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Un'immagine di Simon Zhu

ORT: Concerto di Pasqua

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Musica

Concerto di Pasqua con Min Gyu Song e Simon Zhu

Per il Concerto di Pasqua che si terrà a Firenze giovedì 2 aprile, l'ORT mette insieme due artisti che stanno trasformando il riconoscimento in identità. 

Min Gyu Song, primo coreano a vincere il Cantelli e dal 2025 assistente alla Seoul Philharmonic accanto a Jaap van Zweden, ha alle spalle una formazione costruita presto fra Corea e Germania; ma soprattutto ha un’idea del podio tutt’altro che monumentale, fatta di chiarezza, ascolto e collaborazione rispettosa con l’orchestra.

Simon Zhu, che l’ORT ha voluto subito dopo il Premio Paganini 2023 e che ora ritrova a Firenze, appartiene alla stessa categoria rara: quella dei musicisti che non hanno bisogno di alzare la voce per farsi notare.
Dopo la vittoria genovese ha suonato dal Louvre alla Guildhall di Londra, dove ha imbracciato il “Cannone” di Paganini, e il tratto che più spesso gli viene riconosciuto è proprio quello che più conta in Mozart: profondità musicale e naturalezza interpretativa. Non è un dettaglio che Zhu abbia vinto anche il Mozart Prize al Menuhin. 

Il Concerto n. 5 K 219 di W. A. Mozart, composto a Salisburgo nel 1775, chiede infatti una qualità difficile da simulare: far sentire la libertà dentro una forma tersa, quasi inevitabile. È uno dei concerti per violino più teatrali di Mozart, già pieno di sorprese formali, di slanci cantabili e di invenzioni che sembrano nascere con assoluta semplicità.
Ma quella semplicità è un inganno.
Sotto la superficie limpida, ribolle una creatività incessante; gli stessi arpeggi iniziali cambiano volto a ogni ricomparsa, e nel Rondò finale l’episodio alla turca non è un vezzo decorativo, ma una frattura sonora, quasi una scena di carattere, ruvida e spiritosa insieme.
A un violinista così il brano chiede proprio questo: custodire il cristallo senza irrigidirlo, lasciare che la grazia respiri senza perdere nerbo.

Beethoven risponde da un altro versante, ma non meno scaltro: l’Ottava Sinfonia è stata a lungo scambiata per un passo indietro, quasi una parentesi leggera dopo le grandi scosse eroiche; invece è una macchina finissima, compatta e spiazzante, in cui il classicismo viene piegato con ironia e precisione.
C’è il vecchio Minuetto che torna in forma caricata, c’è l’ombra di Maelzel e del metronomo, c’è un impulso ritmico che non smette di serrare la presa.
Più che un omaggio nostalgico, è una dissezione lucidissima degli ingranaggi sinfonici. 
Ed è qui che Song può trovare un terreno ideale: un direttore che studia struttura, carattere e fraseologia, e che rifiuta l’idea del podio come gesto autoritario, ha davanti a sé un Beethoven da far vivere dall’interno, senza titanismi di maniera e senza compiacimenti rétro.

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Nota bene
L'inserimento di questo evento non è stato curato dalla redazione di Visittuscany. Per ogni informazione o dettaglio contattare Fondazione Orchestra Regionale Toscana.