Eremo del Cerbaiolo

Da Passo di Viamaggio a Caprese di Michelangelo

25 chilometri per 7 ore di cammino attraverso la Valtiberina

Terra di confine tra Marche, Umbria ed Emilia Romagna, la Valtiberina disegna tra gli Appennini un suggestivo paesaggio solcato dal sacro fiume Tevere. Il nostro cammino in Toscana parte da questo territorio di mezzo caratterizzato da città murate, badie e conventi, pievi e castelli medievali che ne segnano e ne raccontano la storia. Dopo aver trascorso la notte nella città di San Sepolcro, terra natale di colui che "tradusse in pittura i segreti della luce e dello spazio", (Piero della Francesca) caricati gli zaini sulle spalle, in una giornata di forte vento, partiamo dal Passo di Viamaggio ripercorrendo in parte l’antica Via Maior, una strada romana che collegava Rimini con Roma.

Attraversata la strada statale, il sentiero della Grande Escursione Appenninica (G.E.A.) parte poco oltre un’antica cappella e lungo una via bianca discende verso il Paese di Pieve Santo Stefano. Questa prima parte di percorso aggira sulla sinistra un rilievo dalla forma di cupola chiamato Montalto, le cui pendici sono interamente ricoperte da boschi di faggi e cerri. La fitta vegetazione ha il compito di proteggere il silenzio del nascosto Eremo di Cerbaiolo, che raggiungiamo dopo un’ora di cammino abbandonando la via principale e risalendo lungo una bella mulattiera chiusa da un cancello di legno. L’Eremo, arroccato su uno sprone roccioso è un posto semplice e spoglio e proprio per questo autentico e ricco di spiritualità, lontano dai cerimoniali e dai fasti di altri "luoghi santi", rumorosi e avvolte troppo turistici (verissimo a mio avviso il detto "chi ha visto La Verna e non ha visto Cerbaiolo, ha visto la mamma, ma non il figliolo"). Secondo tradizione il Cerbaiolo, fondato da monaci benedettini nel 722, sarebbe stato offerto a San Francesco dalla popolazione locale nel 1217 e l’anno dopo sarebbe diventato un convento di frati minori. Oggi a fare vera e propria vita eremitica è suor Chiara Barboni che qui vive allevando il suo numeroso gregge di capre e accogliendo chiunque voglia trascorrere un periodo di preghiera e meditazione. A lei, al suo impegno e alla sua disarmante fede si deve la ricostruzione degli edifici dell’Eremo gravemente danneggiati durante la seconda guerra mondiale.

Il nostro viaggio alla ricerca di luoghi particolari non poteva iniziare meglio e a malincuore riprendiamo il cammino verso Pieve di Santo Stefano. Attraversato il paese, la cui storia è stata in gran parte dissolta dai bombardamenti avvenuti durante la guerra, imbocchiamo il sentiero n.20 (segnato sempre come G.E.A.) per risalire verso Caprese di Michelangelo. Questo tratto di cammino è davvero interessante non solo perché offre un bel panorama sulla valle del Tevere ma anche perché permette di raggiungere piccole frazioni abitate dove il tempo sembra essersi fermato, quali: Stratino Alto e Basso, il Casalino, Marcena. Sicuramente da visitare è Tifi dove si trova la bellissima Abbazia di San Martino. Questa Chiesa, perfettamente restaurata, venne fatta edificare dal pellegrino ed eremita San Romualdo fondatore dell’ordine camaldolese. Dopo esserci riposati affrontiamo l’ultimo tratto di salita e passato un ponte di ferro che permette il guado sul torrente Singerna incontriamo la strada asfaltata che porta alla meta della nostra tappa odierna.

Caprese di Michelangelo
è conosciuta soprattutto per aver dato i natali a Michelangelo Buonarroti che nato tra queste montagne "intuì la vita nella pietra". A lui infatti è dedicato il parco-museo che si trova nel punto più alto del paese. Visitiamo con le ultime forze rimasteci la casa del sommo scultore prima di montare la tenda e mangiare nel buon ristorante-hotel la "Buca degli Angeli".