Eremo di Camaldoli

In cammino lungo l'Appennino Tosco Emiliano, quarta tappa

Da Badia Prataglia al Passo della Calla, sulle orme di San Francesco e San Romualdo

Dopo aver fatto una breve visita alla suggestiva abbazia dell’XI secolo con cripta romanica di Badia Prataglia e una lunga colazione al primo bar incontrato partiamo verso il Passo della Calla.Il Percorso si sviluppa attraverso il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi. E’ infatti il bosco il vero protagonista del cammino di oggi, gli alberi ricoprono con un manto uniforme i crinali e i fianchi delle montagne fino a dove lo sguardo riesce a perdersi.
Dal paese si sale verso il rifugio il Capanno e il rifugio Fangacci. Da qui prendiamo il sentiero 00 per Prato della Penna che porta all’Eremo di Camaldoli. Prima di arrivare al santuario visitiamo un'altra cattedrale: quella che sembra essere formata dalla bellissima foresta di abeti bianchi. In alcune zone questa pianta ha preso il sopravvento sul faggio formando delle vere e proprie abetine. Il motivo di questo non è da ricercare in cause naturali ma dall’azione dei monaci camaldolesi che in passato, quando era possibile, preferivano coltivare questa specie per causa del maggior valore commerciale o come dicono altri perché la sagoma alta e protesa verso il cielo della pianta suscitava un più grande senso di misticismo. Il silenzio del bosco che ci accompagna durante le prime due ore di cammino è interrotto nelle vicinanze dell’eremo dalle voci dei molti turisti in visita. Entrando per un caffè nel negozio al di fuori delle mura possiamo osservare i molti prodotti naturali in vendita fatti dai monaci e assaggiare ‘L’elisir dell’eremita’, un buon liquore digestivo dal nome appropriato al luogo.
Fu infatti il viaggiatore ed eremita San Romualdo che qui, nel 1012 edificò un oratorio con cinque celle, primo nucleo dell’Eremo di Camaldoli custodito fino ai nostri giorni dai monaci. Le visite al santuario sono possibili esclusivamente in determinati orari e per brevi periodi di tempo. In quello concesso a noi, riusciamo a visitare la bella chiesa di S.Salvatore e l’antica cella-abitazione di San Romualdo. Dietro una grande cancellata nera messa a difesa della volontà di vita appartata e contemplativa è possibile osservare le casette degli eremiti con grandi cumuli ordinati di legna tagliata di fronte all’uscio.
Ripartiamo riprendendo il nostro nuovo silenzio, inerpicandoci lungo l’antica mulattiera che da dietro l’eremo sale fino al crinale. ‘I passaggi di crinale erano luoghi di incontro e non di divisione, vie di comunicazione e trasporto merci, punti di saluto e di strette di mani’ così recita un cartello. Poco dopo incontriamo Paolo ed il suo cavallo, viene dal Mugello, è in viaggio da qualche giorno. Gli chiediamo alcuni suggerimenti sulle prossime tappe, lo salutiamo stringendogli la mano.Passiamo Prato Al Soglio giungendo sino a Passo Porcareccio (1453m). Da questo punto il sentiero costeggia la Riserva Naturale di Sasso Fratino, un area protetta in cui il bosco è lasciato
totalmente alle leggi della natura e l’uomo non può in alcun modo intervenire se non a scopo di monitoraggio e di studio. Dopo aver raggiunto l’erboso Poggio Scali (1520m) che ci consente uno sguardo panoramico sulla distesa di alberi del Parco sul versante toscano e su quello romagnolo, iniziamo una veloce discesa che ci porta fino al Passo della Calla. Fortunatamente dopo aver scambiato le nostre esperienze di viaggio con le persone presenti troviamo ospitalità e un invito a cena presso il Rifugio la Calla. Una buonissima polenta fritta tanta carne e un buon vino sono le migliori ricompense materiali dopo una giornata così ascetica.
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