Castello di Brolio

Itinerari lorenesi

L'itinerario corrisponde attualmente alla strada statale 222 Chiantigiana che congiunge Firenze e Siena, con brevi specifiche deviazioni per i due importanti centri storici di Impruneta e Radda in Chianti

 La strada si snoda, passando per i Comuni di Greve, Radda, Gaiole, Castellina e Castelnuovo Berardenga, attraverso la campagna toscana più celebre al mondo, il Chianti, che da circa due secoli costituisce una delle regioni vitivinicole più importanti d'Italia: infatti, iniziata la coltivazione dei vitigni del Chianti ‘moderno’ in età lorenese, a cavallo fra XVIII e XIX secolo, fin dagli anni venti del XX secolo fu legalizzata come area di produzione del Consorzio Chianti Classico/Gallo Nero.

L'attuale centralità del Chianti non aveva corrispondenza alcuna prima degli anni trenta e quaranta del XIX secolo, quando il governo lorenese – grazie anche alle istanze del barone Bettino Ricasoli che in quel periodo, insediatosi come proprietario imprenditore e agronomo nella sua fattoria di Brolio, stava "inventando" la formula del vino Chianti – rese rotabili buona parte delle vie mulattiere che mal congiungevano Firenze e Siena: è proprio con il venir meno del plurisecolare isolamento che si crearono le premesse del grandioso sviluppo dell'agricoltura (specialmente della viticoltura) chiantigiana nella restante parte del secolo e in quello successivo. Fino ad allora, infatti, l'assenza di strade percorribili con mezzi a ruota aveva gravemente penalizzato l'agricoltura del Chianti.

E ciò, nonostante le riforme leopoldine che – con il liberismo economico e con la soppressione di enti ecclesiastici e ospedalieri e l'espropriazione e la vendita di ingenti quantità di beni fondiari appartenenti a tali enti (come ad esempio la fattoria di Panzano dell'ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova e la fattoria di Volpaia della locale Commenda di Sant'Eufrosino) – produssero il notevole potenziamento della borghesia terriera locale e più in generale della maglia dell'appoderamento e dei seminativi arborati a spese del bosco e dell'incolto.

Cosa che generò di fatto l’attuale, caratteristico paesaggio agrario chiantigiano il quale, sebbene comunemente appaia alla sensibilità attuale come una costante ‘senza tempo’ di questo pittoresco comprensorio, risulta invece storicamente datare a non più di un paio di secoli: essendo in realtà l’aspetto del Chianti in età medievale, rinascimentale o barocca ben differente e assai più selvatico e ‘abbandonato’ di quello odierno (frutto di una vera e propria invenzione del paesaggio).
 

Non tralasciare di fermarti a Greve in Chianti, che prende il nome dal fiume che la attraversa, è il capoluogo della zona del vino Chianti Classico, sede della più grande fiera enologica del Chianti, che ha luogo ogni settembre. È il centro commerciale della zona degli agriturismi del Chianti, che si estende tutt'attorno. Alla fine del medioevo, Greve si sviluppò sul piatto fondovalle del Greve come mercato per i villaggi fortificati, i castelli e le fattorie che si trovavano sui poggi circostanti.

Nel 1325 venne rasa al suolo dal fuoco di Castruccio Castracani, duca di Lucca. Nonostante ciò, si espanse notevolmente durante i secoli XIV e XV e, dopo l'unificazione d'Italia, divenne il più importante centro del Chianti. La ricostruita chiesa di Santa Croce, che ospita alcuni bei dipinti della scuola di Fra' Angelico, si trova nella parte alta dell'asimmetrica piazza principale, Piazza Matteotti.

In documenti d'epoca, la piazza originale appare quadrata ma, con il tempo, vi si sovrapposero edifici, portici e logge finché non assunse l'attuale forma triangolare, con una punta rivolta verso la facciata neoclassica di Santa Croce. Su un lato della piazza si erge la statua dell'esploratore Giovanni da Verrazzano (scritto anche "Verrazano") che scoprì la baia di Nuova York. Una casa della famiglia di Amerigo Vespucci si trova nella vicina Montefioralle.

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