La Ferreria Papini di Maresca
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Un bottaccio, un maglio, una fucina sulla Montagna Pistoiese

La Ferriera Papini di Maresca esempio impareggiabile di archeologia industriale

Montagna Pistoiese
La Ferriera Papini di Maresca è uno dei più interessanti esempi di archeologia industriale presenti sulla Montagna Pistoiese. Si tratta di un mondo che ricorda le antiche officine medievali, dove i fonditori indossavano gambali ripieni di materiali refrattari e canovacci usati come prese dei ferri roventi.

In questa straordinaria magia dove regnavano il fuoco, l’acqua e il maglio si sono alternate almeno cinque generazioni di mastri fabbri. L’ultimo maestro, Michele Papini, morto all’età di 98 anni, accoglieva ancora i visitatori fino a qualche anno fa, una tradizione oggi raccolta e perpetuata dai due figli, Lia ed Alfio, a cui è possibile rivolgersi per un tour all’interno della struttura.

Nel primo vano è possibile vedere i due grandi magli azionati dal grande asse circolare a canne alimentato a sua volta da una grande ruota idraulica, del diametro di circa due metri, ancora in ottimo stato. Nel secondo vano sono invece sistemate le fucine ed un piccolo forno che veniva utilizzato per la lavorazione di pale e di altri strumenti agricoli; qui si trova anche un piccolo tornio e una mola, anch’essa alimentata da una ruota idraulica.

La Ferriera di Maresca era il terminale della lunga “via del ferro” che aveva fatto della Montagna Pistoiese uno dei centri metallurgici più importanti della Penisola.

Troviamo nel sito dell’Istituto e Museo della Scienza di Firenze: “Dalla miniera di Rio nell’Elba, il ferro veniva trasferito nei forni fusori della Maremma che riducevano il materiale in ferraccio. Da qui, veniva caricato su imbarcazioni che lo trasportavano fino a Livorno o a Bocca d’Arno. Trasferito sui navicelli, risaliva l’Arno fino a Lastra a Signa. Quindi passava nel torrente Ombrone fino a Poggio a Caiano, prima con barrocci e poi con animali da soma, giungeva fino alle ferriere della montagna pistoiese, dove veniva ridotto in grosse barre o in verghe dette cionconi. Questi ultimi venivano trasportati in altre fabbriche vicino alle ferriere, dette distendini, che riducevano i 'cionconi' in piccole sbarre di diversi spessori e forme per mezzo del distendino, una specie di maglio più piccolo rispetto a quello delle ferriere. L’ultima lavorazione veniva fatta nelle numerose officine artigiane o nelle fabbriche di chiodi, di filo di ferro, di badili e di canne da fucile”.