In Valtiberina fra pievi e castelli: un itinerario culturale affascinante

Storia e religione si intrecciano nel paesaggio

Seguire le tracce del passato della Valtiberina toscana, visitando castelli, pievi e monasteri: un itinerario affascinante ricco di storia e cultura. I castelli ancora in piedi sono sei, alcuni integri ed abitati, altri in cui si notano i segni dal tempo. Si trovano tutti nella riva sinistra del torrente Sovara, nei pressi di Anghiari. Pievi e monasteri sono invece più diffusi su tutto il territorio, anche se la maggior parte è collocata tra Anghiari e Caprese Michelangelo. Questi edifici storici non si trovano nei centri urbani principali, ma spesso sono custodi di una collina o di una montagna, luoghi oggi quasi disabitati che, con le loro storie da raccontare, rappresentano importanti testimonianze dei tempi passati.

Il Castello di Montauto ad esempio è stato uno dei più potenti tra quelli situati tra Anghiari e Caprese Michelangelo. Oggi è ancora di proprietà dei conti Barbolani di Montauto e presenta una bella struttura ricostruita nel periodo rinascimentale, ma il luogo ha avuto ruoli e aspetti ben diversi nell’arco dei secoli. Prima del castello sembra infatti che vi fosse un’antica torre di avvistamento romano-bizantina, mentre il primo documento che attesta l’esistenza di una costruzione in questo luogo risale al 967 quando l’imperatore del Sacro Romano Impero, Ottone I, confermò questi possedimenti al suo feudatario Goffredo di Ildebrando. Il castello però sembra abbia avuto origine tra il 1170 e il 1180, che abbia avuto tre cinte murarie e un possente corpo centrale dotato di mastio. Così probabilmente lo ha conosciuto San Francesco, che lo frequentava nei suoi pellegrinaggi durante i suoi spostamenti dal Santuario della Verna. Si narra addirittura che il Santo abbia lasciato qui un suo saio poi trafugato nel 1503 dai fiorentini, che presero il castello con l’inganno e portarono via la preziosa reliquia.

Sulla destra del torrente Sovara c’era un sistema di fortificazioni, fin dall’epoca dei Longobardi, che comprendeva i castelli di Galbino, Pianettole e Verrazzano, così come il castrum di Toppole, posti a pochi chilometri l’uno dall’altro. A Pianettole è ancora oggi visibile la struttura del fortilizio medievale con la torre che presenta solai in legno e un camino a piano terra. Anche il castrum di Toppole sembra fosse dotato di castello, poiché, nel 1142, se ne segnala il passaggio ai Frati Camaldolesi che a lungo influenzarono la cultura, l’arte e la politica di buona parte della Valtiberina.

Vicino a Toppole, percorrendo una strada sterrata, si può raggiungere Badia San Veriano, importante pieve romanica nei pressi della quale, con una breve passeggiata, si può godere di una veduta panoramica sulla Valtiberina veramente straordinaria. Le pievi romaniche, talvolta di origine paleocristiana, in questa parte della Valtiberina sono ancora numerose, anche se, purtroppo, non sempre visitabili.

Tra queste testimonianze di grande fascino, spicca la Pieve di Santa Maria alla Sovara (VIII-IX secolo), un edificio preromanico a tre absidi ubicato a poca distanza da Anghiari, sulla strada che conduce ad Arezzo (via Libbia). L’influenza dei Camaldolesi sull’impianto della chiesa (XI-XII secolo) è documentato, all’interno, dalla torre che un tempo aggettava sulla parte centrale della facciata, denunciando un forte influsso francese, che ricorre anche nella piccola Pieve di Santa Maria a Corsano (San Leo di Anghiari), dove si può osservare un prestigioso affresco del XIV secolo con la Madonna del latte.

Per la strada che da Anghiari conduce a Caprese Michelangelo è posta invece la Pieve di Santa Maria a Micciano. Chiesa battesimale in epoca paleocristiana e successivamente, dopo la proprietà dei conti di Galbino, di giurisdizione camaldolese. All’interno sono conservati frammenti di sculture altomedievali, tracce di affreschi del XIV secolo, una tela attribuita al pittore aretino Niccolò Soggi (Madonna col Bambino tra i Santi Pietro e Girolamo) e la tavola con l’Assunta riferita a Giovan Battista Naldini. Più semplice nell’impianto la Pieve di San Cassiano (Caprese Michelangelo), che risulta già edificata nel 1061 in prossimità dell’antica via Ariminensis che collegava Arezzo e Rimini. A Sestino, l’antica Pieve di San Pancrazio ha un’elegante cripta, di chiara matrice ravennate, conservata all’interno della nuova chiesa edificata nel 1784 dopo un forte terremoto. All’interno meritano particolare attenzione: il cippo romano con dedica al Genius Curiae (374 d.C.), frammenti scultorei di epoca altomedievale e le due Croci di scuola giottesca.

Nell’Alta Val Marecchia, a Badia Tedalda, centro ubicato lungo l’antica via Ariminensis, si può vedere l’abbazia di San Michele Arcangelo, una costruzione a navata unica e torre campanaria che si innesta sull’abside: qui spiccano le belle terracotte robbiane di Benedetto e Santi Buglioli.Tra le Badie di fondazione camaldolese ricordiamo quella di San Bartolomeo ad Anghiari ricostruita nel 1359 e ampliata nel 1447 dove è conservata la preziosa scultura lignea con Madonna e Bambino attribuita a Tino da Camaino (1317 ca.), San Bartolomeo a Succastelli (XI secolo) ubicata tra Sansepolcro e Pieve Santo Stefano, San Martino a Tifi e Santa Maria a Dicciano (Caprese Michelangelo), quest’ultima interamente ricostruita tra il 1887 e il 1897. Ad Anghiari si trova anche la chiesa di Santo Stefano, d’impianto altomedievale (VII - VIII sec.) che presenta caratteri d’influenza bizantino-ravennate.

Alcuni luoghi di grande spiritualità possono essere raggiunti partendo da Pieve Santo Stefano: l’Eremo della Madonna del Faggio (XVI secolo) e l’Eremo di Cerbaiolo, quest’ultimo, di origine benedettina, è stato successivamente donato a San Francesco. Questo piccolo eremo, luogo di pace e silenzio costruito tra le rocce ad imitazione del più famoso santuario della Verna, è stato distrutto dai tedeschi in ritirata nel 1944 e interamente ricostruito ad opera dell’unica suora che ancora oggi lo abita.
A sette chilometri da Sansepolcro, su una collina romita i Camaldolesi costruirono nel 1192 l’Eremo di Montecasale, con un ospedale e un ospizio, meta di pellegrini e viandanti. Per iniziativa del vescovo di Città di Castello, il complesso fu donato a San Francesco, che vi soggiornò nel 1213 e nel 1224.

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L'Alta valle del Tevere, o Valtiberina, è il lembo più orientale della Toscana e trae il nome dal fiume che l'attraversa in tutta la sua lunghezza, fino al confine con l'Umbria. ...
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