Barga

I borghi dell'Appennino che raccontano la storia

Le località più belle di queste montagne

Rondinaio, Alpe Tre Potenze, Giovo e Cima dell'Omo Romecchio sono le cime scabre che dividono le tre province di Lucca, Pistoia e Modena ed i paesaggi diversi dei due lati dell'Appennino, dovuto alla diversa giacitura del corrugamento. Nei fondovalle umidi delle montagna sopravvivono salici, ontani, carpini e noccioli dove vivono salamandre, merli acquaioli, codirossi spazzacamino, picchi muraioli, ballerine gialle e più su fra boschi di faggi, aceri, tigli, ciliegi alloggiano tassi, puzzole, volpi e caprioli.
 

Nel 1818 Maria Luisa di Borbone, duchessa di Lucca e Francesco IV, duca di Modena, vollero realizzare una grande strada per superare l'Appennino e unire i Ducati. Una strada spettacolare e panoramica nella bella stagione, in inverno l'ultimo tratto sterrato è chiuso al traffico per la gran quantità di neve e ghiaccio.

 

A Castelvecchio Pascoli nel 1895 si trasferì Giovanni Pascoli con la sorella e frequentando il paese, la gente e la vita che si ha in montagna si ispirò per comporre "I canti di Castelvecchio" ed altre liriche.
 

La città vecchia di Barga si difese nel cerchio delle sue mura e al borgo protetto da un maestoso Cedro, si accede da due porte. Dentro un intrico di storia: un convento, il teatro ottocentesco e strette ripide strade fino alla cima del colle dove  si erge il duomo. Barga nuova se ne sta distesa ai suoi piedi, ha strade alberate e graziose villette di inizi Novecento.

Ai piedi del colle sorge la pieve di Loppia, le cui esili colonne originali sono visibili solo attraverso le aperture lasciate nella nuova muratura di sostegno. La facciata è in stile romanico pisano, ben conservata dal XIII secolo, come il campanile. La Torre di Ghivizzano invece, da dove Castruccio difendeva la sua Vicaria da pistoiesi e fiorentini, ha un'architettura severa, con quattro sale sovrapposte e merli agli angoli.

La storia di Coreglia fino alla metà del XIII secolo si perde nel groviglio delle dispute locali, dai Conti Rolandinghi fino agli Alteminelli, che nel XIV secolo ne fecero una roccaforte munitissima. Il duomo romanico fa da centro alle numerose strade che risalgono la collina disegnando la struttura di una rocca signorile.
 

Il museo della figurina di gesso e dell'emigrazione racconta le storie parellele della manifattura artistica del gesso e dell'emigrazione che dall'Ottocento ha allontanato generazioni di figurinai, che vendevano i loro manufatti da ambulanti e i più abili trovarono fortuna in molti paesi come decoratori e scultori di anatomie per laboratori.
 

L'itinerario ha come ultima tappa l'antico borgo fortificato di Tereglio.