castello Aghinolfi - Montignoso

Montignoso tra monti e mare

Dalla costa della Versilia alle Apuane un territorio ricco di storia e bellezza

Montignoso, stretto tra il territorio versiliese e Massa, si estende dalle più alte pendici del monte Carchio fino a raggiungere la costa.
Posto a 110 m. s.l.m in una valle percorsa dal torrente Pannosa tra il Carchio e il Folgorito, il territorio presenta un’ eccezionale varietà paesaggistica, ricca è pure la fauna locale. Montignoso rientra nell’area protetta del Parco delle Apuane.
Sull’origine del nome, l’interpretazione più accettata anche da diversi studiosi, la farebbe risalire alla consuetudine di accendere dei fuochi sul monte per fare delle segnalazioni di riferimento ai marinai. In conseguenza dei fuochi accesi il comune sarebbe stato chiamato Mons Igneus, monte di fuoco.

ARTE E STORIA

Sulla strada panoramica che da Montignoso conduce a Strettoia si raggiunge la collina sulla quale sorge il castello Aghinolfi. L’area collinare ha origini antichissime, già abitata dai liguri- apuani , ha sempre avuto un’importante funzione strategica, tanto che nel 1945 diventa il caposaldo nazista sulla linea gotica; il castello sarà liberato dagli americani e dai partigiani con il sacrificio di numerose vite umane. I lavori di restauro del 1997 hanno riportato il castello ad essere un luogo di interesse didattico scientifico. Tra i castelli della Lunigiana è uno dei più antichi e faceva parte del Limes bizantino a confine dei territori longobardi.
Il castello è stato restaurato nel 1997 grazie ai fondi dell’Unione Europea.
La storia del Comune di Montignoso ruota interamente attorno al suo castello, prende il nome dal re longobardo Aghinolfo. La fortezza, attorno alla quale si sviluppò il villaggio, fu per secoli importante postazione di controllo, quindi terra di aspre contese per il suo dominio; si ricorda  l’importanza della sua posizione lungo uno dei principali snodi viari della storia (Via Regia, via Aemilio Scauri, via Francigena).

Lasciato il castello si scende la collina e si prosegue raggiungendo la villa Schiff Giorgini presso la località Piazza. La villa è attualmente sede dell’Amministrazione Comunale e luogo di numerose manifestazioni culturali. L’edificio di pregevole valore storico architettonico, è circondato da un parco ricco di piante secolari e di alcune specie esotiche tra le prime introdotte in Italia.
Uscendo dal portone di villa Schiff Giorgini sul lato via Fondaccio, ci troviamo di fronte al piazzale della chiesa di SS.Vito e Modesto. All’interno il trittico di Michele Ciampanti raffigurante la Madonna col Bambino e i SS. Giovanni Battista, Vito, Modesto e Pietro (1482 circa). Una breve sosta  alla caratteristica piazza del vecchio Comune di Montignoso e si prosegue l’itinerario lungo le frazioni collinari da cui si gode un ottimo panorama e si raggiunge il centro abitato di S. Eustachio, antico insediamento di epoca medievale noto con il nome di Villa di Mezzo.
L’antica chiesa conserva Madonna col Bambino, scultura lignea di Tino di Camaino (piccolo gioiello di scultura gotica del Trecento) e la pala quattrocentesca di Vicenzo Frediani raffigurante la  Madonna con Bambino fra i SS. Eustachio, Giovanni Battista, Maddalena e Vito (nella lunetta, il Padre Benedicente, nella predella Cristo in pietà e storie di S. Eustachio).

ITINERARIO NELLA NATURA
Arrivando da Massa prendiamo come punto di riferimento il quadrivio sull’Aurelia che a destra conduce in località Cinquale mentre a sinistra prosegue e attraversa le frazioni di Capanne, Piazza, S. Eustachio si arriva al villaggio di Cerreto, lungo una suggestiva strada panoramica dalla quale è possibile ammirare tutta la costa apuo-versiliese, si sale attraverso i boschi fino a 800 metri di altitudine, e raggiungiamo la località Pasquilio.
Alle spalle del Pasquilio domina il monte Carchio, un tempo sede di cave di marmo ormai chiuse, da qui si scorgono le cime dell’Altissimo. L’abbraccio delle Apuane è immenso nel susseguirsi di vette che dall’Altissimo arrivano al Sagro, si notano i pendii del Folgorito e del Belvedere. Circondato da boschi di castagni e abeti è un luogo ideale per gli amanti della natura, da qui è possibile percorrere diversi itinerari, tra i quali il percorso sulla “Linea Gotica” ove restano ancora visibili le tracce degli avamposti tedeschi.
Caratteristica è la chiesetta, “costruita dai Patrioti Apuani sul verde prato con il bianco dei marmi del Carchio e il rosso delle tegole toscane”.

Scendendo a valle e seguendo la strada Aurelia in direzione Viareggio, si raggiunge il punto di confine con il Comune di Pietrasanta, sul versante a monte notiamo i resti del fortino Mediceo del secolo XVI .
Di fronte al fortino si estende il Lago di Porta Beltrame (un tempo noto anche come lago del Perotto), oggi noto come Lago di Porta, un tempo punto altamente strategico, oggi oasi protetta e gestita da Lega Ambiente e WWF. Il termine lago non è attualmente appropriato, si tratta infatti di una lama di acqua dolce, in gran parte coperta da un canneto, al cui interno si trovano piccole superfici di acqua libera. L’apporto idrico è garantito, anche in estate, da sorgenti di acqua calda che nascono ai piedi delle colline retrostanti. Il canneto nasconde un incredibile ricchezza di avifauna, è infatti frequentato da numerosi uccelli, tra cui l’airone cenerino, la folaga, la gallinella d’acqua, il porciglione; in questo ambiente nidificano il falco di palude, alcune anatre, il tarabusino e diversi uccelli. In primavera e in autunno il lago diventa un’area di sosta per molti uccelli migratori.
Dal 1995 il lago di Porta è uno dei 4 siti toscani  occupati da un uccello, appartenente alla famiglia degli aironi, e raro in Europa: il tarabuso. Ai margini del canneto si sviluppano il bosco, i prati umidi e diversi fossi. La grande varietà di ambienti consente la vita di molte specie animali e vegetali.
Allontanandoci dal lago si prosegue verso il litorale per incontrare la località di Cinquale, una nota località della Versilia, da sempre meta di illustri personaggi e artisti di ogni tempo, come Enrico Pea, Gabriele d’Annunzio ed i pittori quali Carlo Carrà e Mino Maccari che qui vissero e trovarono ispirazione.
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