La fatina di Pinocchio

Sulle tracce della “Fatina” di Sesto

La vera storia della Querce grande e delle Bella bambina di Pinocchio secondo Nicola Rilli

Uno degli episodi più affascinati delle Avventure di Pinocchio è sicuramente quello degli assassini che inseguono il burattino per impiccarlo alla Querce grande. Lorenzini, facendo sfoggio della sue grandi doti letterarie, costruisce una scena spasmodica, degna dei migliori romanzi gotici, che interrompe per alcune pagine la trama solare e scanzonata del suo libro.

La paura di Pinocchio che sente sul collo il fiato dei persecutori, si mescola al senso di abbandono e ineluttabilità espresso dalla bambina con i capelli turchini, figura spettrale e diafana, che si affaccia alla finestra solo per negare al protagonista la possibilità di salvarsi.

Quel “Sono morta anch’io” anticipa la fine che di lì a poco farà il burattino, gettando sul lettore un grande senso di angoscia ed impotenza. Nelle poche battute che i due si scambiano e soprattutto nelle parole della Bella bambina – “In questa casa non c’è nessuno. Sono tutti morti.” e “Aspetto la bara che venga a portarmi via.” – la fiaba lascia il posto all’incubo, facendo emergere le peggiori paure che un bambino possa provare come il terrore di essere aggredito, l’inadeguatezza alla situazione e la solitudine.

Si legge tra le righe il bisogno di protezione e la necessità di conferma dell'affetto da parte degli adulti. Lorenzini in questa puntata offre anche molti riferimenti spaziali: il bosco cupo, la casina “candida come la neve” e appunto la grande querce. Inoltre l’autore introduce un personaggio chiave nella storia di Pinocchio, la fatina dai capelli turchini, che diventerà uno dei punti di riferimento del burattino nel proseguio delle sue vicende.

Se andiamo a ricercare i posti e i personaggi che ispirarono allo scrittore questa parte del racconto, non possiamo non soffermarci su Sesto Fiorentino e più precisamente su Villa Bel Riposo, sotto la chiesa di Castello, dove risiedeva suo fratello Paolo, il fratello Paolo, direttore del Manifattura di ceramiche di Doccia. E’ qui infatti che Carlo conobbe Giovanna Ragionieri, figlioletta di un giardiniere e inserviente presso la famiglia Lorenzini.

Come dice Nicola Rilli in Pinocchio in casa sua (Nte, Firenze, 2008) lo scrittore andava a trovare il fratello nel fine settimana e si intratteneva spesso con la piccola Giovanna, che non mancava di raccontargli storie e aneddoti apprese a casa dalla mamma e dalla nonna. Secondo Rilli la grazia e la bontà della giovanissima colpirono la fantasia dello scrittore ormai cinquantenne, ispirandogli il personaggio della Fatina dai capelli turchini.

Giovanna Ragionieri ebbe una vita lunghissima, un marito e cinque figli, continuando sempre a lavorare nella Villa Bel Riposo. Morì alla venerabile età di novantaquattro anni nel 1962. “Ai funerali, semplici semplici – racconta Rilli - da povera popolana andarono molti bambini e qualche autorità scolastica. Fu anche cantata la canzone di Pinocchio, ma lei non l’ascoltava più. E’ sepolta nel camposanto di Castello, accanto alla chiesa, il più vecchio camposanto della Toscana”.

La Fatina dai capelli turchini si lega ad uno dei luoghi simbolo del racconto, la già citata Quercia grande, alla quale verrà appeso il povero Pinocchio dopo essere caduto nelle mani degli assassini. La Fatina impietosita farà sciogliere il cappio da un falco e manderà il cane Medoro a riprendere l’esanime burattino per portarlo a casa e curarlo.

Se vogliamo ricercare la Quercia grande a Sesto, come suggerisce sempre Rilli, dobbiamo recarci nell’ex podere di Villa Bel Riposo. Qui sorgeva un grande albero, che secondo le testimonianze di Giovanna Ragionieri, era il luogo dove Carlo Lorenzini si ritirava a meditare. “Ci andavano le streghe – raccontò la donna nell’intervista rilasciata a Nicola Rilli– durante la notte del venerdì per appendervi i bambini che poi si mangiavano dopo aver ballato col demonio e la gente si guardava bene dall’avvicinarsi. La signora della Quercia grande era una strega bellissima. Girava sempre nuda e aveva dei lineamenti da fare impazzire. Si chiamava Martella ed io ne ero molto gelosa”.

La Querce grande è diventata recentemente una delle tappe del percorso sulle “tracce di Pinocchio” che periodicamente viene proposto dal Quartiere 5 e dal Comune di Sesto: i luoghi sono contrassegnati da cartelli esplicativi che ripropongono dodici suggestivi scenari con le storie di Pinocchio, numerose notizie, tra memoria storica e memoria popolare ed una mappa particolareggiata.