Rifugio del Montanaro

In cammino lungo l'Appennino Tosco Emiliano, nona tappa

Da Pracchia al Lago Scaffaiolo, sulle Montagne Pistoiesi, percorrendo 20 km in cinque ore

Da questa tappa inizia il tragitto percorso lungo il tratto dell’Alto Appennino: le foreste lasciano il posto ad arbusti e praterie d’alta quota, un paesaggio che in alcuni tratti ricorda le nostre belle Alpi Apuane e ci fa capire di non essere poi così lontani da casa.
‘C’è un piccolo lago in Appennino che si chiama Scafagiolo che tra i monti di Pistoia e del Modenese è famoso più per un miracolo che per la ricchezza delle sue acque. Tutti gli abitanti attestano che se qualcuno spontaneamente o fortuitamente getta un sasso o qualcosa che agiti le acque, subito le nuvole si addensano in aria e si origina tanta tempesta di venti che anche i faggi più vicini e le querce più vecchie o vengono spezzati o sono sradicati dalle radici.’ ( "Trattato dei Laghi e dei fiumi", Giovanni Boccaccio )
Partiamo dal paese di Pracchia, consapevoli del forte dislivello da compiere in questa giornata nuvolosa, imboccando il sentiero CAI n.33 che dalla sinistra della piazza sale ripidamente alla Casa (mt.709) e riprende il crinale che separa le belle e boscose valli dell’Orsigna da quelle di Maresca.
I passi rallentano attraversando la meravigliosa Foresta del Teso, il forte vento muove gli alti fusti degli abeti bianchi e rossi, i cigolii dei tronchi per un attimo ricordano il rumore degli alberi delle navi, ma qui l’unico mare è fatto dalle foglie che ricoprono la via sterrata. Dalla Casetta Pulledrari fino al Rifugio del Montanaro la salita è impegnativa e non a caso il tratto viene chiamato ‘Pedata del Diavolo’, è possibile distrarsi però, osservando i gesti attenti dei numerosi cercatori di funghi che passeggiano da queste parti lungo i pendii dei poggi. Dopo una breve pausa al Rifugio, aperto esclusivamente nei giorni festivi e prefestivi, ripartiamo uscendo dal bosco e, imboccando il sentiero 00 che passa lungo il crinale, arriviamo al Passo Del Cancellino (mt. 1634). Questo Passo trae il suo curioso nome, da un cancello delimitato da una rete che anticamente permetteva il passaggio di confine tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio. Continuiamo la salita fino al Passo dello Strofinatoio (mt. 1847) dove i muli carichi di merci di contrabbando per la ristrettezza del sentiero strofinavano le loro some sulle rocce. Con un po’ di attenzione è possibile vedere le tracce dell’ antica mulattiera che si arrampicava in questo luogo di confine e che costituiva in età medievale una delle più importanti vie dell’Appennino. Lasciati gli zaini al Passo, decidiamo di salire sul Corno alle Scale. La sensazione di leggerezza data dalle spalle finalmente libere, non ci fa sentire il tratto di cammino che ci divide dalla vetta e tuttavia non ci preclude di godere del bellissimo e vasto panorama sulle cime dell’Appennino Tosco-Emiliano che da qui è possibile vedere. Gli spazi sono diventati illimitati e lo sguardo si perde in questo oceano di Appennino, una croce metallica scontrandosi con l’azzurro del cielo domina la ripida parete est del Corno, lontano la luce riflessa sul lago buca le nuvole bianche di passaggio indicandoci la direzione da seguire. Il tempo sta cambiando decidiamo di riprendere gli zaini e avviarci velocemente verso il punto di arrivo di oggi. Ancora un’ora di sentiero tra prati di alta quota e la via di terra termina letteralmente nel lago. Non so se per sbaglio un sasso sia rotolato nell’acqua, ma sicuramente una fitta nebbia ed un forte vento ci colgono all’improvviso quando con un po’ di stupore sulla porta chiusa del Rifugio Duca degli Abruzzi leggiamo che i gestori sono scesi a valle per fare la spesa. Per buona sorte dopo aver camminato intorno al lago notiamo un piccolo ricovero dove il portone di ferro è accostato al muro da una catena senza lucchetto. Il tempo decide per noi il luogo dove trascorrere la notte, il vento infatti è cresciuto ancora diventando bufera. All’interno della baita troviamo delle candele, una scatola di tonno, una stufa e dei letti a castello di legno. Li accettiamo come si accettano i doni di Natale, consapevoli di avere avuto molta fortuna.
Pensiero di Viaggio:
Al lago un rifugio
Sta arrivando la bufera, corriamo al riparo, la nebbia penserà a nascondere la nostra paura.Il cammino si è perso è diventato erba; è solo la notte che ci viene a cercare, dietro una porta di ferro soffiando tra gli spiragli dei muri. Una candela trema i nostri visi, come alberi appesi a dirupi, siamo in attesa di una fine di vento. Anche il fumo di una stufa vuole restare,sale adagio lungo la canna e poi torna indietro: non un attimo avrebbe là fuori, subito notte, subito vento.
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