Monteferrato

Storia ed arte del Monteferrato

Area Protetta del Monteferrato: storia ed arte, la Rocca di Montemurlo, le architetture religiose e le ville

Fin dai tempi più remoti il territorio dell’Area Protetta del Monteferrato, grazie al microclima particolarmente favorevole e la disponibilità di risorse naturali, è stato luogo prediletto per insediamenti umani ed attività produttive.
Numerosi reperti rinvenuti presso Galceti (stazione musteriana paleolitica) ed oggi conservati presso il locale Centro di Scienze Naturali, testimoniano la presenza stabile dell’uomo in questo territorio già 30-40 mila anni fa. L’abbondante diaspro rosso presente sulle pendici meridionali del Monteferrato costituiva nel paleolitico un’insostituibile materia prima per la realizzazione di manufatti quali lame, raschiatoi, bulini, asce, ecc. Ulteriori reperti testimoniano la presenza umana in questo territorio anche in era neolitica e soprattutto nell’età del bronzo.
Certa anche la presenza del popolo etrusco nel territorio dell’area protetta, confermata dall’importante ritrovamento di un cippo funerario di tipo fiesolano presso Montemurlo, e anche dai numerosi nomi di origine etrusca presenti nell’area, tra cui quelli di alcuni corsi d’acqua (Bardena, Cetino, Vella, Agna).
Successivamente alla sconfitta degli etruschi da parte dei romani nel 265 a.C., la latinizzazione avvenne molto lentamente, ed interessò inizialmente le fasce pedemontane e collinari dell’Appennino, dove vennero fondate le prime villae da cui derivano i numerosi toponimi di origine latina presenti nell’area protetta: Albiano da Albius, Guzzano da Acutius.
Durante il periodo delle invasioni barbariche, in seguito alla caduta dell’impero romano, si sono succedute nel territorio dell’area protetta presenze sporadiche di varie popolazioni tra cui i Longobardi che tra il 590 e il 615 d.C. e dopo una fase di scontri cruenti, si fusero con la popolazione preesistente e si impegnarono nella bonifica delle aree paludose della pianura e nella coltivazione delle zone pedemontane, convertendosi poi alla religione cristiana.
Al dominio dei Longobardi subentrò quello dei Franchi (774-888), che durò fino all’epoca dei Comuni. Fu in questo periodo che da un piccolo nucleo abitato, lungo il fiume Bisenzio, luogo di passaggio di soldati e mercanti, si sviluppò Castrum de Prato, piccolo agglomerato "urbano" famoso per la tradizione secolare nella lavorazione della lana, cui il territorio del Monteferrato diede un importante contributo.
Alcune testimonianze della rilevanza dell’arte della lavorazione della lana, rimangono anche nei toponimi locali: Galceti, per esempio, prende il nome da "galcio", luogo da cui si estraeva una particolare terra che veniva impiegata per gualcare le lane, rendendole compatte, robuste ed impermeabili.
Legate al Monteferrato, si sviluppò inoltre la lavorazione delle terre cotte e soprattutto si attivò un’importante cava di serpentino, volgarmente conosciuto come "Marmo verde di Prato" che dal Medioevo al Rinascimento fu la base per la realizzazione del policromismo murario di importanti opere architettoniche toscane.
Verso il 1400 si diffusero numerose ville-fattorie e ville signorili, che svolgevano un’importantissima funzione di presidio del territorio, dando un notevole impulso all’agricoltura del luogo.
Durante l’Ottocento l’area del Monteferrato richiamò numerosi personaggi importanti per la storia e la cultura del tempo tra cui i più illustri maestri macchiaioli, ospitati a Villa del Barone nella seconda metà dell’’800 dal pittore e mecenate Cristiano Banti.
(Articolo a cura di: ANPIL Monteferrato).

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