Firenze, la Basilica della Santissima Annunziata

Itinerario “La maternità di Maria”

SS. Annunziata, Spedale degli Innocenti, Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, Ospizio dell’Orbatello, Duomo “porta della Mandorla”

S.S. ANNUNZIATA
La Santissima Annunziata, il maggiore santuario mariano di Firenze, nasce per iniziativa di sette nobili fiorentini (fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria) che nel 1233 scelsero una vita di servizio a Dio e al prossimo, nella devozione alla Vergine, “Gloriosa domina nostra”.

In principio fu solo un piccolo oratorio fuori dalle mura cittadine: Santa Maria in Cafaggio. La devozione popolare e la fede profonda, che vedono nella presenza materna di Maria, madre di Cristo e della Chiesa, la via prediletta per sperimentare la Presenza di Gesù in ogni circostanza della vita, portarono alla nascita di numerose opere di carità intorno al santuario e all’ampliamento e alle decorazioni della chiesa, grazie alle donazioni elargite dalle famiglie abbienti.

Dalla piazza, oltre il porticato e il “chiostrino dei voti”, si entra nella basilica. Subito a sinistra il particolare clima di raccoglimento e di orazione si riconosce nell’immagine dell’Annunciazione (1252) circondata da una sontuosa edicola (sec. XV): la luce delle candele illumina gli ex voto collocati intorno alla venerata immagine. Il libro che Maria stava leggendo è ora abbandonato, poiché la profezia (Isaia 7, 13-14) in lei si è compiuta e il Verbo si fa carne: lo sguardo è rivolto verso l’alto, da dove verrà lo Spirito, le mani richiamano l’attenzione al grembo in cui Dio si farà uomo.

Si narra che il pittore, Bartolommeo, dipingendo il volto della Madonna, fu preso da sgomento e cadde svenuto; al risveglio trovò la figura meravigliosamente compiuta
. Tale vicenda straordinaria e i miracoli ad essa associati fecero di questa “chiesa dell’Annunziata” uno dei punti di attrazione spirituale più significativi di Firenze, tanto l’immagine fu presto riprodotta in molti luoghi pubblici e privati.

Nella cappella a destra dell’Annunciazione (sec. XVII) è il Transito di San Giuseppe, nella tradizione popolare il Santo invocato per la buona morte. L’episodio dell’agonia di San Giuseppe non è nei vangeli, ma il suo significato è strettamente legato alla maternità di Maria e sottolinea il legame di amore che Dio, raffigurato in alto, ha stretto con l’uomo.

Nel Chiostrino dei voti, dove venivano esposti gli ex voto per grazia ricevuta, sono affrescate da un lato le storie di San Filippo Benizzi, uno dei Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria, dall’altro le storie della Vergine tra le quali spicca la Visitazione. Elisabetta, nonostante l’età avanzata incinta del Battista, riconosce per prima la natura divina del figlio di Maria. Nel dipinto (Pontormo, 1516) è espressa la gioia delle due donne nel riconoscersi reciprocamente oggetto della predilezione di Dio per la salvezza dell’umanità. Si rappresenta non una semplice visita di cortesia, ma l’adempimento dell’antica promessa di Dio. Significativa è la presenza del Sacrificio di Isacco nello spazio sopra la Visitazione: Dio ferma la mano di Abramo, con cui era stato stretto l’antico “patto di alleanza”, mentre la nuova alleanza trova il suo compimento nel sacrificio del Figlio, già presente nel seno di Maria.

SPEDALE DEGLI INNOCENTI
Delle tre logge che delimitano la piazza, la prima ad essere costruita è quella degli Innocenti, famoso spedale fondato nel 1419. Il mercante pratese Francesco Datini assegnò un’ingente somma alla costruzione del ricovero per gli orfani: per l’edificazione il governo cittadino acquistò un terreno adiacente l’Oratorio dei Servi di Maria e commissionò all’Arte della Seta la cura, la costruzione e la gestione. Della realizzazione fu incaricato il Brunelleschi, che già stava lavorando alla Cupola del Duomo, perché la fabbrica fosse un vero monumento civico: era l’affermarsi di un umanesimo fondato sulla fede cristiana che riconosceva all’uomo totale dignità, che si estende fino ai più bisognosi e indifesi come i bambini.

L’architettura dell’edificio risponde a tutte le esigenze funzionali al suo scopo e nello stesso tempo traduce nella pietra la fiducia del Rinascimento cristiano in un ordine che educa e nobilita l’uomo: lo schema semplice del grande chiostro interno, intorno a cui si distribuiscono gli spazi più importanti, e la grande loggia lungo il prospetto principale, segno di riparo e accoglienza per chi si reca allo spedale e raccordo spaziale tra il possente edificio e lo spazio aperto della piazza.

Sotto il loggiato, a sinistra, è ancora visibile la finestra - ora murata - con la “ruota”, dove venivano lasciati i bambini per essere accolti; al di sotto era un tempo posta la “pila”, una pietra a forma di acquasantiera, dove veniva adagiato il neonato che era consegnato alle cure dello spedale. Nel 1525 ai lati della finestra venne posto un “presepio”.

SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI
Il primo edificio della Chiesa (1256) era di impianto gotico di forma rettangolare; alla fine del ‘400 i cistercensi fecero costruire la cappella maggiore, e le dodici cappelle laterali. Fu ampliato il monastero e, su progetto di Giuliano da Sangallo, furono realizzati il chiostro interno e il porticato sulla strada. Nel 1628 subentrarono le monache carmelitane, che portarono il corpo incorrotto di Maria Maddalena de’ Pazzi canonizzata nel 1669. I dipinti e i rifacimenti che decorano le cappelle risalgono tutti alla fine del ‘600: per la maggior parte sono opera del pittore Ciro Ferri, cui si deve anche la pala centrale La Madonna dona una catena d’oro a Santa Maria Maddalena, mentre le due laterali, Matrimonio Mistico e la Vergine presenta il Bambino a Santa Maria Maddalena, sono di Luca Giordano. Tutti i dipinti, che narrano con evidenza drammatica episodi della vita spirituale della Santa e le sue visioni mistiche di intenso dialogo diretto, erano destinati ad indicare alle suore e a coloro che varcavano la soglia della chiesa il ruolo di Maria nel cammino spirituale.

OSPIZIO DELL'ORBATELLO
Il primo impianto di questo complesso, sede ora di una biblioteca universitaria, è della seconda metà del ‘300: in un’ampia zona erbosa (orbatello) nei pressi dello Spedale degli Innocenti e del Santuario della SS. Annunziata, l’agiato fiorentino Jacopo degli Alberti fece realizzare un oratorio ed un asylum per le vedove e le fanciulle senza dote. Dedicato all’Annunziata, come testimonia una delle poche opere originali rimaste in loco (Annunciazione, datata 1485, nella lunetta sopra l’ingresso della chiesa). L’Ospizio ebbe nei secoli ampliamenti e rifacimenti, ma fu sempre destinato all’accoglienza delle donne sole e dei loro bambini. Nel ‘700 fu anche sede di una scuola di ostetricia nata in seguito all’esperienza di accoglienza delle ragazze madri.

DUOMO
, "PORTA DELLA MANDORLA"
L’ingresso nord del Duomo è la “Porta della Mandorla”, così detta per il rilievo di marmo intarsiato in cui la Madonna è raffigurata nella caratteristica mandorla allusiva della gloria celeste. L’opera fu realizzata da maestri di generazioni successive (1391-1422) tra cui spicca Nanni di Banco.

Anche se nella liturgia l’Incoronazione della Vergine segue l’Assunzione, qui la Madonna è rappresentata al momento dell’ascesa al cielo, ma già assisa sul trono regale: è la Regina, Vergine Maria identificata con la Chiesa. L’intercessione di Maria, madre di Gesù, accompagna il credente nel suo cammino verso Cristo risorto, cammino che inizia col sì di Maria raffigurato nel mosaico sottostante l’Assunzione.
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