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Riserve naturali dell'Alta Valtiberina

Aree naturali protette nell'Appennino tosco-romagnolo

L'alta valle Tiberina, al confine con la Romagna e le Marche, è punteggiata da molte riserve ed aree naturali protette di interesse locale (a.n.p.i.l.). La riserva naturale provinciale Alta Valle del Tevere - Monte Nero si estende su un tratto di crinale appenninico e sullo spartiacque Arno-Tevere, a monte di Chiusi della Verna e Pieve S. Stefano. La natura dei boschi rispecchia l'andamento altimetrico dei monti, che raggiungono la quota massima di 1234 m s.l.m. del Monte Nero: si hanno così boschi misti di cerro e carpino nero (Quercus cerris, Ostya carpinifolia) e più in alto le faggete o i boschi misti di faggio (Fagus sylvatica) ed aceri (Acer pseudoplatanus, A. platanoides, A. opalus), in cui compare talvolta, come specie arbustiva o a piccolo albero di sottobosco, il raro tasso (Taxus baccata). Anemoni (Anemone nemorosa), primule (Primula vulgaris, P. veris) ed aquilegie (Aquilegia vulgaris, A. atrata) sono fra le componenti del sottobosco erbaceo, mentre gigli di San Giovanni (Lilium bulbifernum subsp. croceum), orchidee maschio (Orchis mascula) e specie affini colorano in tarda primavera le radure. Sulle aree dirupate e naturalmente franose del crinale si trova una vegetazione discontinua e pioniera, che annovera la rara dafne alpina (Daphne alpina).

Proseguendo verso est, sempre in prossimità del crinale appenninico, la piccola a.n.p.i.l. di Pratieghi tutela alcuni nuclei autoctoni di tasso (Taxus baccata) sul versante orientale del monte Zucca (1263 m s.l.m.). Il tasso, spesso presente come sporadica specie di sottobosco delle faggete o dei boschi misti montani, è presente qui, in alcune fresche valli torrentizie, con individui secolari di considerevoli dimensioni, risparmiati dalla periodica ceduazione dei boschi circostanti. Anche un'altra interessante pianta di sottobosco, decisamente rara, è segnalata nell'area: il rusco maggiore (Ruscus hypoglossum).

Assai più ampia è, più a est (nella punta orientale estrema della Toscana) la riserva naturale provinciale di Sasso Simone, creata attorno al possente contrafforte calcareo che assieme al vicino Sasso Simoncello, nelle Marche, pare galleggiare sui rilievi argillosi circostanti. L'altopiano sommitale, con i resti di una fortezza medicea, è caratterizzato da praterie d'alta quota con faggi sparsi (Fagus sylvatica) mantenuti a cespuglio dal vento. Anche i monti circostanti, sul versante toscano sono coperte di pascoli (dove non incisi da calanchi), mentre il versante marchigiano (pure protetto da un parco naturale) è più boscoso. Diverse rarità botaniche sono segnalate nella zona: la dafne spatolata (Daphne oleoides), il pero corvino (Amelanchier ovalis), alcuni ribes (Ribes sp. pl.), l'ontano bianco (Alnus incana) e una ononide endemica dell'Appennino centro-settentrionale (Ononis masquillierii).

Sullo spartiacque Tevere-Marecchia si trova infine la riserva naturale provinciale dell'Alpe della Luna. Conformemente al paesaggio di questa zona, si hanno fianchi montani coperti di querco-carpineti alle quote inferiori e di faggete alle quote più alte, fino ai crinali che qui si attestano sui 1300-1400 m s.l.m.. La natura friabile delle rocce e la diposizione degli strati, cha immergono verso la Toscana, genera, soprattutto sui versanti adriatici, fenomeni di crollo, frane, cadute di massi, che mettono a nudo suggestive fiancate rocciose popolate solo sporadicamente da una vegetazione pioniera messa alla prova dalle condizioni ambientali estreme: essenzialmente cespugli di carpino nero (Ostrya carpinifolia), ginepro comune e nano (Juniperus communis, J. nana), sorbo montano (Sorbus aria) e del raro ranno spaccasassi (Rhamnus pumilus). Nei prati che interrompono i boschi, in primavera sono frequenti le orchidee (varie specie di Orchis, Dactylorrhiza, ecc.) e una rarissima specie endemica di questi luoghi, il cardo dell'Alpe della Luna (Cirsium alpis-lunae).

I dintorni di Pieve Santo Stefano e del lago artificiale di Montedoglio sono punteggiati di numerose aree protette: l'a.n.p.i.l. Serpentine di Pieve S. Stefano è discontinuamente estesa su tre rilievi, il Poggio delle Calbane (879 m s.l.m.), il Monte Petroso (649 m) e il Monte Murlo (603 m) caratterizzati da substrati geologici serpentinosi. Queste rocce verdastre e scure, per loro natura compatte, aride, povere di nutrienti e ricche di composti metallici, mettono a dura prova la vegetazione e anzi hanno portato a una estrema specializzazione di alcune specie che vi vivono, dette serpentinofite, come l'alisso del Bertoloni (Alyssum bertolonii), lo spillone dei serpentini (Armeria denticulata), le euforbie spinose (Euphorbia nicaeensis subsp. prostrata, E. spinosa), ecc., che vivono qui assieme a specie frugali e pioniere come le ginestre, i ginepri e i cisti (Spartium junceum, Juniperus communis, Cistus sp. pl.).

Le due riserve biogenetiche statali di Fungaia e Poggio Rosso insistono invece su rilievi collinari di natura argillosa e presentano la tipica vegetazione delle colline toscane, con boschi di roverella, cerro e orniello (Quercus pubescens, Q. cerris, Fraxinus ornus), con, qua e là, il più termofilo leccio (Q. ilex) e aree aperte a prateria con ginepri, rose selvatiche, biancospini (Juniperus communis, Rosa canina, Crataegus monogyna, Prunis spinosa). Esperimenti di rimboschimento sperimentale con cipressi americani (Cupressus arizonica) non hanno portato a risultati positivi e hanno alterato di poco il paesaggio originario.

La riserva naturale provinciale dei Monti Rognosi insiste di nuovo su substrati di rocce serpentinose alle pendici sud-orientali dell'Alpe di Catenaia, ma il paesaggio è in parte alterato da rimboschimenti di pino marittimo (Pinus pinaster), che modificano in termini di ombreggiamento, spessore e chimismo del suolo, ecc., l'ambiente altrimenti colonizzato dalle su citate serpentinofite.

 

Info: valtiberinaintoscana.it

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