Vino

Itinerari del sapore nella Provincia di Siena

Montepulciano, Trequanda, Pienza: tre colori da seguire

Rosso
Il rosso rubino è il colore del vino Nobile di Montepulciano, ma è anche il colore del sangue, il sangue della terra. Montepulciano è vicina, confinante, a pochi minuti di strada; Montepulciano è lassù, arroccata sulla collina più alta tra quelle che dominano la Val di Chiana.
Ai suoi piedi una distesa sterminata di vigneti che ne rappresentano l?identità più profonda al pari dei suoi monumenti, delle sue chiese, dei suoi palazzi, di quella piazza bellissima, che segna i confini tra la città e il suo cielo.
Vino color di sangue, abbiamo detto, e questo sangue sembra davvero scorrere nelle viscere di Montepulciano attraverso arterie di pietra che sono cantine monumentali in uso da secoli.
Solo queste, anche se non contenessero quel tesoro inestimabile che invece custodiscono gelosamente, varrebbero una visita.
Ma chi entra in questi dedali, dove insieme al profumo del vino si respira quello stesso della storia e della tradizione, non potrà negarsi un assaggio, un sorso di sapere antico, un bicchiere di Vino Nobile di Montepulciano; il primo in Italia ad essersi potuto fregiare del prestigioso marchio Docg.

Giallo
Giallo come l?oro, il metallo prezioso per antonomasia; è un caso che sia anche il colore dell?olio extra vergine d?oliva di Trequanda?
La cittadina è isolata nel mezzo di una campagna lontana dalle strade e dai rumori, ché qui non hanno bisogno di niente: c?è già tutto quello che serve per vivere a lungo e in serenità.
Per arrivarci un piccolo sacrificio fatto di una trentina di chilometri da trascorrere scalando piccole colline e affrontando curve e controcurve.
Ma ne vale la pena.
Un?occhiata alla piazzetta, che sa tanto di sabato del villaggio toscano, e alla pieve dall?insolita facciata di conci bianconeri e poi via, alla ricerca di un poco di quell?olio.
Qui le olive ancora si ?brucano? a mano, delicatamente; la pianta non deve soffrire percosse e scuotimenti; i frutti men che meno.
E poco importano la fatica, il tempo ? che a Trequanda ha un valore molto diverso che altrove ? i disagi.
No, qui l?olio si fa ancora così, come una volta; anche se oggi lo dicono tutti, moderni pinocchi al servizio di un mercato senza scrupoli.
Scoprite da soli chi dice la verità: per farlo vi basterà un pezzo di pane e un filo di quell?oro che qui cresce sugli alberi d?olivo.

Bianco
bianco latte... bianco panna... Bianco ?cacio?, dicono invece a Pienza, la città-sogno sognata dal Papa umanista Pio II, figlio riconoscente di questo, che era solo un povero villaggio e ora è invece una piccola bomboniera architettonica con vista privilegiata sulla val d?Orcia.
Ma torniamo al cacio, una parola condannata al disuso da mille sinonimi moderni che ci parlano di ?formaggi light?, di ?creme di formaggio? e di tante altre alchimie che vacche e pecore hanno visto solo da lontano.
Il cacio pecorino di Pienza ? quanta poca fantasia! ? ha un solo ingrediente: il latte di pecora.
Che poi partendo da quest?unica componente si tragga un formaggio dalle mille sfumature organolettiche, è un altro discorso.
Dipende da tanti fattori: dal periodo dell?anno, perché l?erba dei prati non è sempre uguale; dalla stagionatura, perché lo trovate fresco, stagionato o addirittura invecchiato come una bottiglia di buon vino; dal tipo di lavorazione, perché può essere al naturale, conservato nelle foglie di noci, nella crusca, nella cenere e mille altri modi.
E ogni volta un sapore diverso, particolare, sapido o delicato, deciso e profumato, con un unico denominatore: il sapore inimitabile.
E sì che ci hanno provato in tanti....

(A cura dell'APT Chianciano Terme - Val di Chiana)

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