Il Lago Santo Modenese

In cammino lungo l'Appennino

Dall'Abetone al Lago Santo Modenese

Numerose leggende sono sorte intorno al Lago Santo Modenese. Una di queste racconta la storia di due giovani pastorelli che, innamoratisi perdutamente, si slanciarono un giorno da sponde opposte l’una nelle braccia dell’altro non curanti dello specchio d’acqua che li divideva. Ebbero il tempo di incontrarsi nel mezzo del Lago in un abbraccio che rimase eterno. Da allora si dice che chi si avvicina a questo luogo sente sussurrare:’State lontani e non profanate le acque santificate del nostrosogno.’ Partiamo dal retro dell’Ostello della Gioventù lungo la mulattiera che attraversando un bosco di abeti, va ad incontrare il sentiero C.A.I. n. 102.

Dopo il primo tratto iniziale di salita camminiamo quasi in piano lungo la via sterrata che taglia a mezza costa il versante destro della valle del torrente Sestaione. Il tracciato fiancheggia la Riserva Naturale di Campolino che costituisce uno degli ultimi esempi di vegetazione indigena che anticamente caratterizzava questo tratto di Appennino. Anche la tappa di oggi si svolge lungo sentieri ricchi di storia infatti, il tratto di strada che da Boscolungo sale al Lago Nero e alla foce di Giovo per poi scendere al Lago Santo costituiva una parte della mulattiera conosciuta come la Via dei Remi. Nel XVII secolo essa serviva per trasportare ai cantieri navali di Livorno i lunghi tronchi d’abete e di faggio tagliati nelle foreste che ammantavano i fianchi delle montagne dall’Abetone a Barga.

Abbandoniamo il sentiero n.102 e saliamo ripidamente con il 104 fino al Lago Nero, d’origine glaciale. Nonostante il cielo non sia particolarmente nuvoloso questo lago possiede acque di colore molto scuro, probabilmente per il fondo fangoso anche se tradizione popolare racconta che diventarono tali in epoca remota quando due briganti, ladri di pecore, uccisero un pastore gettandone qui il corpo. A dispetto della leggenda un po’macabra questo luogo, incorniciato da una lunga catena di rocce il cui profilo ricorda il volto di un gigante addormentato (‘Alpe Tre Potenze’) è di una bellezza suggestiva. Aggirato il lago saliamo lungo il costone roccioso arrivando al Passo della Vecchia. Il panorama che si apre ai nostri occhi è quello della Val di Luce, i vari impianti di risalita adesso fermi in attesa di neve ed il Monte Gomito sullo sfondo. L’Appennino torna ad essere incontaminato quando ci spostiamo sul versante settentrionale della Femminamorta una volta superato il Passo di Annibale ( Il toponimo Femminamorta ricorda una pastorella uccisa da un fulmine mentre custodiva il suo gregge).

In discesa, con un ultimo tratto di strada selciata giungiamo al valico di Foce a Giovo contraddistinto da una cappella votiva. Posto sullo spartiacque appenninico, il passo mette in comunicazione la valle emiliana delle Tagliole con quella toscana della Fegana. Da qui nel XIX secolo passava la Strada Ducale che da Modena andava a Lucca. Decidiamo di non affrontare il tratto difficoltoso di crinale che porta al Monte Rondinaio e preferiamo continuare lungo il sentiero G.E.A che passando lungo una bella torbiera ci fa giungere più comodamente al Lago Santo Modenese. In passato questo luogo era uno dei più impervi e selvaggi dell’Appennino, i boschi intorno erano utilizzati per la produzione di carbone e contesi, poiché il confine non era ben contraddistinto, tra il Ducato di Ferrara e la Comunità di Modena. Oggi, al contrario, ad aspettarci troviamo le molte automobili dei turisti arrivati sino qui grazie alla strada asfaltata. Aspettiamo la sera prima di montare la tenda, senza le voci dei tanti visitatori il Lago Santo torna al suo placido silenzio riacquistando tutta la sua naturale bellezza.

Pensiero di viaggio:
Sulla strada un pastore
Sulla strada un pastore,con se porta un legno d’ombrello scuro e una nuvola bianca di cani,figlio di Romania terra, nato pastore e così rimasto, offro formaggio e pane, apro una lama di coltello la voglio usare nell’unico modo che conosco, lui, mi guarda, sgrana gli occhi di lana e se ne va con il suo volto crudo di vita, lui, della lama, ha conosciuto altri usi, adesso fa di tutto per dimenticarli con una nuvola che lo segue.
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