Luca e Paolo dopo seicento km di sentieri

In Cammino lungo l'Appennino Tosco Emiliano, dodicesima e ultima tappa

Dal Lago Santo a San Pellegrino in Alpe, gli ultimi sedici chilometri di cammino

Giorno di ritorno alla vista delle Alpi Apuane, provo una sensazione di sentita attesa come quella che si ha per un rincontro con un parente lontano e caro. Un bellissimo sole scalda gli ultimi passi che segnano la fine di questo lungo cammino. L’acqua limpida del Lago Santo riflette il verde crinale su cui dobbiamo ‘arrampicarci’ per riprendere e concludere il nostro sentiero. Una tappa volutamente breve, lasciata in fondo come l’ultimo boccone di un buon pasto. Cercando di assaporare il sapore dolce amaro (perché fatto di fatica) di ogni singolo gesto facciamo lentamente gli zaini e ne carichiamo il peso sulle spalle oramai abituate a questo tipo di buongiorno. Leghiamo gli scarponi con forza, un’occhiata alla carta piegata male e si parte attraversando la bella faggeta che nel lato nord-est abbraccia il Lago Santo. L’Ospitale di San Pellegrino in Alpe, un tempo luogo di salvezza per viandanti e pellegrini quando la neve ed il gelo dell’inverno li trovava in cammino, è oggi il punto del nostro arrivo. Rompiamo il fiato nel primo tratto di salita che porta alla fontana del Lago e da qui al Passo della Boccaia in territorio emiliano. Imboccando uno dei numerosi sentieri che si intersecano nel passo ( n. 529 ) attraversiamo le assolate e verdi praterie del Campo di Annibale arrivando alla sorgente del Fontanone. Dopo un tratto quasi pianeggiante in cui abbiamo l’occasione di scambiare due parole con un pastore di origine rumena e di offrire pane e formaggio a lui ed ai suoi bellissimi cani maremmani ascendiamo tra massi e dirupi fino al crinale in località Colle Bruciata. Gli ultimi passi che ci dividono dalla cresta sono veloci e rubano fiato.
Dopo così tanti chilometri, così tante salite e migliaia di gocce di sudore basta girare un angolo ed eccole li, si presentano tutte insieme nella loro spudorata e marmorea bellezza, le Alpi Apuane ed è subito casa. Ormai la strada ancora da fare non conta più, la fatica se ne è andata ed è rimasto solo paesaggio di ritorno. Camminiamo lungo il sentiero di cresta, e con le Alpi come lungo corrimano sul nostro fianco sinistro, aggiriamo la Cima dell’Omo e passiamo con continui sali scendi sui Monti di Romecchio ( mt.1702), del Saltello, Albano e Spicchio (mt.1657). Il Panorama è maestoso, l’Oceano Appennino si mostra in tutta la sua grandezza, il crinale continua a distendersi verso nord ovest ricoperto da ampi pascoli di alta quota e bellissime faggete, soffia un vento fresco, in lontananza arrampicato su uno sperone di roccia ci attende San Pellegrino in Alpe. Questo piccolissimo centro abitato nel medioevo costituiva uno dei valichi più importanti e frequentati tra il Nord ed il centro Italia, lungo una via di comunicazione tra le valli del Secchia e del Serchio chiamata Via Regia o Bibulca. Successivamente divenne meta di pellegrinaggi per venerare Pellegrino un leggendario figlio di re, che rinunciando al trono volle fare un viaggio a Gerusalemme e tornando indietro attraverso gli Appennini catturato dalla bellezza di questi luoghi che lo avvicinavano a Dio, si fermò in una caverna della zona per fare l’eremita, finche fu trovato morto vegliato dagli animali. Ancora adesso nella cappella dell’Ospitale vengono conservate in un’urna quattrocentesca le reliquie di Pellegrino e Bianco riconosciuti come fondatori del Paese e fatti santi esclusivamente per volontà popolare.
Dopo una lunga discesa abbandoniamo il sentiero 00 che Porta al Passo delle Radici e con una bella mulattiera giungiamo finalmente al Paese ‘Balcone delle Alpi’.
Non bisogna più preoccuparci di dove mettere la tenda, questa sera dormiremo a casa.
Al tramonto però, una volta riposati, alzando lo sguardo verso il crinale che continua verso nord-ovest torna la voglia di ripartire.
Pensiero di viaggio:
Fine
E dopo tutta questa strada di terra e sassi, dopo la fine di questo cielo immenso che ci divideva, dopo il cammino perso al tramonto, dopo tutti questi nomi sconosciuti e attraversati, dopo le ripide salite battute dal sole e crinali tagliati dal vento, dopo le verdi praterie, i boschi e fianchi delle montagne, dopo i guadi sui fiumi e pioggia sulla pelle, dopo le spalle rotte le schiene curve le mani strette la bocche aperte gli occhi bassi a contare mille e una gocce di sudore, basta girare un angolo di sentiero ed eccovi qui, come un colpo al cuore a togliere l’ultimo fiato conservato con così tanta cura ma subito speso senza rimpianto per dire come vi spetta le A del vostro nome. Tutte insieme, vi presentate nella vostra unica marmorea spudorata bellezza
Alpi Apuane, ed è subito casa.
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