I luoghi del fare: l'artigianato artistico e tradizionale di Arezzo

Terra di artisti e castelli, di paesaggi e colori variegati, Arezzo non smette mai di stupirci: vuoi per le risorse della terra, vuoi per la saggezza popolare o i laboratori degli artigiani. C'è ancora molto da scoprire! A cominciare proprio dalle produzioni artisiche e gastronomiche locali che si tramandano di generazione in generazione. Ecco qualche esempio:

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Ceramiche e creazioni in cotto della Toscana [Photo Credits: Vadi Robi]

La ceramica della Valdichiana La produzione di manufatti ceramici affonda la sue origini nel lontano Medioevo: nata per necessità domestica, diventa in breve tempo anche un interessante motivo artistico e decorativo. Il centro più attivo popolato di vasai e pentolai era Monte San Savino, anche se poi questa antica arte si è espansa in tutta la Valdichiana. A confermare la fama della zona, ogni anno si ripete la Mostra della Ceramica al Museo del Cassero: un'occasione per mostrare le creazioni aretine e confrontarle con le altre collezioni toscane e italiane. Il ferro battuto La presenza di corsi d'acqua per azionare gli ingranaggi delle officine e di foreste da cui ricavare il carbone ha reso il Casentino una terra ideale per la lavorazione del ferro. Al contrario della vallata pistoiese, il ferro non ha mai portato ad un decollo economico rilevante ma, sicuramente, ha fatto sì che si nascesse un popolo di fabbri che ancora oggi trasformano le materie prime in vere opere d'arte.

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La lavorazione artisica del metallo nell'Aretino [Photo Credits: Giuseppe Moscato]

  I mobili Il Casentino è famoso anche per la produzione di mobili di castagno, faggio, rovere, olmo e abete. Qui il legno lo lavorano da sempre, perchè da sempre il bosco rappresenta la prima fonte di risorse. A Pratovecchio si svolge in agosto la Biennale Forme del Legno, una rassegna che vuol proprio salvaguardare questo settore, ma anche il patrimonio ambientale e l'artigianato artistico. L'intreccio di vimini Sono rimasti in pochissimi nell'Alta Valtiberina toscana a intrecciare vimini come si faceva anni fa. Per svolgere questo lavoro infatti servono esperienza e tanta pazienza, a cominciare dalla fase di raccolta degli steli che avviene a febbraio, per finire poi alla sbucciatura, eseguita dopo un periodo di ammollo di due mesi. Esistono vari tipi di intreccio: c'è quella binaria, incrociata oppure a graticcio.

Lavorazioni d'artigianato in oro e metalli preziosi
Lavorazioni d'artigianato in oro e metalli preziosi

L'oro di Arezzo Quando si parla di oro in Toscana - e in particolare di Arezzo - non si può non pensare alla preziosa eredità lasciataci dagli Etruschi.  Questa terra custodisce infatti tecniche e metodi di lavorazione orafa. Da Sansepolcro, Cortona, Pieve Santo Stefano e Anghiari nascono i gioielli più belli e unici al mondo. Due le manifestazioni nate con l'intento di promuovere e valorizzare questa tradizione: OroArezzo, che si tiene ogni anno a primavera, e la Biennale d'Arte Orafa. La pietra serena In tutte le montagne del Casentino, da Montemignaio fino a Serravalle, si incontrano cave di pietra serena. Così ogni paese della vallata vanta le sue dinastie di maestri scalpellini: i Carletti, i Rialti e i Colozzi, i Baldi e i Checcacci.

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Il merletto di Sansepolcro [Photo Credits: Adriana Middelbeck]

Il panno del Casentino Siamo nella seconda metà dell'Ottocento e la famiglia Ricci, proprietaria di lanifici a Stia e Soci, realizza il tradizionale panno casentinese. Il colore rosso-arancione del tessuto diventa portavoce di una grande produzione, molto cara anche ai frati della Verna e ai barrocciai. Il merletto di Sansepolcro A Sansepolcro nasce nel 1900 la prima scuola-laboratorio del merletto ad opera di due sorelle, Adele e Ginna Marcelli. I disegni di questo merletto sono ispirati a motivi floreali e vegetali, anche se oggi possiamo trovare fantasie anche più astratte e concettuali. Nella stessa città si tiene anche la Biennale Internazionale del Merletto, in genere tra settembre e ottobre.

La patata rossa di Cetica Le prime notizie di questo prodotto risalgono agli anni '20 del Novecento, grazie alla testimonianza dello scozzese Red King Edward. La patata rossa è sempre stata indispensabile nella dieta delle popolazioni locali, impiegata principalmente per la preparazione dei tortelli. La leggenda vuole che lo stesso principe di casa Savoia apprezzasse questa prelibatezza, conosciuta nel bel mezzo di un pranzo di lavoro.   Per informazioni su imprese e botteghe: www.artigianiarezzo.it oppure turismo.provincia.arezzo.it

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