Fata turchina

I luoghi collodiani di Sesto Fiorentino

Molti i riferimenti al soggiorno di Carlo Lorenzini nella cittadina alle porte di Firenze

Chi era veramente Mastro Ciliegia? A chi si ispirò Lorenzini per la figura di Geppetto? E quel ragazzaccio di Lucignolo era qualche scavezzacolo con cui ebbe a che fare il celebre narratore? La critica recente ha riproposto (vedi Maria Serena Di Battista su "Microstoria" N° 21), il problema dell’aderenza dei luoghi e personaggi di Pinocchio a luoghi e personaggi reali di Sesto Fiorentino, nel periodo i cui Lorenzini visse nella cittadina alla porte di Firenze. Mastro Ciliegia non sarebbe stato altri che tale Antonio Segoni, fabbricante di bare di via della Petraia, perennemente con il naso arrossato dal bere. Geppetto era invece un falegname suo amico, che veniva chiamato "Polentina" a causa di una vistosa parrucca bionda che copriva pudicamente una grave calvizie. Anche per il Grillo Parlante ci sarebbe stato un personaggio di riferimento: il prete Don Zipoli di Sesto, che nelle sue mansioni di confessore avrebbe suggerito a Lorenzini l’animaletto metafora della coscienza. Venendo ai luoghi collodiani di Firenze Nord non si può non accostare il teatro delle marionette di Peretola, con il teatro itinerante a cui Pinocchio ad un certo punto si aggrega. Forse anche l’Osmannoro, zona ancora molto paludosa all’epoca poteva suggerire il mare in cui Pinocchio incontra il Pescecane. Ma la figura più straordinaria di Sesto Fiorentino che si è voluta associare alla fiaba di Lorenzini è Giovanna Ragionieri, morta alla bella età di 102 anni negli anni Sessanta del Novecento. Giovanissima fu al servizio di Carlo Lorenzini. Fu questa bella ragazza bionda a ispirare la fatina che accoglie amorevolmente Pinocchio dopo l’impiccagione?

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