Sentiero per Chiusi della Verna

In cammino lungo l'Appennino Tosco Emiliano, terza tappa

Da Chiusi della Verna a Badia Prataglia sulle orme di San Francesco e San Romualdo

 

‘Ed entrò nel campo e cominciò a predicare agli uccelli ch’erano in terra. E subitamente quelli ch’erano in su gli alberi vennero da lui, e insieme tutti quanti stettero fermi mentre che San Francesco compiè di predicare.’
Salendo lungo la bella mulattiera che da Chiusi della Verna porta all’omonimo eremo troviamo la cappella che nel 1602 venne eretta in memoria della predica di San Francesco. Si narra infatti che quando il Santo si recò in visita per la prima volta sul monte della Verna, fu accolto ‘da una grande torma di diversi uccelli, li quali con battere d’ali mostravano tutti grandissima festa e allegrezza ‘ . Questo Santo, ma prima di tutto quest’uomo aveva scoperto nel camminare una perfetta forma di meditazione, una vera e propria preghiera cercando di insegnare agli uomini come vivere in equilibrio con la natura.
A monte della cappella si accede al piazzale principale del grande complesso di edifici del convento. L’Eremo della Verna, per la sua importanza spirituale e la posizione naturale in cui si colloca è sicuramente un luogo di particolare bellezza. Lo stesso Conte di Chiusi, Orlando Catani che fece dono a San Francesco di questo luogo disse: ‘Io ho in Toscana uno monte devotissimo il quale si chiama monte della Vernia, lo quale è molto solitario e salvatico ed è troppo bene atto a chi volesse fare penitenza, in luogo rimosso dalla gente, o a chi desidera fare vita solitaria. S’egli ti piacesse, volentieri io ti donerei a te e a’ tuoi compagni per salute dell’anima mia’ .
Lasciati gli zaini sotto il porticato della Chiesa, nel poco tempo a nostra disposizione riusciamo ad ammirare i capolavori di Andrea della Robbia nella basilica e percorrere il corridoio che porta alla grotta dove secondo tradizione cattolica il 17 settembre 1224, san Francesco ricevette le stimmate. Interessante per tutti i credenti è il cartello appeso all’entrata della sacrestia che promette l’assoluzione dei peccati attraverso una visita mensile all’eremo insieme alla recita di un pater nostro e di un credo.
Lasciato il Santuario, sotto una pioggia leggera iniziamo il cammino vero e proprio verso Badia Prataglia all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Il tracciato da noi seguito è quello della Grande Escursione Appenninica (Gea). Attraversando bellissimi boschi di faggi lungo le pendici del monte Penna arriviamo fino alla Croce della Calla. Il rumore del vento tra le foglie porta con se la sacralità dell’eremo lasciato alle spalle e la diffonde a questo bosco.
La fitta chioma degli alberi permette di ripararci dalla pioggia ma rari sono i punti che ci consentono squarci paesaggistici. Dopo quasi due ore di cammino arriviamo Al Poggio Tre Vescovi dove inizia la principale cresta spartiacque dell’Appennino come indica il toponimo che fa riferimento ai tre vescovati che qui univano i propri confini (Sarsine-Cesena, Borgo San Sepolcro, Arezzo). Il cammino di oggi non presenta grandi dislivelli ma rimane pianeggiante per la felicità delle nostre gambe. Arrivati a Montalto che con i suoi 1302 metri è il punto più alto del tragitto odierno iniziamo la lieve discesa verso il passo dei Mandrioli. Qui finisce il sentiero e inizia la strada per Badia Prataglia. L’incontro con l’asfalto e con le macchine dopo una
giornata trascorsa in questa fitta e affascinante foresta cancella il sentimento di protezione nato durante queste ore. Arriviamo in paese stanchi e affamati verso le cinque del pomeriggio e dopo aver assaltato una pizzeria, grazie al suggerimento del corpo forestale decidiamo di passare la notte nella casa forestale di Campo dell’agio. Una zuppa calda, un camino acceso e quattro risate segnano la fine della lunga giornata.
Pensiero di viaggio:
‘‘Nel cammino di ogni giorno ritrovo la tranquillità di un gesto ripetuto, i passi danno ritmo al mio tempo, lo scandiscono e lo dividono in centimetri rendendolo più comprensibile nel suo altrimenti unico fluire, a forza di prestare orecchio ho imparato la preghiera dei piedi, al posto dei Santi snocciolo come un credo i nomi dei luoghi a cui devo arrivare, a bassa voce li ripeto bagnandoli tra le labbra, hanno il sapore di una fine di fatica; non mi chiedo altro, oggi, so che la mia strada passa da li un poco alla volta, senza fretta’’
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