Palazzo Medici Riccardi

La lezione di Filippo: Michelozzo e Alberti

Architettura religiosa a Firenze dopo il Brunelleschi

A parte le opere del Brunelleschi, nessuna architettura religiosa del Quattrocento a Firenze è paragonabile alle grandi imprese dei secoli precedenti. Tuttavia il nuovo tenore di vita dei religiosi, che per la prima volta possono avere celle personali comporta un'importante innovazione tipologica.

I tradizionali dormitori a due piani vengono sostituiti da file di celle che affacciano sulle logge del cortile interno, determinando l'evoluzione dei chiostri in un doppio ordine sovrapposto di arcate. I primi esempi di questa soluzione tipica dei monasteri rinascimentali si hanno proprio a Firenze.

La rivoluzione architettonica brunelleschiana suscitò una "certa resistenza conservatrice" di cui spesso è citato come esponente il suo rivale Ghiberti, il quale tuttavia nella Porta del Paradiso si convertirà, figurando in prospettiva edifici classicheggianti di nuova spazialità umanistica. Allievo del Ghiberti è Michelozzo, che poi collabora con Donatello e quindi si afferma come abile e concreto interprete dell'ardua lezione brunelleschiana: in termini più accettabili da parte della cultura cittadina le calcolate strutturazioni lineari brunelleschiane si riducono a una sintetica semplicità; le superfici murarie brunelleschiane risolte come velari immateriali riassumono una solidità sobria ma consistente.

Comunque alcuni degli aspetti più interessanti dell'opera di Michelozzo derivano da una adesione genuina ad alcuni termini tipologici della ricerca brunelleschiana.Così la tipologia spaziale costituita da un modulo quadrato sul quale si apre un quadrato minore con locali di servizio laterali (Sacrestia Vecchia, Cappella Pazzi) è adottata da i Michelozzo nella chiesetta del Trebbio, nelle cappelle del Noviziato in S. Croce e del Palazzo Medici di via Larga (oggi via Cavour), nella sacrestia di S. Marco, nella chiesa del convento di S. Maria Maddalena in Val di Mugnone. Così la volta a botte come elemento tematico di soluzione degli spazi di collegamento nelle sequenze interne di organismi complessi ritorna negli interventi in S. Croce o in S. Marco.

Durante tutto il corso del Quattrocento i Medici perseguono l'obiettivo di organizzare a loro vantaggio la zona settentrionale della città impostata sulla maglia di strade regolari e parallele sviluppate nei due secoli precedenti nell'ampia fascia compresa tra le ultime due cerchia di mura. A tale scopo viene prescelta come direttrice fondamentale la via Larga. A metà circa della via, all'incrocio con la traversa corrispondente a S. Lorenzo, viene costruito il grandioso palazzo Medici, a costituire un'alternativa al centro pubblico del Palazzo dei Priori, simmetricamente rispetto alla piazza della cattedrale. S. Lorenzo diviene un centro nodale della strategia medicea; la chiesa viene completamente ricostruita (Brunelleschi) e il convento viene ristrutturato e ampliato (Michelozzo).

Al termine della via Larga, il convento di S. Marco, sulla piazza omonima, costituisce un centro di attività non soltanto strettamente religiose, anzi centro culturale di primaria rilevanza nell'ambito della ’organizzazione medicea'. Perseguendo una politica di nuovo tipo che tende a consolidare il potere politico anche attraverso il prestigio conseguente ad una eletta azione culturale, Cosimo 'uomo universale' fonda nel palazzo e in S. Marco le prime biblioteche moderne dell'Occidente. Un'altra biblioteca viene costruita nel complesso della SS. Annunziata intorno al 1450 su disegno dello stesso Michelozzo.

L'opera di Michelozzo a S. Marco, tipica della sua capacità professionale e culturale di rapportarsi alla nuova committenza medicea, è senza dubbio un suo capolavoro: per la concezione generale dell'organismo risolto come gioco sicuro di volumi esattamente definiti ma liberamente articolati; per la soluzione degli altari della chiesa di un nuovo tipo a edicola appoggiato sul muro intonacato continuo; per la chiarezza degli spazi interni delle celle coperte a volta a botte e della biblioteca. Temi brunelleschiani personalmente interpretati che ben si accordano con la pittura del Beato Angelico. Più ancora dell'Angelico saranno Paolo Uccello e Domenico Veneziano a realizzare nella pittura fiorentina del tempo spazialità costruite con la luce e il disegno in accordo con la poetica brunelleschiana.

Ancora Michelozzo interviene (1459 e ss.) nella Loggia dello Spedale di S. Paolo, in piazza S. Maria Novella, riproponendo il modello di loggiato brunelleschiano degli Innocenti sia a livello di qualificazione architettonica sia a livello di implicazioni urbanistiche. E di gusto michelozziano è la facciata di S. Felice in Piazza, su via Romana, in pietraforte, specchio geometrico e regolare. Rispetto alla concretezza pragmatica di Michelozzo, ben altra portata ha la presenza in Firenze di Leon Battista Alberti, che per primo si pone in senso moderno il problema teorico di chiarire da una parte il significato dell'esperienza artistica nel più ampio contesto dell'umanesimo universale, dall'altra le leggi del fare artistico e del fare architettura.

Le opere fiorentine di Alberti possono anche essere lette come svolgimento delle implicazioni dell'esperienza brunelleschiana, come ricerca cioè di un ordine urbano attraverso l'approfondimento di soluzioni tipologiche razionali alla luce di un metodo classicista: grande cupola (SS. Annunziata), facciata di palazzo (palazzo Rucellai), cappella in organismo chiesastico (S. Pancrazio), loggia aperta nell'ambiente urbano (Loggia Rucellai). Ideata nel 1440, realizzata tra il 1458 e il 1470, la facciata di S. Maria Novella è un chiaro esempio del risultato pratico della consapevolezza teorizzata dall'Alberti del valore della storia e quindi del monumento nel contesto urbano. Infatti Alberti non rifiuta gli elementi della facciata medievale incompiuta ma li assume in un ordine del disegno capace di risolverli in coerenza con la cultura contemporanea e di dare una nuova misura e un nuovo significato alla grande piazza medievale. In tal senso la facciata albertiana è un esempio per i secoli successivi di riconfigurazione dell'ambiente urbano.

Una originale rilettura del modello chiesastico brunelleschiano è riconoscibile, alla fine del secolo, nella soluzione architettonica della chiesa del convento di S. Maria Maddalena delle Convertite (dal 1699 detta dei Pazzi), in cui Giuliano da Sangallo propone un interessante nuoto tipo a navata unica, sulla quale affacciano cappelle coperte da volta a vela e aperte nel muro continuo della navata con arcate a tutto sesto su lesene.

Da una profonda, intellettualistica interpretazione dei modelli brunelleschiani parte l'architettura di Michelangelo, come nella Sacrestia Nuova o nella Biblioteca Laurenziana in San Lorenzo.
(Articolo a cura dell' APT di Firenze)