Palazzo Balì, Pistoia

Pistoia e i luoghi della discordia

Visita nella Pistoia dei Panciatichi e dei Cancellieri

La Città dei Crucci, è una definizione ripresa dal poema Pistoia, scritto da Gabriele D’Annunzio nel suo ciclo di poesie “Le città del silenzio”. Il Vate, prendendo spunto dalla proverbiale litigiosità dei pistoiesi, descriveva la città di Cino usando tinte molto forti: “T'amo, città di crucci, aspra Pistoia, pel sangue de' tuoi Bianchi e de' tuoi Neri, che rosseggiar ne' tuoi palagi fieri veggo, uom di parte, con antica gioia”. In realtà la correlazione tra “crucci” e Pistoia è da attribuirsi a Dante e al canto dedicato al pistoiese più famoso dell’Inferno, quel Vanni Fucci che della cittadina toscana fece sua “degna tana”:

... “Dilli che non mucci,

e domanda che colpa qua giù ‘l pinse;

ch’io ‘l vidi omo di sangue e di crucci”

Dunque Pistoia città dei sentimenti torbidi, dei lunghi coltelli e di personaggi sempre in lotta tra di loro? L’alone di negatività che ha avvolto Pistoia agli occhi dei corregionali è dovuto all’orgoglio con cui gli stessi pistoiesi hanno rivendicato nei secoli la loro faziosità. Scrive lo storico americano William J Connell in La Città dei Crucci ( Nuova Toscana Editrice - Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia, 2000): “Per tutto il Medioevo e i secoli successivi (i pistoiesi ndr) onorarono infatti la tradizione secondo la quale la loro città era stata fondata dai discendenti di Lucio Sergio Catilina, un ribelle violento e malvagio (...) le cui truppe vennero sconfitte nel gennaio del 62 a.C. in una battaglia vicino a Pistoia.” L’idea di Pistoia come città della fazioni si consolidò nel corso del Medioevo, con le lotte intestine tra le famiglie Panciatichi e Cancellieri, due casati che avevano al propria base economia e politica nelle campagne e che dettero vita ad una lunga e sanguinosissima faida che si protrasse tra il XIII e la metà del XVI secolo, prima come lotta per il possesso dei castelli e delle terre del contado, poi come scontro per il potere all’interno della città. Questa lotta tra gruppi e affiliati, ebbe il suo tragico epilogo nella guerra civile nel periodo del 1499-1502, in cui Pistoia finì quasi con l’annientarsi. Ma quali sono i posti che ricordano le feroci battaglie che insanguinarono le vie e le piazze di Pistoia?Sicuramente uno dei luoghi simbolo dello scontro è il Palazzo Panciatichi o del Balì nella centralissima via Cavour, che fu costruito a partire dal 1320 da Vinceguerra Panciatichi. Il nobiluomo volle per sé e per la sua famiglia una dimora fortificata, sviluppata su tre piani e coronata da una merlatura, oggi visibile solo sul lato est dell’edificio. Il palazzo del Balì è caratterizzato da due serie di gradi finestre a crociera, rarissime nella tradizione architettonica toscana nel XIV secolo, che rimandano a soluzioni presenti in Francia e nella Valle d’Aosta. Durante gli scontri d'inizio Cinquecento che videro i Panciatichi opposti famiglia dei Cancellieri, il palazzo fu dato alle fiamme. In seguito i Pianciatichi ricostruirono la loro residenza eliminando la merlatura e costruendo un’elegante grondaia. Particolare cura fu prestata agli interni, al cortile e allo scalone che conduce al primo piano, seguendo i canoni estetici delle coeve dimore rinascimentali. I lavori di restauro furono eseguiti sotto la direzione di Ventura Vitoni, geniale architetto pistoiese che raccolse la lezione di Giuliano da Sangallo e del grande Leon Battista Alberti. Altri luoghi che ricordano le lotte intestine che dilaniarono Pistoia alle soglie dell’età moderna sono i quartieri posti nella parte orientale della città, tra la Chiesa di San Pietro Maggiore, San Bartolomeo e il palazzo dei Cancellieri, dove la potente famiglia pistoiese riuscì a difendersi efficacemente dagli attacchi Panciatichi fortificando le strutture. Di particolare interesse architettonico e artistico la chiesa di San Bartolomeo in Pantano, costruita in epoca longobarda e arricchita dalle sculture presenti sulla facciata: oltre ai leoni presenti sugli angoli e a sostegno dell'arco centrale, si può ammirare un possente architrave attribuito a Gruamonte , dove è raffigurato Gesù Cristo e i dodici apostoli. A sua volta la Chiesa di San Paolo, fu trasformata dai Panciatichi in una ridotta fortificata durante le battaglie dell’agosto 1500. Dopo la conclusione degli scontri i partigiani dei Cancellieri si vendicarono degli avversari gettandoli dal dall’alto campanile a fianco di questa chiesa. Per le sue caratteristiche la Chiesa di San Paolo è uno dei migliori esempi di architettura sacra della Pistoia medievale: costruita alla fine del Duecento, l’ingresso dell’edificio è costituito da un pregevole portale, sulla cui lunetta fu collocata la statua di San Paolo fra gli angeli, eseguita da Iacopo di Matteo di Pistoia, collaboratore di Giovanni Pisano.