I Della Robbia, il dialogo tra le Arti nel Rinascimento
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La ceramica invetriata tra tecnica e creatività

La scultura in terracotta invetriata rappresenta nella produzione artistica del Rinascimento un’innovazione fondamentale

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Categoria
Ceramica
Un’invenzione straordinaria frutto del sapiente connubio tra il genio artistico, la creatività, la fantasia e la tecnica, lo studio, la ricerca su materiali e tecniche di lavorazione. I Della Robbia – straordinari maestri artigiani capaci di trasformare la terra in opere d’arte e di fondere una produzione artistica sconosciuta perfino agli antichi, la pittura, la scultura, l’architettura e le arti applicate -– sono simbolo eccellente del legame indissolubile tra capacità creativa e contesto ambientale che caratterizza le “Terre di Piero”.
La formula della terracotta invetriata fu per secoli un vero e proprio mistero, la famiglia la nascose gelosamente per decenni non lasciando alcuna indicazione o appunto sui metodi e sui procedimenti tecnici e convincendo tutti i contemporanei che si trattasse di una eccezionale invenzione. La leggenda narra che la “magica ricetta” poi passò nelle mani di Benedetto Buglione per tramite di una donna di casa Della Robbia e che così si sfatò il misterioso arcano: la tecnica dell’invetriatura non era un’invenzione bensì la “rinascita” di un’arte cara agli antichi. La tecnica era, infatti, stata elaborata dalle antiche civiltà orientali ed ereditata dal mondo romano e bizantino, quindi trasmessa per tramite degli arabi nelle regioni europee di cultura moresca, in particolare in Spagna, nell’isola di Maiorca (o Maiolica) centro di smercio di stoviglie, vasellame e smalti.
A Luca della Robbia rimane il merito di aver abilmente riscoperto la tecnica, di averla fatta propria portandola a livelli di esecuzione eccelsi, di averla abbinata ad una capacità creativa difficilmente eguagliabile e anche di aver regalato per secoli il fascino dell’“arcisegreto”. Di lui scrisse il Vasari: “Per che, considerando che la terra si lavorava agevolmente con poca fatica, e che mancava solo trovare un modo mediante il quale l’opere che in quella si facevano si potessono lungo tempo conservare, andò tanto ghiribizzando che trovò modo da diffenderle dall’ingiurie del tempo; per che, dopo aver molte cose esperimentato, trovò che il dar loro una coperta d’invetriato addosso, fatto con stagno, terra ghetta, antimonio et altri minerali e misture, cotte al fuoco d’una fornace a posta, faceva benissimo questo effetto e faceva l’opere di terra quasi eterne”.