Colonnata, il paese dei Barbagianni

Pinocchio, i Ginori e il paese dei Barbagianni

Nella frazione di Colonnata a Sesto sulle tracce del famoso burattino

Nicola Rilli, appassionato e studioso di storia locale, pioniere della microstoria e delle discipline dedicate alla studio e alla valorizzazione del territorio toscano, pubblicò nel 1976 un interessante volume che riguardava i luoghi e le figure che ispirarono le ambientazioni e i personaggi delle Avventure di Pinocchio, intitolato Pinocchio in casa sua.
 
Il libro, ristampato recentemente dalla NTE per la collana "Introvabili", propone un itinerario tra Monte Morello e l’Osmannoro sulle tracce del famoso burattino, quasi come se la storia fantastica raccontata dal Lorenzini fosse una storia vera, realmente accaduta.
 
In uno dei capitoli del libro, Rilli parla del Paese dei Barbagianni, che l’autore riconosce nella frazione di Colonnata a Sesto Fiorentino. “Il Paese dei barbagianni – scrive Rilli – era appollaiato su in alto, ai piedi di Monte Morello. Il suo nome vero è Colonnata a cui appartiene anche quel gruppetto di case detti 'il Ronco'. Colonnata è un simpatico paese di gente laboriosa e buona. Al tempo di Pinocchio, uomini e donne lavoravano quasi tutti alla Ginori, la celebre fabbrica di porcellane e ceramiche, detta 'la Fabbrica di Doccia'".

Ma perché Colonnata ispirò a Lorenzini il Paese dei Barbagianni? Ci sono due ordini di ragioni che hanno spinto Rilli a considerare questo paese il teatro di alcune scene madri del racconto. La prima è che in realtà i barbagianni sono molto diffusi a Colonnata. “Ve ne sono ancora degli esemplari splendidi e nelle notti di luna, quando escono dalle soffitte delle case delle vecchie torri e si posano sui rami secchi degli alberi più alti, sembrano monumenti creati da Dio per il sorriso delle stelle” .

Altro motivo che induce l’autore a fare questa associazione è il tipo di attività che si svolgeva in zona ai tempi di Lorenzini. “Quando gli operai della Ginori uscivano dalla fabbrica, avevano gli abiti impolverati e sudici di caolino, di quella specie di terra, cioè con cui si fanno i piatti, i vassoi, ecc. ed erano di un colorino grigiastro e indefinito come il manto dei barbagianni. Anzi spesso avevano di quel colore anche i capelli, il viso, i baffi e le ciglia e le sopracciglia sì che sembravano davvero dei grossi barbagianni". Almeno questa, al dire dei vecchi era l’impressione che ne aveva colta il Lorenzini.

I legami tra Carlo Lorenzini e la manifattura delle porcellane di Doccia erano molto stretti, in quanto il fratello Paolo fu per un lungo periodo direttore della fabbrica di porcellane. L’autore di Pinocchio venne incaricato nel 1861 di scrivere un opuscolo intitolato La Manifattura delle Porcellane di Doccia, Cenni illustrativi, in occasione dell’Esposizione Italiana, che si aprì alla presenza di Vittorio Emanuele II nei locali della stazione di Porta a Prato nel 1861. In questo breve saggio, pensato come una brochure aziendale, l’autore racconta con dovizia di particolari la storia e la tradizione della manifattura, firmandosi per l’ultima volta con il suo vero nome e cognome.

Carlo Lorenzini, era figlio del cuoco e della cameriera dei Marchesi Ginori e fu in seguito ospite del fratello nella residenza di via de’ Rondinelli a Firenze. Alcuni sostengono addirittura che Paolo e Carlo fossero figli illegittimi di Carlo Ginori, dal momento che il marchese si occupò dei loro studi e prese come braccio destro il maggiore dei due.