Valle dell'Arno: riserve naturali, parchi storici e giardini

Diverse aree naturali protette di interesse locale (a.n.p.i.l.) tutelano i più integri tratti della valle dell'Arno fra Arezzo e Firenze.

L'a.n.p.i.l. Le Balze, sulla destra del fiume, si estende sulle pendici del Pratomagno, fra Terranuova Bracciolini, Loro Ciuffenna e Pian di Scò, in una zona caratterizzata da particolari formazioni geologiche, le Balze appunto, ossia pareti verticali intagliate nelle colline friabili. La genesi di queste forme di erosione è dovuta all'Arno e ai suoi affluenti che prima hanno colmato la valle con detriti eterogenei sabbiosi, ciottolosi e limosi, dopo di che hanno ricominciato a eroderla, scavando canyon e gole. I sedimenti pliocenici-pleistocenici conservano numerosissimi fossili di piante ed animali dell'epoca di deposizione. La vegetazione dell'area è quella tipica della Toscana collinare, fatta di boschi di leccio e roverella (Quercus ilex, Q. pubescens), di ginestre, ginepro comune, prugnolo, rose selvatiche (Spartium junceum, Juniperus communis, Prunus spinosa, Rosa canina) e di sclerofille sempreverdi come il mirto, il lentisco e il corbezzolo (Myrtus communis, Pistacia lentiscus, Arbutus unedo). Lungo i corsi d'acqua si trova una vegetazione riparia costituita da salici, pioppi (Salix alba, S. cinerea, Populus nigra, P. alba), ontani e sambuchi (Alnus glutinosa, Sambucus nigra), con rampicanti quali l'edera, la vitalba (Hedera helix, Clematis vitalba) e il raro luppolo (Humulus lupulus).

Ampi tratti del corso dell'Arno e dei versanti vallivi adiacenti sono protetti nelle riserve naturali provinciali di Valle dell'Inferno - Bandella e di Ponte a Buriano - Penna. In entrambi i casi due dighe sull'Arno hanno creato ampi invasi le cui sponde sono in via di impaludamento e di colonizzazione da parte della vegetazione palustre: al momento vi si trovano specie comuni come la cannuccia di palude e la mazzasorda (Phragmites australis, Typha latifolia), alcune carici (Carex sp. pl.) e le belle fioriture dell'iris palustre e della salcerella (Iris pseudacorus, Lythrum salicaria). Boschi di pioppi e salici (Populus sp. pl., Salix sp. pl.), olmi ed ontani (Ulmus minor, Alnus glutinosa) in cui si trova ancora abbastanza frequentemente la farnia (Quercus robur), completano il quadro delle cenosi ripariali. I versanti collinari sono ammantati di boschi di cerro, rovere e roverella (Quercus cerris, Q. petraea, Q. pubescens) e di carpino nero (Ostrya carpinifolia) nelle posizioni più fresche, oppure di leccio (Quercus ilex) e sclerofille sempreverdi sui versanti più caldi.

Visitabilità: Le Balze: libera; accessi dalle provinciali fra Terranuova Bracciolini, Loro Ciuffenna, Caselfranco di Sopra, Pian di Scò, Faella; sentieri escursionistici dai centri abitati. Valle dell'Inferno - Bandella: presso la diga di Levane, raggiungibile dalla statale 69 da Montevarchi ad Arezzo deviando a Levane; Ponte a Buriano - Penna: accessi da Ponte a Buriano e Laterina; per queste ultime due aree protette: informazioni e visite guidate presso WWF Valdarno, tel. 055.980622; Associazione Il Viottolo, tel. 055.970066, e-mail: ilviottolo@tin.it.


 

Arboreto monumentale di Moncioni

Il parco privato di Moncioni, realizzato alla metà del XIX secolo da un appassionati di botanica, l'avvocato Gaeta, è un interessante arboreto sperimentale privato, in cui l'antico proprietario metteva a dimora piante esotiche annotando gli esiti della coltura e la storia dei singoli alberi. Si trattava per lo più di conifere destinate ai rimboschimenti collinari e montani: una delle prime specie sperimentate è la douglasia (Pseudotsuga menziesii), largamente impiegata nel Novecento per rimboschimenti in Toscana, ma si arrivò a un totale di oltre duecento specie diverse. Oggi si possono ammirare diversi esemplari secolari di imponenti dimensioni: oltre alle douglasie, cedri del Libano (Cedrus libani), cipressi (Cupressus sempervirens), cefalotassi (Cephalotaxus harrigtonia), abeti rossi del Caucaso (Picea orientalis), nonché diverse latifoglie. Viburno (Viburnum tinus), edera (Hedera helix), bosso (Buxus sempervirens) e anche alcuni rari tassi (Taxus baccata) costituiscono, assieme ad altre piante, il sottobosco ombroso.

L'area è oggi classificata come area naturale protetta di interesse locale, ma è ancora di proprietà privata e per accedervi è necessario richiedere il permesso.

Visitabilità: su prenotazione: Sig. Luciano Monaci, tel. 055.9702021. Accesso: da Montevarchi si raggiunge Moncioni e si prosegue fino in loc. Poggiolo.


 

Roseto Fineschi di Cavriglia

Il giardino delle rose Carla Fineschi è un esempio di giardino tematico di recente concezione (seconda metà del Novecento), impostato tutto su questo genere di arbusti che dopo secoli di ibridazioni, selezioni, esperimenti, è oggi fra quelli che annoverano più specie e cultivar ornamentali. Nel roseto botanico in questione sono migliaia le varietà coltivate ed è senz'altro la più ampia collezione di rose d'Italia. Il periodo migliore per la visita è senz'altro la primavera.

Visitabilità: tutti i giorni, dal mattino al tramonto; ubicazione: loc. Casalone, Cavriglia; informazioni: tel. 055.966638.

 

Bosco di Sargiano

Poco distante da Arezzo, presso il convento francescano di Sargiano, si trova l'omonimo bosco. Si tratta di un bel bosco di roveri (Quercus petraea) d'alto fusto che ammanta i versanti terrazzati del monte Lignano. La rovere è una quercia caducifoglia che negli ultimi secoli è andata rarefacendosi, sia per il disboscamento e la messa a coltura dei terreni planiziali e collinari in cui vive (terreni solitamente sciolti e fertili), sia per il legno pregiato, adatto a botti ed altri manufatti. Il mantenimento di un bosco in cui le roveri sono ancora la specie dominante è dovuta all'oculata selvicoltura operata dai monaci. Il bosco è comunque formato anche da altre specie, come il leccio (Quercus ilex), il corbezzolo (Arbutus unedo) e l'orniello (Fraxinus ornus), mentre nel sottobosco ombroso fioriscono i ciclamini (Cyclamen repandum, C. hederifolium).