città del Diario. Forse proprio grazie all’impulso di ritrovare e rinsaldare una memoria messa a dura prova dagli eventi degli ultimi due secoli, nel 1984 nasce da un’idea del giornalista e scrittore Saverio Tutino, l’Archivio Diaristico Nazionale, che raccoglie migliaia fra diari, memorie ed epistolari.

Oltre all’Archivio e al Museo del Diario (cui è legato il Premio Pieve, un concorso per le storie autobiografiche che si svolge ogni anno verso metà settembre), nel territorio di Pieve Santo Stefano vale la pena visitare l’antichissimo Eremo di Cerbaiolo (un monastero benedettino del VIII secolo che è un mirabile esempio di insediamento in zone impervie) e il curioso Tempietto (ottagonale) di Santa Maria del Colledestro. Sempre a settembre - forse il miglior mese per visitare il paese - si svolge il Palio dei Lumi, che si chiude con la disputa del Calcio in costume, una sfida tra quattro rioni molto simile al Calcio Storico fiorentino.

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