Alba al passo della Calla

In cammino lungo l'Appennino Tosco Emiliano, quinta tappa

Dal passo della Calla al Passo del Muraglione, verso i boschi del Mugello, percorrendo 24 Km in 6 ore

 

Una notte passata su un materasso è sicuramente diversa da una notte passata sulla terra o su di un pavimento. Questo mi viene in mente dopo aver riposato sui morbidi letti dell’accogliente Rifugio della Calla, prima di caricare con lo zaino le spalle riposate e ripartire verso il Passo del Muraglione. Finalmente una giornata di sole tra le foglie della folta faggeta che incontriamo prendendo il sentiero 00 GEA sulla destra del rifugio. Camminiamo in salita sul percorso che si snoda parallelo alla strada sottostante sbucando dopo circa un 1,5 Km sui ‘Pratoni della Burraia’, utilizzati nel periodo invernale come campi scuola da sci. Proseguiamo superando Poggio Lastraiolo, Poggio Sodo dei Conti, fino ad arrivare sulla sella prativa di Monte Falco, la cui cima (1658m) ci permette uno sguardo panoramico sul cammino ancora da compiere e sui boschi del Mugello. Proseguendo lungo il sentiero di crinale guadagniamo un'altra vetta, quella del celebre Monte Falterona ‘‘che si gonfia come un enorme cavallone pietrificato’’ ( Dino Campana, Canti Orfici) e dal quale nasce ‘un fiumicel’, l’Arno, che ‘Per mezza Toscana si spazia’ (Dante Alighieri, Canto XIV del Purgatorio). A questo punto la meta di oggi può essere raggiunta in due modi, ( la stessa Gea segna entrambi i sentieri ), o continuando verso il paese di Castagno di Andrea (720m), scendendo fino a San Godendo (490m) per poi risalire fino al Passo del Muraglione (907m) o aggirando il Monte Falterona verso il Rifugio delle Fontanelle e prendere il sentiero di crinale che, rimanendo in quota, porta dritto al Passo. Nonostante i secolari castagneti che avremmo potuto incontrare i dislivelli del primo tracciato ci spingono a scegliere il secondo.
I passi si fanno più veloci e sembrano essere più grandi quando si cammina lungo i sentieri di cresta, forse perché i muri di queste ‘strade’ sono fatti d’aria.
Possiamo dissetarci e riempire le borracce alla fontanella dalla quale probabilmente prende il nome il rifugio, noi ne abbiamo incontrata solo una ma forse ce ne sono delle altre. Da qui imbocchiamo il
Sentiero degli Alpini, che oltre a permetterci di tagliare la più lunga strada forestale, ci da la possibilità attraversando il bosco di vedere alcuni caprioli. Dal Poggio di Giogo il percorso si fa più tranquillo e grazie alla panoramicità del tracciato il tempo trascorso per arrivare al Passo del Muraglione sembra essere più breve. Nell’antichità questo tratto dell’Appennino era attraversato esclusivamente da mulattiere; nel 1836 quando venne realizzata la strada carrozzabile, il muro da cui prende il nome il Passo, doveva servire per proteggere i viandanti dal forte vento.
Adesso, purtroppo, il vento è creato dallo sfrecciare dei numerosissimi motociclisti che passano per questi tornanti. Anche se il percorso di oggi sarebbe dovuto terminare qui, dopo un po’ di riposo ed un panino al prosciutto, il rumore delle moto ci spinge a continuare il tragitto in cerca di un luogo più ‘antico’ dove passare la notte.
Ci immergiamo nuovamente nel bosco e camminiamo per altre due ore in direzione di Casaglia. Quando le ombre degli alberi cominciano ad allungarsi e la tenda sembra essere la soluzione migliore, il viaggio ci regala un incontro lungo una strada sterrata tagliata dal sentiero. Una panda non è mai stata così bella se al suo interno trovi due ragazze e due ragazzi che alla domanda di un consiglio su dove poter dormire rispondono: ‘Dalla Greta, seguite la strada bianca fino alla sua fine, se vi sbrigate, arrivate quando la cena è pronta.’ Dalla cartina scopriamo di trovarci al Passo di Val Capriglia e che la stessa Greta è segnata come posto tappa; la strada bianca corre lungo una suggestiva valle ricca di corsi d’acqua e castagni, altri due caprioli, scoperti dal nostro sguardo, ci fanno sentire un po’ impacciati quando con qualche elegante salto scompaiono tra le foglie fuggendo via. Ormai all’imbrunire, dopo mezz’ora di cammino, capiamo che la strada finisce ad un bellissimo casale ristrutturato e che quello è il posto che stavamo cercando.
Le probabilità di mangiare una buonissima paella cucinata da uno spagnolo, di ascoltare musiche popolari venete accompagnate da violino e scacciapensieri, di parlare con ragazzi in viaggio da tre mesi con un cavallo e una carrozza, sono davvero poche, ma cosa volete: la fortuna aiuta gli audaci.
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