In cammino lungo l'Appennino Tosco Emiliano

In cammino lungo l'Appennino Tosco Emiliano, ottava tappa

Dal Passo della Futa, Monte delle Scalette, fino a Lentule, attraverso il Mugello percorrendo 30 km in otto ore

La notte è passata insieme al forte temporale. Ci alziamo dalla tenda un po’ ‘in umido’ e dopo aver rifatto gli zaini lasciamo il campeggio e il Passo della Futa.
Nei passi di ogni giorno trovo la tranquillità e la sicurezza di un gesto ripetuto, una sorta di ‘litania dei piedi’ che mi accompagna durante il viaggio; a bassa voce ripeto i nomi dei luoghi a cui devo arrivare, per gioco cerco di capire da dove provengono. Poggio della Mandria, Monte Citerna, sono i primi punti di passaggio odierni. Abbiamo un po’ di difficoltà a trovare l’inizio del sentiero 00 che si trova due chilometri più in basso del Passo lungo la strada asfaltata che termina a Poggiolino. Dopo pochi metri di via sterrata il sentiero, svoltando a destra corre lungo il fitto bosco che ricopre i fianchi del Monte Citerna. Forse il nome deriva da cisterna per la raccolta di acqua; sta di fatto che questo monte fino al Giogo di Villore costituisce il principale spartiacque Appenninico. Il sentiero varie volte incrocia piccoli ruscelli che scendono lungo il bosco, per questo e per la pioggia della notte il cammino in alcuni tratti risulta essere fangoso. E’ facile vedere i segni degli zoccoli di cavalli e purtroppo di moto da trial che da qui sono passate prima di noi. La vegetazione è molto intricata e bisogna fare attenzione alle piante di rovi nate lungo i corsi d’acqua e alla segnaletica che avvolte si perde nei rami spezzati e negli alberi divelti. A Poggio di Giogana, dopo un’ora, il cammino si fa più semplice, il sentiero incontra una via sterrata che con meno dislivello passa attraverso una boscaglia di cerri e felci. Alcune case diroccate ai bordi della strada sono l’unico segno di vita passata in questo tratto di Appennino che adesso sembra esclusivamente lasciato a se stesso. Verso Poggio dei Prati e Poggio di Mezzana la segnaletica del CAI di Prato risulta essere più esaustiva accompagnandoci fino all’incrocio con la statale che porta a Vernio. Dopo un breve tratto di asfalto riprendiamo il sentiero 00 e affrontiamo con orgoglio la lunga e ripida salita che arriva fino a Poggio di Petto (mt.1121). Per il fango e la forte pendenza è necessario aggrapparsi alle radici degli alberi che fuoriescono dal terreno. Il bosco è cambiato, adesso sono le piante di faggio e avvolte di abete bianco che ci fanno compagnia; il sentiero battuto e la presenza del Rifugio dell’Alpino indicano un maggiore passaggio escursionistico rispetto alla prima parte del tragitto.
Tra l’erba, incorniciata da quattro pietre troviamo la cosiddetta Fonte dei Monaci, un’acqua che per la sua bontà e freschezza potrebbe essere definita ‘miracolosa’. I miracolati in questo caso siamo noi, visto che, dopo esserci dissetati, con nuove ed inaspettate forze continuiamo, attraversando il grande arco di crinale che porta al Monte delle Scalette. Da qui è possibile vedere in modo chiaro la suggestiva dorsale appenninica che scende fino all’Acquerino, una vera e propria ‘autostrada sopraelevata’ immersa nel verde. Il nostro percorso non si spinge così a sud ma scende verso il caratteristico paesino di Fossato dove arriviamo stremati (l’effetto dell’acqua non può durare in eterno) verso le cinque del pomeriggio. Sicuramente da visitare la bella Chiesina che si affaccia sulla valle. Parlando con gli abitanti del posto decidiamo di scendere ancora e arrivare alla frazione di Lentula (in epoca granducale ospitava una delle dogane di confine tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio) dove, un certo Goffredo, esperto viaggiatore, può darci consigli per le tappe successive.
In effetti Goffredo oltre a dimostrarsi molto preparato, da persona che sa cosa significhi camminare tutto il giorno, ci offre da mangiare, un posto dove dormire e ci da suggerimenti utili per il prossimo tragitto.
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