Photo ©Shutterstock / Francesco de Marco
A piedi nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, per scoprire luoghi di silenzio e natura incontaminata, eremi e borghi antichi

Una settimana lungo il Sentiero delle Foreste Sacre

Un luogo di montagne nascoste, dolci e arrotondate, un polmone verde dove gli alberi sono padroni incontrastati del territorio, custodi millenari di una natura incontaminata. Sono le terre appenniniche del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, storica area protetta dell’Appennino Tosco-Romagnolo che nasconde nel suo scrigno di foreste secolari una delle aree boschive più estese d’Italia. L’uomo da secoli segue i dettami della natura, inserendosi nel paesaggio con piccoli agglomerati, mulattiere e antichi luoghi di culto. Queste terre remote furono territorio prediletto da uomini di fede che qui trovarono rifugio, lontani dalle città e dai principali centri abitati, per condurre una vita di preghiera e contemplazione.

Le terre del parco vanno scoperte con la pazienza del viandante, che segue i ritmi ondulati dell’Appennino all’ombra di faggete e castagneti. Il sentiero delle Foreste Sacre nasce proprio con questo intento: un percorso in sette tappe, dal Lago di Ponte di Tredozio a La Verna. Passando per i luoghi simbolo del parco come il Monte Falterona, la Foresta di Campigna, la valle dell’Acquacheta e gli eremi di Camaldoli e La Verna, si può vivere un’esperienza di stretto contatto con la Terra.

Il sentiero delle Foreste Sacre traccia le ultime tappe di un lungo cammino sulle terre alte che segnano il confine tra Toscana, Emilia Romagna e Marche, con partenza da Berceto sul Passo della Cisa ed arrivo a Carpegna, nel parco del Sasso Simone e Simoncello.

Partiamo allora per un viaggio dai sapori antichi, sulle orme dei viandanti e dei frati che all’ombra dei faggi e dei castagni già veneravano una natura rigogliosa, rimasta pressoché intatta fino ai giorni nostri.

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PRIMO GIORNO

Da Lago di Ponte a San Benedetto in Alpe

Il nostro lungo cammino ombroso inizia in un piccolo angolo di Romagna, là sull’estremo angolo nord-occidentale del Parco Nazionale. Allacciamo gli scarponi sulle rive del Lago di Ponte, punto di partenza di un percorso che ci condurrà a San Benedetto in Alpe attraversando l’alto Tramazzo. Questo specchio d’acqua, realizzato artificialmente più di 50 anni fa, si trova in una delle aree più ricche di sentieri del Parco, a pochi passi dal rifugio Casa Ponte, dove si può trovare ristoro e ricovero per la notte. La valle del torrente Tramazzo testimonia passaggi e tracce umane già dal 1200 a.C., e terra di transito rimase nei secoli, divisa tra Stato Pontificio e Granducato, valicata da briganti, contrabbandieri e nobili famiglie che qui trovarono dimora. Dal Lago di Ponte si guadagna altezza camminando su un pendio spoglio e panoramico, fino al Colle del Tramazzo a 971 metri d’altezza. Si riscende quindi lungo la cresta dei Susinelli e si prosegue fino a Poggio, la parte superiore del comune di San Benedetto in Alpe che ospita un’antichissima abbazia benedettina. Fondata intorno all’anno mille dal San Romualdo prima di giungere a Camaldoli, è uno degli edifici storici più pregevoli che possiamo trovare nella valle dell’Acquacheta. Nel grazioso borgo, Bandiera Arancione del TCI, possiamo assaporare le atmosfere che già affascinarono Dante nel periodo del suo esilio in Appennino. Nella frazione Molino si trova anche uno dei centri visita del Parco delle Foreste Casentinesi.

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SECONDO GIORNO

Da San Benedetto in Alpe a Castagno d’Andrea

Da San Benedetto seguiamo il corso dell’Acquacheta, inoltrandoci sui sentieri che numerosi circondano il borgo. Risalendo la vallata in direzione Toscana, incontreremo uno degli scorci più suggestivi di tutto il parco: la cascata dell’Acquacheta. Alta più di 70 metri, la cascata si getta nel vuoto con un salto spettacolare, circondato da una ricca vegetazione. La spettacolarità del luogo non sfuggì nemmeno agli occhi del Sommo Poeta, Dante, che nel XVI canto dell’inferno narrò del maestoso scroscio che “rimbomba là sovra San Benedetto dell’Alpe”. Risalendo dalla cascata verso il pianoro dei Romiti, ammiriamo un antico nucleo abitato da una comunità monastica, per salire poi verso il Passo del Muraglione, l’importante valico stradale che separa Romagna e Mugello. Gettando lo sguardo verso il basso, a sinistra, scorgiamo l’Eremo dei Toschi, una chiesa consacrata circondata da splendidi boschi e coltivi, isolata dal resto del mondo in Val Montone. Ormai immersi nelle terre della Toscana, continuiamo verso Serignana, un antichissimo villaggio medievale d’Appennino, edificato ai piedi del Monte Falterona. Perfettamente restaurato, il borgo ha tutte le carte in regola per regalare alla nostra vista una cartolina d’altri tempi: sulla piccola piazzetta centrale si affacciano la chiesa, la casa padronale, la sacrestia e una vecchia fonte con antico lavatoio. Siamo ormai alle porte di Castagno d’Andrea, punto finale del nostro lungo itinerario.

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TERZO GIORNO

Da Castagno d’Andrea a Campigna

Ripartiamo proprio da Castagno d’Andrea, la piccola frazione del comune di San Godenzo che diede i natali al pittore rinascimentale Andrea del Castagno. L’antico borgo, che nella seconda guerra mondiale venne raso al suolo dai tedeschi a causa della vicinanza alla Linea Gotica, rappresenta oggi la porta toscana alle foreste Casentinesi e ospita il Centro Visita del Parco. Come dice il nome stesso, qui sono i castagni a farla da padrone, un tempo risorsa fondamentale nell’alimentazione quotidiana soprattutto in periodo autunnale. Ripartiamo da Castagno per risalire – immersi in una faggeta punteggiata da massi – in direzione stagno della Gorga Nera. Siamo in cammino sul versante meridionale del Monte Falterona, in un paesaggio che alterna boschi e acquitrini. Ancora pochi passi e giungeremo al Lago degli Idoli, uno specchio d’acqua che rappresenta un importante sito archeologico: nei pressi del lago fu ritrovata un’antichissima stipe votiva, testimonianza tangibile del periodo etrusco, nei pressi della quale vennero rinvenute più di 650 statuette in bronzo. Oggi sono conservate in alcuni dei musei più importanti del mondo, come il British Museum di Londra, il Louvre di Parigi e l’Ermitage di San Pietroburgo. Continuando sui pendii, proseguiamo sui prati di Montelleri, da cui consigliamo una deviazione agevole verso la cima del Falterona. Dopo aver guadagnato la vetta, continuiamo il nostro cammino in direzione del Monte Falco, la cima più elevata dell’Appennino Tosco-Romagnolo. Qua la vista spazia maestosa su tutto il Casentino da un lato e sulle alture romagnole dall’altro, ma noi, proseguendo e oltrepassando il Passo della Calla, giungeremo al rifugio CAI “Città di Forlì” di Campigna, meta finale di questa terza giornata.

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QUARTO GIORNO

Da Campigna a Camaldoli

Riprendiamo il nostro cammino là dove l’avevamo interrotto, a Campigna, sul versante meridionale del Monte Falterona. Risaliamo al Passo della Calla fino a toccare la splendida area di Sasso Fratino, prima riserva naturale integrale d’Italia, istituita nel 1959. Grazie alle sue aspre pendenze e alla sua remota posizione, rappresenta uno dei pochi lembi di foresta giunti quasi intatti ai giorni nostri e per questo motivo è stata inserita nell’elenco UNESCO delle faggete vetuste d’Europa. Non potremo inoltrarci in questo paradiso di natura in quanto l’accesso nella riserva integrale è vietato, ma sarà sufficiente una vista panoramica su questo splendido panorama per ripagarci delle fatiche. Inoltrandoci tra le fronde che ombreggiano il sentiero, proseguiamo fino alla cima di Poggio Scali, uno splendido punto panoramico sulle foreste. Le faggete diventano imponenti abetaie fino all’Eremo di Camaldoli, una perla di architettura medievale immersa nel bosco. Il silenzio e la pace che si possono respirare ci fanno capire perché San Romualdo scelse questo luogo per fondare l’edificio sacro. Ancora abitato da una comunità monastica – i Camaldolesi – è affiancato da un monastero, dalla chiesa, dalla foresteria e dall’antica cella eremitica in cui San Romualdo si stringeva in preghiera. Ci fermiamo anche noi, per una sosta contemplativa nella natura.

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QUINTO GIORNO

Da Camaldoli a Badia Prataglia

Il risveglio a Camaldoli sarà eccezionale, rinfrescato da un’aria sempre frizzante mentre i raggi del sole si fanno timidamente spazio tra le fronde. Riprendiamo il cammino nel bosco salendo verso il rifugio Cotozzo. Continuiamo quindi verso la radura di Prato alla Penna e il Passo dei Fangacci, di nuovo immersi nelle faggete. Dal Passo si raggiunge con una camminata molto agevole (30 minuti circa) il Monte Penna, che è uno dei punti panoramici più suggestivi del Parco: da qui potremo infatti ammirare le foreste della Lama e le valli del versante romagnolo, un vero spettacolo di vegetazione fittissima, abbarbicata sui crinali. Camminando in direzione di Badia Prataglia, risaliamo Poggio allo Spillo, lasciamo il crinale di Passo della Crocina e ci dirigiamo verso Campo all’Agio. A pochi chilometri troviamo la Buca delle Fate, una cavità naturale che si inoltra per circa 70 metri nel cuore della montagna. È un’area ricca di acque, caratterizzata da depressioni allungate che attirarono la curiosità umana grazie alle forme bizzarre. Si transita per il Rifugio Carbonile e infine si giunge al centro di Badia Prataglia.

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SESTO GIORNO

Da Badia Prataglia a Rimbocchi

Ripartiamo da Badia Prataglia: questo borgo formato da piccoli gruppi di abitazioni ha origini antichissime ed è un’altra porta casentinese del Parco Nazionale. Qui da sempre il rapporto tra cittadini e monaci è indissolubile e si innesta in perfetta sintonia con la foresta, regina del luogo. Poco prima dell’anno mille venne fondata un’abbazia benedettina a Prataglia, edificata dai monaci ancor prima del celebre complesso di Camaldoli. Ciò che rimane oggi è la pieve di Santa Maria Assunta, che con la sua facciata semplice rappresenta bene i caratteri dell’architettura monastica locale. Partendo dal nucleo abitato un tempo da boscaioli e falegnami, si segue per il passo dei Lupatti e successivamente per quello dei Mandrioli camminando sul crinale. Ci si dirige quindi verso la Vallesanta – un tracciato utilizzato in antichità per mettere in comunicazione le valli romagnole con l’Italia centrale – e poi verso la valle del torrente Corsalone, che si segue lungo il fondovalle. Si incontra Corezzo – piccolo borgo celebre per la sagra del tortello alla lastra, un piatto tipico della cucina montana, cucinato con una pasta sfoglia ripiena di patate lesse e condite con un sugo vegetale – e poi si giunge a Frassineta. Riguadagniamo il fondovalle e arriviamo a Rimbocchi, piccolo borgo dove potremo deliziare il palato con il pane locale, preparato dalle sapienti mani della famiglia Rimbocchi da oltre 50 anni.

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SETTIMO GIORNO

Da Rimbocchi a La Verna

È l’ultima tappa di questo cammino silvestre, il gran finale verso uno dei luoghi simbolo del parco, La Verna. Ripartiamo da Rimbocchi salendo verso Casalino, e percorriamo la strada che contorna il Monte Penna. In pochi chilometri arriviamo ai piedi delle profonde falesie su cui si stagliano gli edifici sacri de La Verna. Immerso nel bosco, questo santuario francescano divenne celebre per essere il luogo in cui San Francesco ricevette le stimmate. Le migliaia di pellegrini che tutti gli anni giungono tra queste valli possono ammirare la Basilica maggiore e le numerose cappelle, tra cui anche quella dove il santo di Assisi ricevette il miracolo. Dalla sua posizione panoramica, il complesso domina il casentino ed è attorniato da una foresta monumentale, preservata nel tempo anche grazie all’azione paziente dei monaci. Tra abeti e faggi, gli esemplari più alti raggiungono i 50 metri, sono le fronde che fungono da dimora per cervi, daini, caprioli e lupi. La maestosità del luogo richiede una visita approfondita, ed è un’ottima meta finale per questo viaggio attraverso il fitto verde delle Foreste Casentinesi.

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