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Ponte a Buriano, lungo la Setteponti

La strada dei Sette Ponti, arte e storia

La Via Romea da Firenze ad Arezzo

Prima tappa
Pontassieve: nodo stradale e caposaldo militare
Pontassieve, ponte mediceo
Pontassieve, ponte mediceo - Credit: Konrad Jagodziński

Da Firenze, la prima tappa è a Pontassieve, un nodo stradale di primaria importanza, tanto che da semplice villaggio si trasformerà, nella seconda metà del Trecento, nella 'terra sive castri Sancti Angeli', uno dei capisaldi militari dello stato fiorentino.

La strada iniziava dal borgo cittadino di San Pier Maggiore e procedeva con un andamento parallelo al corso dell'Arno. Sul tracciato si conformerà il plebato periurbano di San Giovanni Battista a Remole, i cui popoli non a caso si distribuivano in una fascia di territorio che si sviluppava longitudinalmente seguendo appunto l'Arno. L'itinerario della via era segnato dai popoli le cui chiese erano suffraganee della pieve (Terenzano, Compiobbi, San Donato a Torri, Le Sieci) e dalla stessa pieve di Remole, poco dopo la quale s'incontrava Sant'Angelo di Sieve (Pontassieve).

Appena attraversata la Sieve, col ponte mediceo costruito nel 1555, si distaccava sulla destra il percorso che risaliva il basso corso del principale affluente dell'Arno sino a Dicomano, continuando poi in direzione dell'abbazia di San Godenzo. Si trattava della transappennica che, per l'Alpe di San Benedetto, giungeva in Romagna, una via che nel corso dei secoli mosse viaggiatori e merci, ma non particolarmente i pellegrini che ad essa preferivano la via dell'Alpe di Serra, percorso romipeto che superava l'Appennino, in Casentino e che possedeva l'indubbio vantaggio di condurre direttamente a Roma.

Seconda tappa
Alle pendici del Pratomagno
Pratomagno
Pratomagno

A Pontassieve fa capo la via dei Sette Ponti, una strada di probabile origine etrusca che nei secoli centrali del Medioevo conobbe una particolare fortuna non solo per i collegamenti tra Firenze e i centri emergenti del suo contado che si distribuivano per le pendici del Pratomagno, ma anche, in una certa misura, come itinerario per Roma per la possibilità che offriva di utilizzare, a partire da Arezzo, la via dell'Alpe di Serra, importante alternativa alla Via Francigena.

La strada, che si sviluppava lungo la fascia pedemontana del Pratomagno, era punteggiata da un significativo allineamento di chiese plebane: San Pietro a Pitiana, San Pietro a Cascia, Santa Maria a Scò, San Pietro a Gropina, San Giustino Valdarno. Si tratta di chiese che nel loro insieme rappresentano la principale testimonianza dell'architettura romanica religiosa nella regione valdarnese.

Terza tappa
Da Reggello a Castelfranco Pian di Scò
Pieve di Santa Maria a Scò
Pieve di Santa Maria a Scò - Credit: Sailko

Da Pontassieve si prosegue attraversando l’area reggellese poco distante dalla Foresta di Vallombrosa, dove si trovano le pievi di San Pietro a Pitiana e San Pietro a Cascia, la quale ospita lo splendido Trittico di San Giovenale, opera giovanile di Masaccio

Seguendo la via Cassia si approda sulla Strada provinciale 1 Setteponti che porta fino a Pian di Scò, con la pieve romanica di S. Maria nel centro storico, già citata in un documento del 1008. Arcate cieche e due monofore ornano la facciata. L'interno, a tre navate, è scandito da colonne con capitelli figurati. Sulla parete sinistra è visibile un affresco raffigurante una Madonna in trono con Bambino databile attorno al 1400, di Paolo Schiavo. 

Continuando verso Castelfranco di Sopra, merita una sosta la Badia di San Salvatore a Soffena, edificio religioso costruito nel XIV secolo su un preesistente castello, testimonianza della presenza della comunità vallombrosana nel Valdarno Superiore. All'interno pregevoli affreschi di Liberato da Rieti, Bicci di Lorenzo e Giovanni di Ser Giovanni detto lo Scheggia (XV secolo) fratello minore di Masaccio. Accanto alla Badia sorge il monastero, oggetto di recenti indagini archeologiche che hanno portato alla luce tombe medievali e rinascimentali.

Arrivati Castelfranco, di grande interesse è il disegno urbanistico del borgo, tradizionalmente attribuito ad Arnolfo di Cambio, con impianto regolare a scacchiera, una volta cinto da mura, torri e porte delle quali ne rimangono solo due. Da visitare l'Oratorio di San Filippo Neri (XVIII secolo) che qui nacque nel 1515.

Quarta tappa
Tracce etrusche a Loro Ciuffenna
Loro Ciuffenna
Loro Ciuffenna

Continuando sulla Setteponti, si arriva a Loro Ciuffenna, borgo medievale già insediamento etrusco. Da visitare, nel centro storico, la chiesa di S. Maria Assunta, con un trittico di Lorenzo di Bicci (XV sec.), e il Museo Venturino Venturi, un omaggio all'artista che qui nacque nel 1918. Per chi da Loro Ciuffenna volesse seguire un itinerario alternativo, tra i boschi e le colline del Pratomagno suggeriamo una visita a Poggio di Loro e Rocca Ricciarda, borghi interamente restaurati da dove si avrà una vista suggestiva su tutto il Valdarno.

Quinta tappa
A Gropina uno dei più antichi edifici religiosi aretini
Pieve di Gropina
Pieve di Gropina

Proseguendo in direzione sud verso Castiglion Fibocchi, si incontra la Pieve di San Pietro a Gropina, romanica (XII sec.), uno degli edifici religiosi più antichi della diocesi aretina. Di particolare suggestione è l'interno, diviso in tre navate con colonne e capitelli, testimonianza  della grande arte del saper scolpire la pietra creando delle opere d'arte che si tramandano nel tempo. Un ambone istoriato a bassorilievi con raffigurazioni umane e animali (un leone, l'aquila e un diacono), sorretto da due colonne annodate e due pilastri, è il capolavoro scultoreo della chiesa.

Nel territorio sono da scoprire altri piccoli gioielli romanici, poco distanti da Castiglion Fibocchi. La Pieve di Galatrona a Petrolo, a Bucine, oggi intitolata a San Giovanni Battista, chiesa romanica di origine paleocristiana; da ammirare, oltre al tabernacolo, il prezioso fonte battesimale di Giovanni della Robbia.

A Cavriglia si trova la Pieve di San Pancrazio, caratterizzata dalla cripta con volte a crociera, divisa in tre piccole navate da colonnine su cui si eleva il presbiterio. La presenza della cripta e l’asimmetria della zona esterna posteriore inducono a ipotizzare origini più antiche. Nel catino dell’abside resti di affresco della "Madonna col Bambino fra i santi Lorenzo e Pancrazio".

Sesta tappa
Castiglion Fibocchi e il Ponte Buriano
Castiglion Fibocchi
Castiglion Fibocchi - Credit: Ettore Timi

Poco oltre si arriva a Castiglion Fibocchi, borgo costruito come castello a guardia della strada che dal Pratomagno conduceva in Casentino. Fuori l'abitato, lungo la strada a sinistra una sosta per ammirare, all'interno della chiesa di S. Maria a Pezzano, oggi cappella del cimitero, un affresco di scuola aretina raffigurante l'Annunciazione (XIV sec.).

Qui, oltre la pieve di San Giustino, in prossimità di Castiglion Fibocchi, prima di giungere ad Arezzo, la strada supera l'Arno con il grandioso Ponte a Buriano, un manufatto che ha conservato la poderosa struttura medievale a sette grandi arcate e raffigurato da Leonardo da Vinci sullo sfondo della "Gioconda" e della "Madonna dei fusi".

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Etruschi