Badia a Coneo, San Gimignano-Monteriggioni

Tappa 10: da San Gimignano a Monteriggioni

Le Terre di Siena lungo la Via Francigena

Da San Gimignano inizia una tappa di 29,8 km che si percorrono in 7 ore circa. Una delle tappe più belle della Via Francigena, dopo un tratto iniziale si percorrono sentieri in saliscendi, nella valle del torrente Foci che si guada nei pressi del Molino d'Aiano.

Un sentiero in ascesa ci porta alla pieve romanica di Santa Maria a Coneo. Poi si attraversa il ponte sull'Elsa e si arriva alla chiesa romanica di San Martino di Strove. Infine raggiungiamo il complesso di Abbadia a Isola, prima di vedere Monteriggioni, con le sue mura e l'inconfondibile corona di torri che dominano la collina.

L'’acqua e i punti di ristoro sono disponibili solo presso i centri abitati.

Lunghezza Totale (km): 29.8
Percorribilità: A piedi, in mountain bike
Tempo di percorrenza a piedi (ore.min): 7.30
Dislivello in salita (m): 513
Dislivello in discesa (m): 563
Quota massima (m): 320
Difficoltà: Impegnativa
Strade pavimentate: 19%
Strade sterrate e carrarecce: 70%
Mulattiere e sentieri: 12%
Ciclabilità: 96%
Come arrivare al punto di partenza: Linea FS Empoli-Siena, stazione Poggibonsi e autobus Train linea 133 per S. Gimignano

COSA VEDERE
San Gimignano - L’area di Aiano-Torraccia di Chiusi è nota fin dall’inizio del secolo XX per aver restituito materiali di periodo romano inquadrabili tra la fine del I e l’inizio del II sec. d.C. Successive indagini, compiute nell’ultimo trentennio dello stesso secolo, hanno portato all’individuazione di una struttura romana, che le ricerche condotte dal 2005 da una équipe italo-belga dell’Université Catholique de Louvain hanno definito in modo preciso: si tratta di una villa della ricca aristocrazia romana in uso tra il IV ed il VI secolo d.C., con successivi reimpieghi e rifunzionalizzazioni fino alla seconda metà del VII sec. d.C. L’importanza della struttura, oltre che per l’attestazione di una forte e prestigiosa presenza romana in età tardo-antica, sta soprattutto nella posizione lungo il corso del torrente Foci, in un’area già da tempo indicata come possibile localizzazione della XVIII submansio incontrata da Sigerico nel suo viaggio da Roma a Canterbury (Sce Martin in Fosse). Modalità di accesso: vi si accede dalla strada che collega San Gimignano a Poggibonsi, poco prima dell’incrocio con Colle di Val d’Elsa, in direzione Monti- Torraccia di Chiusi; lasciato il tratto asfaltato, è consigliabile muoversi sul percorso di fondovalle, proseguendo a piedi fino all’area archeologica (circa 2000 m.).

Poggibonsi - Le sue origini sono antichissime, testimonate dai ritrovamenti Tardo Romani, Longobardi e Carolingi sulla collina di Poggiobonizio. Nell' Altomedioevo la presenza dell' Abbazia di San Michele Arcangelo a Poggio Marturi portò alla crescita del borgo di Marturi, corrispondente all' attuale area del centro storico intorno alla Collegiata. A Poggibonsi meritano una visita il Parco Archeologico e la Fortezza di Poggio Imperiale, realizzata su progetto di Giuliano da Sangallo per volontà di Lorenzo de' Medici.

Colle Val d’Elsa - In questa zona si trova la necropoli di Dometaia, che è stata oggetto di ricerche fin dalla fine del XIX sec., quando il marchese Bonaventura Chigi Zondadari intraprese alcune campagne di scavo che portarono alla luce un importante sepolcreto dell’Etruria settentrionale interna, molto vicino alla Via Francigena e utilizzato tra la metà del VI sec. a.C. e la fine del I sec. d.C. Sono state scavate circa 40 tombe, di varia tipologia: tombe ipogee, tombe a camera semplice, “a nicchiotto”, “a catino” e “a fossa”. A Colle Val d'Elsa è da visitare anche il Museo archeologico “Ranuccio Bianchi Bandinelli”. Il Museo archeologico, nel medievale Palazzo Pretorio di Colle Val d’Elsa, raccoglie materiale in gran parte etrusco e romano proveniente dalla Valdelsa, importante testimonianza del popolamento e della viabilità della zona in età antica. Tra i reperti si ha un vaso, trovato in una tomba della necropoli di Dometaia, probabilmente impiegato durante le cerimonie simposiali, date le immagini di natura dionisiaca ivi rappresentate. Si attesta quindi come l’alta Valdelsa fosse percorsa, già in epoca etrusca, da importanti direttrici di collegamento, ricalcate poi dalla Via Francigena.
 

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