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Un viaggio tra colline, vigneti e oliveti, sulle tracce del grande poeta

Alla scoperta del Parco Letterario di Giosuè Carducci

Marta Mancini by Marta Mancini
“ Quel tratto della Maremma che va da Cecina a San Vincenzo, è il cerchio della mia fanciullezza… Ivi vissi, o, per meglio dire, errai, dal 1838 all’Aprile del 1849.” Giosue Carducci, Lettere

C’è poco altro da aggiungere: per noi toscani, citare Carducci equivale a raccontare quella striscia di terra del Livornese: quei viali di cipressi, l’aria salmastra, la campagna dorata. Non ci stupisce che il grande poeta abbia spesso ambientato le sue opere a Castagneto Carducci e dintorni. Per questo, il territorio è un vero e proprio Parco Letterario. 

Cosa sono i Parchi Letterari?

Sono territori caratterizzati da diverse combinazioni di elementi naturali e umani che illustrano l'evoluzione delle comunità locali attraverso la letteratura. Molte delle più celebri opere letterarie e poetiche, ambientate in luoghi reali legati alla vita o alle vicende di un autore, offrono un metodo originale di interpretazione del territorio.

Il Parco Carducci
Castagneto Carducci
Castagneto Carducci

Nel nostro caso, uno dei luoghi che fa parte di questo itinerario dedicato a Carducci è la Casa di Castagneto, che ospitò la sua famiglia dal 1848 al 1849 e che per sempre rimase nel cuore all’autore. Nel 1838 giunse a Bolgheri il dottor Michele Carducci con la famiglia: una decina d'anni di aperta sfida ai tre poteri dominanti dell'epoca, "la chiesa, il Granduca, il conte". Ancora oggi nel paesino si ritrovano testimonianze del vissuto della famiglia Carducci: largo "bionda Maria", cimitero di nonna Lucia. Un altro elemento del luogo che ha caratterizzato l’opera di Carducci è sicuramente il vino, compagno di sgambate e ribotte con gli amici di Castagneto.

Bolgheri, la strada dei cipressi
Bolgheri, la strada dei cipressi - Credit: Stutterstock.com / StevanZZ

La sua collaborazione alla "Cronaca Bizantina" veniva pagata con barili di Vernaccia; una targa murata di fronte ad un'osteria di Desensano del Garda recitava: "Qui Giosue Carducci, nei mesi di luglio e ottobre degli anni 1882-85, spesso libero da scocciatori, per sedare l'ardore dello spirito, per sciogliere l'amaro degli affanni, per temprare il vigore e la grazia; ilare e di buon umore attingeva dai vini vigore e grazia".

Parlando ancora delle preferenze culinarie del Carducci, possiamo constatare la sua grande passione per i tordi, per il pesce fritto o le fettuccine con l'abbacchio. Appassionato cacciatore, Carducci descrive la preparazione dei merli per i crostini: “Furono messi in fusione quindici merli, con cipolla, odori, olive e funghi rinvenuti, grappa e aceto. Poi furon manipolati con salvia e ramerino, arroselliti in olio con metà rigaglie, spruzzati di vino rosso e lasciati cuocere con cincini d’acqua, in fine tritati e impastati con acciughe e panna”.

 

Info: carducciecastagneto.wordpress.com

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