Facciata di Ponte Rosso

Itinerario nei dintorni di Figline Valdarno

Scopri i capolavori nascosti del Valdarno

Un percorso per conoscere il lato meno conosciuto di questo territorio.

Ponterosso

Proseguendo oltre il cimitero, per la via Vittorio Veneto, si lascia sulla destra la fattoria Degli Innocenti, con cappella settecentesca cupolata, e si raggiunge il suburbano Santuario di Santa Maria al Ponterosso, sorto attorno ad un'immagine della Madonna venerata come miracolosa, che si trovava su un tabernacolo presso un "ponte rosso".

La chiesa attuale in stile tardo rinascimentale preceduta da un portico (confrontabile con altri santuari mariani del Valdarno, come quello del Giglio di Montevarchi e quello di Montemarciano) fu costruita, come l'adiacente palazzo (dove ai primi del Seicento progettarono di stabilirsi i vescovi di Fiesole), col sostegno finanziario dei Medici, a partire dal 1570, con intatta carpenteria tardogotica della pala.

Nell'interno a una navata, alla controfacciata a destra, acquasantiera marmorea tardo cinquecentesca; all'altare della parete sinistra la Madonna che dona il Rosario a san Domenico e a santa Caterina da Siena (Madonna di Pompei) di Egisto Sarri, 1889. Notevole soprattutto l'affresco all'altar maggiore, della Madonna col Bambino,(18) oggetto di venerazione per lo meno dal 1499, che percio' era stato coperto da ridipinture, corone e monili, ma che e' stato restaurato e ripulito di recente ed e' attribuito ad uno stretto seguace di Pietro Perugino, il "Maestro di Ponterosso", al quale si assegnano ora anche altre opere, in prevalenza Madonne. Sull'altare e' visitabile un tabernacolo per il Santissimo Sacramento, settecentesco (si veda l'iscrizione dietro), il cui sportello ha un Cristo portacroce che fu dipinto nella stessa epoca.
 

Brollo e Poggio alla Croce

In direzione di Brollo-Poggio alla Croce, zone di antico insediamento etrusco, si trova sulla destra la chiesetta settecentesca di San Pietro al Terreno, documentata nel 1276 come canonica dipendente da Loppiano. All'altare di destra la Santissima Trinita' (19) di Agostino Melissi, pittore di scuola fiorentina del Seicento, allievo del Bilivert; all'altare a sinistra una Madonna che dona il Rosario a San Domenico e Santa Caterina da Siena, circondata dai Misteri del Rosario (20), del XVII secolo.

Nel coro alla parete destra affresco staccato trecentesco a finto trittico con Madonna e santi. (21) e' soprattutto degno di nota il dipinto all'altare maggiore, di scuola fiorentina del primo decennio del secolo XVI con la Madonna, il Bambino, i santi Pietro, Paolo, Girolamo e Francesco (22), di incerta attribuzione (gia' attribuito a Bugiardini e Mariotto Albertinelli), collocabile fra Piero di Cosimo e Lorenzo di Credi. Si noti la bellezza del paesaggio, con desunzioni fiamminghe e dureriane, e il libro aperto presso il San Francesco, che ha un testo devozionale che ci riporta al clima della spiritualita' "osservante" fiorentina al tempo del Savonarola e nei decenni successivi.
 

Ponte agli Stolli

Prendendo la strada in direzione di Ponte agli Stolli, nel convento dei Serviti alla Poggerina, si puo' vedere una Crocefissione, terracotta di Giovanni della Robbia.
 

Villa di San Cerbone

Tornati a Figline, si prenda la statale in direzione Arezzo costeggiando le mura e, piegando a destra, si raggiunge subito il viale che da' accesso all'Ospedale Serristori, che ha sede nella villa di San Cerbone. Qui nel XIV secolo fu edificato un castello dai Franzesi della Foresta, un casato diviso in due rami, i Figlinesi e i Franzesi, questi ultimi commercianti privilegiati da Filippo il Bello re di Francia (da cui il nome), che possedevano circa 700 case e vari castelli nei dintorni di Figline, fra cui il castello di Pian Franzese, distrutto recentemente per far posto alle miniere di lignite, quello di Cesto, di cui rimangono i ruderi, e quello, poi dei Domenichi, sopra Cavriglia.

La villa di San Cerbone, come informa un'iscrizione, " appartenuta nel secolo XVI a Giovanni Serristori e come dote della figlia Costanza passata in proprieta' dei Salviati... " e' passata attraverso varie proprieta' (Raffaello Lambruschini, 1782-1872, vi fondo' una scuola esemplare e vi scrisse vari trattati di pedagogia), finche', riacquistata da Umberto Serristori nel 1890 divenne la nuova sede dello spedale.

La facciata del primo Seicento da' ingresso a un corridoio dove numerose lapidi ricordano i visitatori illustri della villa. A destra si accede alla cappella. All'altare Annunciazione (23) del Cigoli, commissione dei Serristori per la cappella di San Francesco dell'ospedale, fra le sue prime opere documentate, del 1580, al tempo degli affreschi del chiostro grande di Santa Maria Novella. Vi si nota il superamento della "maniera" vasariana e della stessa "riforma" di Santi di Tito, e l'orientamento verso le novita' del Barocci. Ai lati San Filippo Neri in orazione davanti alla Madonna (24) e Transito di San Giuseppe (25), tele del 1690 di Niccolo' Lapi.

Il cortile quattrocentesco ha belle colonne con capitelli arcaizzanti, alcuni dei quali presentano il raro motivo di conchiglie e foglie sovrapposte. Nel refettorio del convento Ultima Cena, comprata nel 1691 con un'attribuzione a Giorgio Vasari. e' infatti una variante dell'analogo soggetto dipinto dal Poppi, quando era nella bottega del Vasari, nella predella della pala d'altare di Boscomarengo (Alessandria). e' stata proposta un'attribuzione a Jacopo Zucchi, allievo del Vasari, ma dopo il restauro il dipinto ha rivelato una qualita' tale che si e' tornati ad assegnarlo al Vasari stesso .

Si possono visitare gli interessanti locali della farmacia (rivolgersi all'ufficio cultura del Comune di Figline), con una ricca raccolta di vasi (28) dei secoli XVI-XIX, in maiolica (29), e vetri (30) dei secoli XVIII-XIX, e dove sono anche conservati alcuni dipinti. Notevoli soprattutto la Testa del Redentore (31) di Matteo Rosselli del 1640 circa, con forte influsso reniano, e la tavola detta di Ser Ristoro, che reca la data 1399, con la Madonna in trono col Bambino fra angeli.(32) In basso e' la scritta "Ave Maria Gratia Plena ", che si riferisce invece all'Annunciazione: a questa era infatti dedicato l'ospedale.

La data Ottobre 1399 non si riferisce necessariamente all'esecuzione del dipinto ma all'istituzione dell'ospedale, voluta nel testamento, onde a ragione quest'opera e' detta "Madonna di Ser Ristoro ", come recita un'iscrizione ottocentesca. La tavola potrebbe anche essere stata dipinta un poco piu' tardi. Se la composizione deriva dall'illustre prototipo della Madonna di Or San Michele di Bernardo Daddi (nel 1541 e' infatti citata nel dormitorio una "Santa Maria de l'orto"), lo stile riflette Agnolo Gaddi e il gotico "internazionale" di Valencia, presente in Toscana fra l'altro per le opere del "Maestro del Bambino Vispo", che si tende ad identificare con Gherardo Starnina (pittore che secondo il Vasari torno' dalla Spagna nel 1408). Sulla base di questa commistione di caratteri agnoleschi ed iberici al "Maestro del 1399" sono state attribuite altre opere.
 

Scampata

Usciti da Figline in direzione di Gaville, si arriva a Scampata, la cui chiesa di San Bartolomeo, di origine romanica ma poi rifatta, e' sul colle a destra, abbandonata. Da questa chiesa proviene una Madonna col Bambino (33) di Ugolino di Nerio, circa 1320, oggi conservata nella chiesa moderna, a sinistra della strada, alla parete destra.
 

Gaville

Si prosegue in una zona verdeggiante verso Gaville. Passato il paese, si raggiunge la pieve romanica, della quale si vede da prima il retro absidato, fiancheggiata da campanile dell'XI o primo XII secolo. La pieve, dedicata a San Romolo, patrono di Fiesole, era nel secolo XI a capo di un vasto plebanato, di cui faceva parte la stessa Figline. Malgrado l'esistenza di una tradizione infondata che attribuisce alla contessa Matilde di Canossa la fondazione della chiesa, l'edificio attuale e' databile alla meta' e oltre del XII secolo ed e' strettamente confrontabile con le pievi coeve site sulla strada dei "Setteponti" (vedi itinerario 2).

L'esterno, da dove i restauri hanno eliminato un portico settecentesco, appare oggi privo di ornamenti (a parte un resto di intreccio prossimo alla consunzione nella ghiera dell'arco sul portale), reso armonico dal regolare parato lapideo, tipico per il XII secolo. L'interno, a tre navate, ha bei capitelli del tipo valdarnese-casentinese, alcuni dei quali lasciati parzialmente grezzi, probabilmente con l'intenzione di terminarli apre's la pose. Nella chiesa, il cui paramento murario interno prima dei restauri era intonacato, si trovano altari in pietra serena del CinqueSeicento e altre tracce dell'aspetto ben piu' ricco che l'ambiente doveva avere. All'altare di sinistra Annunciazione (35) di scuola fiorentina verso il 1500, confrontabile con quella di pieve a Pitiana (vedi prossimo itinerario).

Un dipinto quattrocentesco di San Cristoforo (36), recentemente restaurato, attribuito a Bicci di Lorenzo, e' provvisoriamente depositato altrove. Per una porta in fondo alla navata destra si esce in un pittoresco cortile e, scendendo una scala, si puo' visitare la cripta, quadrata con sostegni centrali, sita sotto il presbiterio della chiesa, ma con quello oggi non in diretta comunicazione. Accanto alla pieve, in un edificio "restaurato" si trova un interessante "museo della civilta' contadina".

La raccolta (in via di riordinamento) comprende oggetti in uso nelle campagne fino a pochi decenni fa e da' un'idea del vecchio mondo rurale, in cui per ogni attivita' c'erano appositi strumenti, spesso di antichissima origine. Il pezzo piu' monumentale, attorno al quale e' nato il museo, e' un frantoio per le olive.
 

Sant'Andrea a Ripalta

Tornati a Figline, prendendo la statale in direzione di San Giovanni, in localita' Restone, presso un cimitero si pieghi a destra per una stradina che conduce a Sant'Andrea a Ripalta . Nell'antica chiesa, che si presenta oggi in un gradevole aspetto settecentesco ingentilito da stucchi, all'altar maggiore e' un notevole trittico datato 1436 di Andrea di Giusto, con Madonna, Bambino, re Magi e santi. (37) Nella predella Storie di Sant'Andrea con desunzioni masaccesche. Si noti anche l'intatta carpenteria tardogotica della pala.


Fonte by Comune di Figline Valdarno

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