Gelato
Frutta, verdura e dolci

Il gelato toscano

La tradizione gelatiera è molto radicata nella Toscana

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Frutta, verdura e dolci

L’orientamento del gusto per le bibite e le preparazioni ghiacciate affonda nella notte dei tempi ed è difficile ricostruire in modo rigoroso l’evoluzione di queste ricette, certamente in voga tra egizi, babilonesi, greci, macedoni, romani, cinesi, indiani, infine arabi, ai quali si deve il termine di “sorbetto” (sherbeth =dolce neve). I romani, data la presenza di una folta classe agiata che poteva permettersi il lusso di utilizzare in estate la neve raccolta durante l’inverno e stivata sotto la paglia in profondi cunicoli, ne erano forti estimatori; ma è chiaro che non si può parlare di “gelato” nel senso moderno del termine fino a che due cuochi della corte medicea del ‘500, Ruggeri e Buontalenti, non lo portarono con sé, seguendo Caterina che andava a Parigi a sposare il re di Francia. La fama di questa corte fu il primo e più potente veicolo di un qualcosa che somigliava abbastanza al gelato attuale. Ma il decollo avvenne definitivamente, ancora a Parigi, nella seconda metà del ‘600, quando vi si trasferì, dopo inutili peregrinazioni in Italia, il siciliano Procopio de’ Coltelli, figlio di un pescatore che, poco prima di morire di vecchiaia, era riuscito a fabbricare una vera e propria “macchina” per fare il gelato. I successivi perfezionamenti e confezioni varie da passeggio sono pure tutti italiani (molti, ancora una volta, realizzati all’estero!). Contro intuitivamente rispetto alla sensazione fredda che apporta, il gelato, nella versione italiana con l’uovo o in quella “americanizzata” con la panna, è un alimento ad alto contenuto energetico e può sostituire egregiamente uno dei cosiddetti pasti “intermedi” (dipende, ovviamente, anche dalla quantità; ma si va da circa 130 a circa 280-290 Kcal. per 100 grammi di prodotto!).